Adagio
di Stefano Sollima
con Pierfrancesco Favino, Toni Servillo, Valerio Mastandrea, Adriano Giannini
C’è un incendio sullo sfondo di Roma di notte, e la corrente elettrica ogni cinque minuti se ne va. L’inferno? Nerone? Il blackout? Piove anche cenere come a Pompei e un ragazzino marchettaro ricattato da carabinieri deviati deve infiltrarsi in una festa per smascherare un onorevole travestito da fatina, pedofilo e spacciatore. Ma già ci sono quattro telecamere nascoste nel baccanale: a che serve la ripresa del cellulare del ragazzino (che peraltro scappa)? A fare un film sui carabinieri cattivissimi che per incastrare l’onorevole vogliono eliminare il ragazzino, figlio del malavitoso Servillo che sembra bollito dalla demenza, mandato dal malavitoso cieco Mastandrea e riviato al malavitoso “bestia” e malato di cancro Favino. Tutti e tre leggendari ultimi esemplari della vecchia delinquenza romana. Il film di genere ritorna, e Sollima è tecnicamente molto bravo, piace anche negli Usa, ma francamente questa caccia all’uomo un po’ in disaccordo con la logica e tutta gridata e dialettale, ma che in certi momenti va molto adagio, ci sembra una specie di dilatazione della scena in cui nel Sol dell’avvenire, il regista Moretti si lamenta con la moglie produttrice di action all’italiana delle scene troppo facili in cui si spara in testa alla gente.






































