Spellbound. Io ti salverò

Il capolavoro psicoanalitico di Hitchcock in sala da domani 4 dicembre

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In questo film del 1945  Hitchcock, che voleva sempre firmare con una presenza i suoi film, esce da un ascensore dell’Empire State Hotel fumando (ai tempi si poteva). All’Empire State Ingrid Bergman è venuta a cercare Gregory Peck. Lei è una psichiatra e Peck si era presentato nella sua clinica come nuovo direttore, il dottor Edwardess, autore di molte pubblicazioni.  In realtà Peck sembra conoscere poco i suoi stessi scritti, è un po’ nevrotico  e ha attacchi di panico quando vede  linee di ogni genere (segni di forchette sulla tovaglia, disegni su tessuti, sci sulla neve, rotaie). Perché?  Infine  si scopre che il dottor Edwardess è stato ucciso e Peck era un suo paziente, non uno psichiatra (trovata usata anche nel film La nona configurazione da William Peter Blatty). Al cinema i pazienti di psichiatria sostituiscono senza problemi i dottori… Ma la Bergman è innamorata e vuole salvare Peck perché, come recita il titolo originale è Spellbound, è “incantata” e persino la locandina gioca con la follia e l’amore con il claim “Il più pazzo amore che abbia mai posseduto una donna”.  Mentre la polizia li bracca e Hitchcock gioca a sfottere tutti i detective del film,  la Bergman porta Peck dal suo antico analista e insegnante, una specie di controfigura di Freud, che voilà decifra un sogno di Peck che per il piacere dei nostri occhi noi vediamo disegnato da Salvador Dalì: in una sola seduta di interpretazione dei sogni il paziente conosce se stesso. Troppo facile? Ma tutto giusto, nonostante i litigi tra Hitchcock e il produttore Selznick (che era in analisi e voleva la sua analista sul set). La musica di Miklos Rosza è insieme romantica e inquietante (usa il theremin). È pur sempre un thriller con una spiegazione di alta cattiveria (se no non sarebbe un Hitchcock) e un suicidio finale con un gesto impossibile ottenuto con un effetto speciale molto, molto artigianale, che Hitchcock spiegò nella sua chiacchierata con Francois Truffaut: una mano gigante per…

 

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