Hanno assistito a un concerto di alto livello espressivo, artistico e culturale gli spettatori che il 20 maggio scorso si trovavano all’Auditorium Modernissimo di Nembro, in provincia di Bergamo. In occasione dell’anno in cui la città dei Mille e Brescia sono capitali italiane della cultura, anche il jazz è stato chiamato a celebrare gli artisti e i personaggi che, dalle due città lombarde, hanno irradiato la loro creatività e le loro gesta su tutto il territorio nazionale e oltre. Gli organizzatori hanno chiamato Claudio Angeleri per comporre le musiche che sono state suonate durante lo show, accompagnate e arricchite dai quadri di Gianni Bergamelli, i testi narrativi di Maurizio Franco e le animazioni danzanti di Adriano Merigo. La registrazione dell’evento è stata pubblicata per i tipi dell’etichetta Dodicilune di Maurizio Bizzochetti, che, insieme al leader, è anche produttore del cd, intitolato Concerto feat. Gianluigi Trovesi.
Angeleri, pianista e architetto bergamasco, ha all’attivo 23 album da titolare e una cinquantina come partner di star del calibro di Bob Mintzer, Charlie Mariano, Bobby Watson, Steve Lacy, ma sicuramente questo è uno dei suoi esiti migliori, grazie anche alla presenza di un gigante del clarinetto come Gianluigi Trovesi (che suonava in casa: è nato a Nembro quasi 80 anni fa). E al supporto di altri quattro solisti di valore assoluto, come i sassofonisti Gabriele Comeglio all’alto e Giulio Visibelli al soprano e i ritmi Marco Esposito al basso elettrico e Matteo Milesi alla batteria.

Otto i brani dell’album, jazz caleidoscopico eppure compatto, sempre con sfaccettature inattese e polivalenti, che attingono dal gospel e il contemporary jazz, dalla musica contemporanea e quella etnica, con un risultato globale che ricorda Charlie Mingus più nella costruzione che nel risultato e Carla Bley più nel risultato che nella costruzione.
L’apertura, dedicata al matematico cinquecentesco bresciano Niccolò Tartaglia, ha sapori dissonanti e momenti complessi, tra intervalli melodici suadenti, duelli flauto/clarinetto e poliritmi inquieti. La successiva Lacrimosa è la preghiera tratta dalla Messa da Requiem, Op. 73 di Gaetano Donizetti, con l’emozionante performance del Golden Guys Choir diretto da Paola Milzani, che poi punteggia vari altri brani.
Arturo, scritta in dedica al grande pianista classico Arturo Benedetti Michelangeli, non può che vedere protagonista il leader, che traccia un percorso di suggestioni e sospensioni dalla rara intensità. La caravaggesca Light And Dark è la terra dei chiaroscuri, delle
sensazioni forti anche quando sono coniugate sottotono, come mostrano il canto di Milzani e le improvvisazioni di Angeleri e Trovesi. All’eroina della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso Armida è ispirato un brano altalenante, che, dopo l’apertura corale, fluttua sugli incroci tra i due sassofoni prima e tra clarinetto e piano poi.
Ermitage, il palazzo pietroburghese che ospita uno dei maggiori musei del mondo, è in parte – il teatro – opera dell’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi, e viene rammentato dal fiammeggiante call and response dell’allegra brigata di musicisti swinganti e brillanti. Atmosfera che si protrae e si articola in Roots, omaggio a Giacomo Costantino Beltrami, l’esploratore che, a inizio Ottocento, raggiunse le sorgenti del Mississippi, iniziando a dare la giusta considerazione alle tribù dei nativi. E anche il brano è un viaggio alla ricerca, un incrocio di culture e di spazi sonori, a volte rincorsa fuori dalle traiettorie usuali altre sguardo disincantato, dall’alto, ironico su un presente sconclusionato. La track conclusiva Ritratti è ispirata alle donne della resistenza; siamo in universo jazzistico che ha il sapore e i colori dell’universalità, del canto collettivo anche quando sono i solisti a prendere il proscenio, della partecipazione, come sottolinea l’ispirato finale.







































