È sempre più bravo il chitarrista pugliese Ferdinando “Nando” Di Modugno, intelligente e sensibile nelle composizioni, aperto a mille suggestioni e personale nel tocco e nell’esposizione. E, sia detto senza mezzi termini, non è facile per chi ha già raggiunto le sessanta primavere e può vantare una carriera a tutto tondo, che passa dai concerti di musica classica e contemporanea (sia come solista che come membro di orchestre e di ensemble prestigiosi) alle antologie di musica concentrazionaria (quella composta nei campi di prigionia e concentramento tra il 1933 e il 1945) e alla cattedra in Conservatorio, per arrivare a un jazz personale e moderno, che sa essere di volta in volta lirico oppure di ricerca, contaminato oppure progressivo. La sua versatilità e curiosità musicale lo hanno portato a collaborare con musicisti di varia estrazione in mezzo mondo, dall’Europa alla Cina, dal Messico al Brasile.

Il Cercle Magique trio: da sinistra Viz Maurogiovanni, Gianlivio Liberti e Nando Di Modugno

Di Modugno, per questo suo nuovo itinerario, che arriva fino in cielo, verso le costellazioni, verso Libra (titolo dell’album da poco uscito per l’etichetta romana Alfa Music, distribuita da Egea), la bilancia illuminata dalle due stelle Kiffa, si affianca ai due compagni del Cercle Magique Trio: il bassista eclettico di formazione fusion e dalle prestigiose collaborazioni Vincenzo “Viz” Maurogiovanni e il batterista di nascita rockettara ed evoluzione raffinata tra Italia, Francia e Serbia Gianlivio Liberti. Con la schematica formazione a tre aveva già dato alle stampe il riuscitissimo debutto eponimo del 2017, valutato con le 5 stelle top dalla rivista Musica Jazz.

Se, come afferma Liberti, «il guitar trio è una delle formazioni più complesse nel jazz, una formazione in cui i silenzi (non i vuoti) possono e devono pesare altrettanto quanto le parti suonate», possiamo tranquillamente dire che quelli del “cerchio magico” sanno porsi all’altezza dei maggiori talenti internazionali. Citiamo in particolare il loro faro di riferimento Ralph Towner, l’unico chitarrista di cui eseguono i brani (qui Always By Your Side rielaborata sapientemente) e di cui ammirano la ricchezza armonica mai forzata, e il Pat Metheny più ispirato.
Gli altri otto brani vanno dall’apertura To Benjamin, un sensibile assolo di batteria e un crescendo visionario, a Penelope’s Gaze, ancora percussioni e poi il volo dell’acustica sospinto dai ritmi. Dalle due track scritte da Viz, spezzettata e surreale l’una, carica di onde elettriche corroborate dal vivo sax dell’ospite Gaetano Partipilo l’altra, del cui appeal non sarebbe dispiaciuta una replica, a Onir, struggente e lirica dedica al conterraneo chitarrista Rino Arbore, scomparso nel 2021 a soli 62 anni, ancora con un Partipilo in gran forma. Dalle delicate trame di Salgado e With Ease, armonicamente impeccabili e stilisticamente cariche di accordi nebbiosi ed estatici, fino al conclusivo evergreen di Jerome Kern Smoke Gets In Your Eyes, scritto nel 1933 per il musical Roberta e reso celebre dai Platters nel 1958. Purificato da ogni orpello e sospeso in un’aura poetica chiude ottimamente un album carico di suggestioni e di contenuti musicali da centellinare con dedizione, perché incantano in maniera differente a ogni nuovo ascolto.

Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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