Cinema, i magnifici sette del 2023

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Babylon

L’anno che va a concludersi ha dato segnali positivi per il mondo del cinema. Nel primo semestre 2023 nelle sale cinematografiche c’è stato un aumento di pubblico del 54% rispetto allo stesso periodo del 2022. Se poi osserviamo i dati Cinetel di quest’estate, che va dall’11 giugno al 27 agosto 2023, abbiamo addirittura il 40% in più rispetto al triennio 2017/2019, grazie anche ai successi di Barbie e Oppenheimer.

Che piacciano o meno ci sono film che aiutano tantissimo le sale cinematografiche, soprattutto perché molti di questi vengono distribuiti simultaneamente in tutto il mondo, rallentando la pirateria.

I successi dell’anno

In generale il 2023 ha avuto diversi successi commerciali che comprende le due pellicole già citate ma anche Super Mario Bros. – Il film, Guardiani della Galassia Vol. 3, Fast X, Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte Uno e tanti altri.

Al di là degli incassi quest’anno ha visto importanti film d’autore di cui si è parlato tantissimo e hanno conquistato il pubblico cinefilo e la critica: il bellissimo Foglie al vento del maestro Aki Kaurismäki, Gli spiriti dell’isola di Martin McDonagh, Il male non esiste di Ryusuke Hamaguchi, Decision to Leave di Park Chan-wook, Un colpo di fortuna di Woody Allen, il rilancio di Luc Besson con il notevole Dogman e si potrebbe tranquillamente proseguire con diversi titoli interessanti.

Strepitoso per l’Italia il grande successo dell’esordio di Paola Cortellesi dietro la macchina da presa con C’è ancora domani. Un film con una formula accattivante e intelligente capace di attirare un eccezionale volume di pubblico, superando la cifra di 32 milioni di euro.

L’Italia ha anche avuto titoli come Io capitano di Matteo Garrone, già vincitore di 2 importanti premi all’ultima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia e in corsa per i Golden Globes, il film davvero “libero” di Alice Rohrwacher La chimera, Il sol dell’avvenire di Nanni Moretti, Rapito di Marco Bellocchio, Cento domeniche di Antonio Albanese; anche se non tutti hanno avuto molto spazio nelle sale, sono sicuramente film sulla bocca di tutti.

Nella nostra selezione di quest’anno c’è anche un altro film italiano a cui si deve il ritorno di un genere cinematografico che ha fatto grande il nostro cinema nel passato e che si spera possa tornare di nuovo in forma. Non troverete altri titoli importanti, che sono in streaming, come Tetris di Jon S. Baird, Air di Ben Affleck e il grande lavoro fatto da Bradley Cooper per raccontare la vita del direttore d’orchestra e compositore Leonard Bernstein, un mito interpretato dallo stesso Cooper che ha trovato per questo sua biografia diversi produttori d’eccezione, tra i quali Martin Scorsese e Steven Spielberg, e una incredibile protagonista femminile come Carey Mulligan.

Insomma qui sotto ci sono i nostri Magnifici 7 del 2023, come sempre in ordine sparso.

I magnifici sette

Aftersun di Charlotte Wells

Dialoghi ridotti all’osso e apparentemente semplici per questo gioiello della regista scozzese Charlotte Wells, che al suo primo film lascia quasi tutta la narrazione alla forza delle immagini e ai silenzi.

Negli anni ‘90, senza cellulari e Internet, un padre e la figlia undicenne, Calum E Sophie, sono in vacanza in un resort turco. Tra loro c’è un’affinità fantastica e tra le cose non dette li vediamo giocare e divertirsi come due adolescenti e a volte confrontarsi su problematiche più adulte. In entrambi i casi sembrano quasi sempre avere la stessa età.

Calum però nasconde una latente depressione, dovuta in particolare a problemi finanziari e altre mancanze che la regista accenna nei momenti in cui è da solo e immerso nei suoi ricordi. Lo vediamo spesso riflesso negli specchi, in inquadrature sfuggenti o di spalle, mentre Sophie cerca la sua maturità e si confronta con altri giovani turisti. Attraverso dei filmini fatti con una piccola videocamera durante questa vacanza la figlia, ormai in età adulta, rivivrà quei momenti cercando di venire a capo del proprio passato.

La colonna sonora anni ‘90 con Bran Van 3000, Blur, All Saints e Chumbawamba accompagna le giornate dei protagonisti e dà un significato alle loro azioni. In particolare, una versione distorta di Under Pressure dei Queen e David Bowie sottolinea i momenti finali della vacanza e forse delle loro vite insieme.

La poesia di Aftersun rimane impressa grazie alle magnifiche interpretazioni del padre Paul Mescal, che per questo ruolo ha ricevuto una candidatura agli Oscar, e all’esordiente Francesca Corio, che dopo un annuncio di casting sui social è stata scelta tra ottocento aspiranti. Aftersun è del 2022 ma uscito sulla piattaforma Mubi a gennaio 2023.

Aftersun

Babylon di Damien Chazelle

Nei suoi film precedenti Whiplash (2014) e La La Land (2016) il talentoso regista Damien Chazelle ci mostrava tutto il suo amore per la musica e il cinema. Con questo affresco sulla frenesia della Hollywood anni ‘20, quando, il cinema era in bilico tra l’era del muto e l’arrivo dirompente del sonoro, ci porta in un’esperienza cinematografica totale.

Tra feste “infinite”, droga, orge senza limiti e passioni di ogni tipo si intrecciano le storie di un navigato divo del muto, Brad Pitt,  che si scontra con la sua stessa voce nel momento in cui la sente per la prima volta sul grande schermo, una giovane ingenua ma capace attrice, Margot Robbie, vittima del successo e degli eccessi, un assistente di produzione, Diego Calva, che si innamora della donna sbagliata, un trombettista jazz, Jovan Adepo, che non sia adatta alle scelte folli dei dirigenti hollywoodiani e diversi altri assurdi personaggi che si muovono in un mix di situazioni che sembrano arrivare da film di Fellini e di Scorsese, da Boogie Night di Paul Thomas Anderson e da Cantando sotto la pioggia di Vincent Minnelli.

Babylon si può tranquillamente definire un kolossal che ingiustamente non ha avuto il totale consenso della critica e del pubblico, ma che negli anni si ritaglierà sicuramente il suo giusto spazio tra i cinefili, che troveranno nelle scelte del regista la totale passione per tutto il cinema, come mostra nei momenti finali, e ne apprezzeranno la scelta di un racconto dai ritmi frenetici, ma incredibilmente capace di mostrarci i tanti volti di Hollywood.

Gli attori sono tutti bravissimi e azzeccati, ma Margot Robbie è una spanna sopra tutti, in particolare nella scena in cui piange a comando da un occhio solo e quando cerca di recitare mentre sul set non si riesce a gestire la registrazione del suono, mentre l’operatore sta soffocando in un gabbiotto costruito per non far sentire il rumore della macchina da presa.

È uscito nelle sale americane a dicembre 2022 e in Italia a gennaio 2023.

Babylon

Tár di Todd Field

Film difficilmente classificabile. che ha fatto discutere già dalla sua anteprima alla 72° Mostra del Cinema di Venezia nel 2022. Il regista ci mostra una storia piena di incertezze morali che ognuno di noi può valutare in base alla propria sensibilità.

C’è una meravigliosa scena in particolare, che in seguito si dimostrerà fondamentale per la storia, dove la potentissima direttrice d’orchestra Lydia Tár, durante una lezione nella famosa scuola Julliard, umilia davanti agli altri studenti un ragazzo che ritiene Johann Sebastian Bach un misogino. Un momento che da una parte rivendica la genialità di un grande compositore come Bach, ma dall’altra sottolinea la quasi “aggressione” nei confronti di uno studente che cerca di far valere le sue idee.

La protagonista non risulta mai essere empatica e si vede capace di distruggere senza esitazione chi ostacola le sue ambizioni, approfittando del suo potere tra le stesse persone che l’hanno portata sul piedistallo più alto.

In una Berlino fredda, circondata da grandi edifici e ambienti maestosi, si muove questo personaggio che comunque ci attrae davvero per la sua totale devozione verso una sola cosa, la musica. La musica che diventa viva sotto la sua direzione.

Oltre alla sceneggiatura e alla tecnica, c’è l’interpretazione magistrale di Cate Blanchett, unica attrice al mondo in grado di portare in scena Lydia Tár. Così ha giustamente detto il regista Todd Field, dichiarando che non avrebbe mai realizzato il film senza di lei. Un regista che ha diretto in 21 anni solo 3 produzioni: In The Bedroom (2001), Little Children (2006) e questo prezioso gioiello, che ha anche scritto basandosi su lunghi studi sul mondo della musica classica e su tutto quello che gli gravita attorno.

Tár è un film pieno di sfumature, incentrate su un personaggio che inizialmente viene presentato in situazioni di normalità come una corsa al parco, un tragitto in auto, un’insonnia dovuta a rumori forse inesistenti, e che man mano aumentano il ritmo verso una caduta vertiginosa e un finale spiazzante e geniale, dove quello che importa è solo l’arte nelle sue svariate e bizzarre forme.

Tár è anche un film concettualmente fuori dal contesto culturale che stiamo vivendo in questi anni ed è forse anche questo il motivo del suo essere speciale.

È uscito nelle sale italiane nel febbraio 2023.

Tár

Oppenheimer di Christopher Nolan

Sui cartelloni pubblicitari di Oppenheimer si poteva leggere «scritto per il cinema e diretto da Christopher Nolan». Da una parte un invito a vederlo in sala e dall’altra la sottolineatura di Nolan che il cinema rimane il luogo principale dove vedere i film.

In effetti questa sua ultima opera è davvero concepita per essere goduta appieno sul grande schermo, con immagini potenti, suono coinvolgente e una cura maniacale per ogni dettaglio visivo. Nel dirigere la sua prima storia biografica il regista ci racconta la vita dell’uomo che sostanzialmente ha inventato l’arma di distruzione più famosa di sempre, con le sue ambiguità e la sua devozione per un lavoro che gli stravolgerà ogni rapporto umano.

Robert Oppenheimer venne prima osannato per il suo operato, che dimostrò quanto potente e imbattibile era l’America, e poi abbandonato ai fantasmi della sua mente e ai rimorsi. Un leader che pur non avendo grandi capacità matematiche fu capace di mettere insieme un team di menti geniali che lo aiutarono nella sua “visione”.

Nolan non giudica e volutamente non mostra le esplosioni di Hiroshima e Nagasaki, ma solo il famoso primo test della bomba nel momento clou della storia, mettendo in luce le sfaccettature del suo protagonista e non le conseguenze atroci del suo progetto. Diviso in tre piani temporali, un po’ meno labirintici del solito, Nolan lascia al volto inquieto di Cillian Murphy il peso del personaggio principale, riuscendo magnificamente a portarci nel vortice dei drammi, delle passioni amorose e nell’umiliazione di un lungo processo che Oppenheimer affrontò soprattutto a causa del suo machiavellico antagonista, il viscido politico Lewis Strauss, interpretato da un perfetto Robert Downey Jr.

Il resto del cast non è comunque da meno e tra le tante star presenti meritano sicuramente attenzione Emily Blunt nel ruolo della moglie Kitty Oppenheimer, il sempre bravo Josh Hartnett e Matt Damon nel ruolo del generale Leslie Groves, su cui già nel 1989 dedicarono un film, che riguardava lo stesso argomento, dal titolo L’ombra di mille soli, interpretato da Paul Newman. Applausi a parte merita Florence Pugh nel ruolo dell’amante passionale e depressa a cui Nolan affida le prime sequenze di sesso nella sua carriera da regista.

Se purtroppo non l’avete visto al cinema, recuperatelo mettendo al massimo il volume.

Oppenheimer

Anatomia di una caduta di Justin Triet

In uno chalet di montagna vive una coppia. Lei è una scrittrice famosa, lui voleva eguagliarla, ma non c’è riuscito. Il corpo del marito viene trovato esamine sulla neve. Forse è caduto dalla finestra. La prima indiziata è proprio la moglie e l’unico che in qualche modo può testimoniare il rapporto conflittuale dei genitori è il figlio ipovedente, i cui ricordi non sono lucidi e forse nemmeno affidabili.

Quello che fa la regista francese Justin Triet, vincitrice con questo film della Palma d’oro al Festival di Cannes, è portarci nei meandri di un rapporto di coppia e alla sua inevitabile “caduta”. Dapprima introducendo, con una serie di foto nei titoli di testa, l’evolversi negli anni dei personaggi principali e proseguendo poi con una minuziosa analisi dei fatti avvenuti nella casa e un lungo e dettagliato processo all’unica accusata.

L’individualismo, il ribaltamento nei ruoli tradizionali della coppia, il successo e la conseguente distruttiva gelosia e umiliazione, sono solo alcuni dei veri temi trattati in Anatomia di una caduta e tra possibili varianti di una verità, che alla fine non è così importante conoscere, si alternano flashback e ricordi.

La protagonista sotto accusa, che sembra a tratti distaccata e anaffettiva, è una tedesca che parla inglese, ma è costretta, durante il processo, a rapportarsi con il giudice e gli avvocati solo in francese. Il tutto crea un ulteriore stato di incomunicabilità tra i vari personaggi coinvolti negli eventi.

La bravissima Sandra Hüller interpreta la scrittrice protagonista Sandra Voyter, non a caso il nome è lo stesso, ed ha già vinto meritatamente il premio come miglior attrice all’European Film Award ed è candidata anche ai prossimi Golden Globes. Sarà soprattutto di lei, al di là dell’indiscutibile successo del film, che si sentirà parlare nei prossimi anni e sicuramente la vedremo in grosse produzioni internazionali.

Se potete recuperate Anatomia di una caduta in lingua originale.

Anatomia di una caduta

L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano

Erano davvero almeno 20 anni che non si vedeva un vero poliziesco all’Italiana di livello come L’ultima notte di Amore. Qui davvero c’è una forte base di polizziotesco nello stile di Fernando Di Leo come Milano calibro 9 e La mala ordina, ma anche tanto di quel noir francese tipico del maestro Jean-Pierre Melville.

In mezzo a questo c’è un mondo assolutamente credibile che ci racconta di un uomo, il poliziotto quasi in pensione Franco Amore, immerso nella normale quotidianità familiare e lavorativa, che ad un certo punto si ritrova coinvolto in tutto quello che aveva sempre cercato di evitare. Sì, perché Amore è un poliziotto ordinario, non ha la stoffa dell’eroe e nella sua carriera non ha mai ucciso nessuno. Ha cercato sempre di tenere tutto sotto controllo, ma durante un lavoro fatto fuori servizio si ritrova coinvolto in un intreccio fatto di morte, inganni, mafia e corruzione, tutto in una sola notte.

Andrea Di Stefano ha recitato per anni nel cinema e in Tv e da regista ha iniziato subito a livello internazionale dirigendo Escobar (2014), con Benicio del Toro, e il notevole The Informer – Tre secondi per sopravvivere, con Joel Kinnaman, Rosamund Pike e Clive Owen. Con questo suo terzo lavoro torna in Italia, e per l’esattezza nella scurissima e “malata” Milano, portandosi dietro tutta l’esperienza acquisita coi film precedenti.

Di Stefano si è poi preparato tantissimo con un lungo approfondimento sul lavoro dei poliziotti, e soprattutto sullo stress che spinge al pre-pensionamento, sulla criminalità metropolitana e sulle tradizioni della comunità cinese che ha fornito anche attori e comparse.

Protagonista è la star italiana Pierfrancesco Favino, come sempre perfetto con il suo volto e il suo carisma, che dà credibilità totale ai cambiamenti continui del suo personaggio. Il regista però a un certo punto da ampio spazio alla figura energica e senza freni della moglie di origini calabresi del poliziotto Amore, l’attrice Linda Caridi, che eguaglia in bravura il suo collega Favino.

Funzionale e mai confuso l’utilizzo dei flashback, ottimale l’idea del tunnel come location principale dell’agguato criminale che dà la svolta totale al film, bellissima fotografia di Guido Michelotti e davvero eccezionali le musiche di Santi Pulvirenti, che con le immagini dall’alto della Milano notturna nei titoli di testa danno immediatamente l’idea del “nero” in cui stiamo per immergerci.

L'ultima notte di Amore

Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese

Martin Scorsese ha già dimostrato in molti modi di non essere legato solo a quel mondo criminale che ha portato in scena tante volte dirigendo film meravigliosi come Fuori orario (1985), L’età dell’innocenza (1993), Hugo Cabret (2011) e Silence (2016).

Qui invece trova materiale per il suo talento partendo dal romanzo di David Grann Gli assassini della Terra Rossa. Usando il dramma e il crime racconta una oscura storia americana degli anni ’20, che vede dei ricchi nativi americani, rei di possedere dei terreni stracolmi di petrolio, che vengono uccisi a decine da ingordi bianchi privi di morale.

Questa però è solo la base di una storia lunga 3 ore e mezza e piena di mistero, malvagità, bugie, stragi razziali, indagini e totale mancanza di passione e amore. Scorsese si allontana molto da tutta la parte investigativa presente nel libro e si concentra sulle brutture degli esseri umani e sull’insabbiamento di una storia conosciuta da pochi.

Il ricco e fintamente benevolo William Hale, che in pratica costruisce una rete fatta di omicidi per diventare un ricco petroliere, è interpretato da Robert De Niro, qui al decimo film con Martin Scorsese, che usa camminate e espressioni mefistofeliche e risulta particolarmente viscido quando recita in lingua indiana/siouan.

Lui muove le fila e ammalia con promesse di ricchezza lo stupido nipote Ernest Burkhart che ha il volto “ignorante” di Leonardo DiCaprio, mai visto in un ruolo simile. Un personaggio che l’attore riesce a rendere orripilante con le espressioni facciali e le movenze curve. Un totale antieroe completamente privo di fascino seduttivo di cui è invece immersa la protagonista femminile, Lily Gladstone. Probabilmente sarà la prima nativa americana candidata agli Oscar per questa parte in cui la vediamo trasformarsi da calma e fascinosa a “straziata” dagli eventi e dalla malattia su cui sostanzialmente è centrato anche il ritmo del film.

Killers of The Flower Moon è ambientato in tempi passati, ma mai come ora è incredibilmente attuale. Scorsese lo sa molto bene e come sempre riesce a fare grande Cinema, aggiungendo un altro prezioso tassello alla sua strepitosa filmografia.

Killer of the flower moon

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