Il Festival si apre con la presentazione dei film Do Not Expect Too Much from the End of the World e Green Border
Nato alla vigilia della caduta del Muro di Berlino, il Trieste Film Festival è da oltre trent’anni un osservatorio privilegiato su cinematografie e autori spesso poco noti – se non addirittura sconosciuti – al pubblico italiano, e più in generale a quello “occidentale. Il 19 gennaio la programmazione del Teatro Miela inizia con Do Not Expect Too Much from the End of the World di Radu Jude, una riflessione sul cinismo del capitalismo moderno. Il 23 gennaio sarà invece il Politeama Rossetti ad accogliere il secondo film di apertura del festival, Green Border, Premio Speciale della Giuria all’ultima Mostra di Venezia di una maestra del cinema europeo, la polacca Agnieszka Holland. Un film incentrato sul dramma dei migranti che si affacciano all’Europa (in questo caso dal confine tra Bielorussia e Polonia) cercando disperatamente accoglienza e solidarietà. Anche nel 2024, inoltre, come ormai tradizione, si rinnova la collaborazione tra il Trieste Film Festival e il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI), che ancora una volta ha scelto il palcoscenico del Politeama Rossetti per premiare, all’inizio del nuovo anno, i migliori titoli usciti nelle sale nell’anno appena trascorso. Due i riconoscimenti, al miglior film italiano e al miglior film internazionale: tra gli italiani, a “imporsi” come il più votato nel referendum promosso dal Sindacato tra tutti i propri soci è Rapito di Marco Bellocchio e Pacifiction di Albert Serra, miglior film in assoluto fra tutti quelli distribuiti in sala nel nostro Paese nel corso del 2023.







































