The Holdovers- Lezioni di vita
di Alexander Payne
con Paul Giamatti, Da’Vine Joy Randolph, Dominic Sessa, Carrie Preston, Tate Donovan
Nel 1970, durante le vacanze di Natale, alla Barton Academy nel New England restano i pochi che non tornano a casa: tra questi un giovane maschio bianco ribelle, intelligente ma con famiglia in pezzi, un professore di storia antica esigente, solo, ossessivo, non bello e non amato (Paul Giamatti) e la cuoca nera Da’Vine Joy Randolph, straziata dalla morte del figlio in Vietnam. Ricchi, poveri, perdenti. Il ritratto di una nazione. Sono Holdovers, quelli che restano ( i residui, a essere cattivi): il ragazzo perché c’è disamore in casa, il professore perché è senza donne e senza interessi e viene sempre sacrificato a curare gli studenti, e la cuoca, che non ha nessuna voglia di fare festa. Hanno detto che questo film è il nuovo Attimo fuggente. No. Caso mai è la variante di Scent of a Woman, dove lo studente onesto e squattrinato Chris O’Donnell abbandonato a scuola faceva la sua educazione sentimentale accompagnando il militare cieco Al Pacino. Alexander Payne richiama l’amato Paul Giamatti di Sideways a fare il professore grigio, ligio, scorbutico, perdente e (per via di una malattia) pure con un cattivo odore addosso: come ha detto Giamatti è la prima volta che va al Golden Globe un personaggio il cui sudore puzza di pesce (Trimethylaminuria, disfunzione del metabolismo che ti rende impopolare in società). Dietro la scorza del conservatore indurito c’è un uomo coraggioso, con un passato misterioso, che sa come convogliare le energie dello studente ribelle verso la vita. Ovviamente litigano molto, si strappano la pelle di dosso, ci fanno divertire, si scambiano anche le parti e fanno a gara a chi si batte contro il conformismo a rischio della carriera e del futuro. Bravi tutti, Giamatti peculiare, Alexander Payne (suoi anche Downsizing -Vivere alla grande, Nebraska e Paradiso amaro) sempre più filosofo umanista, ma senza pesare. Struttura classica: ricorda il cinema bello anni Settanta.







































