Cervelli in fuga, partita da Milano Veronica manda musica dall’Inghilterra

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C’è Sanremo e c’è un mondo musicale che si muove frequentando locali e proponendo musica di altissimo livello. Basta andare su qualsiasi piattaforma streaming on demand e vi verranno proposti numerosi nomi che entrano di diritto nelle migliori cose in circolazione. È capitato così, che ascoltando nomi nuovi mi sono imbattuto in Veronica per ascoltare brani come The Lake Of The Dead, As Dancers, Just a Dream, Monsters on the Moon e The Waiting Room. Come al solito la piattaforma in questione consiglia e rimanda ad altri artisti, in questo caso Joe Little, The Breathers, Marcus Man e Ocean LeClair. La musica di Veronica sa catturare con un uso della melodia del canto accattivante, ben inserita in un contesto sonoro che prende corpo senza mai essere invadente, ritmica e tastiere con sprazzi di elettronica, quasi minimale. Ogni ascolto dello stesso brano regala buone sensazioni, senza mai stancare. E così, Sanremo può aspettare, ma che ci fa una cantante e musicista italiana in Inghilterra? Lo abbiamo chiesto a lei. 

Veronica veniamo a sapere che una nostra connazionale si sta muovendo nel mondo della musica che conta, quello inglese. Da quando sei a Londra. Sei arrivata già pensando alla musica?

Sono venuta a Londra per la prima volta due anni fa per studiare produzione, alla ricerca di una scena musicale più diversificata che mi permettesse di esprimermi liberamente ed è esattamente quello che ho trovato.»

In Italia avevi già realizzato e suonato canzoni dal vivo? Da dove le origini, Milano?

«Sì, vengo da Milano! Ho iniziato a scrivere quando ero ancora in Italia, più assiduamente durante il lockdown, quando ho anche iniziato ad imparare a produrre. Ho suonato molto in strada, ma prima di Londra non avevo mai suonato in un locale.»

Vuoi raccontarci come è iniziata la tua avventura a Londra e come ti sei mossa nel mondo dei musicisti locali. Chi sono quelli che hai conosciuto e che hanno collaborato nella realizzazione della tua musica?

«Prima di spostarmi a Londra ero molto introversa, ma ovviamente non conoscendo nessuno qui ho dovuto prendere coraggio e uscire da sola principalmente per vedere concerti o suonare agli open mics, e ho iniziato a presentarmi alla gente un po’ a caso fino a quando non ho incontrato quelli che ora sono i miei migliori amici. Uno di questi è Dustin Dooley, un produttore eccezionale che mi ha aiutata moltissimo a capire come sviluppare il mio suono e produrre da sola, e che ha sempre rispettato la natura della mia musica.» 

I lavori usciti fino ad oggi sono rintracciabili sulle piattaforme digitali e anche su supporto fisico?

«Ho pubblicato due EP, solo sulle piattaforme digitali per adesso: Monsters on the Moon, prodotto a Milano in Bluescore Studio, e Just a Dream prodotto metà a Londra e metà a Milano nella mia camera. Entrambi composti da tre canzoni e due interludes che le collegano dando un senso alle storie.»

Testi necessariamente in inglese e musica dove troviamo melodia nel canto con tappeti elettronici, oltretutto nelle esibizioni ti si vede alle tastiere. Capitano anche esibizioni con altri musicsti?

«Sì, ho appena iniziato a suonare con altri musicisti e lo sto adorando. Non ho ancora trovato una band fissa perché ho un’idea molto chiara in mente, e sono sicura che si manifesterà presto.»

Per quanto riguarda i testi dove prendi ispirazione?

«Prendo ispirazione da qualsiasi cosa perché scrivo durante tutto il giorno nella mia mente. Mi diverto molto. E poi appena sento un’idea interessante la registro. Mi succede anche spesso di fare sogni interessanti, anche un po’ strani, e mi piace molto trasformarli in testi, per esempio Just A Dream e The Lake of the Dead dall’ultimo EP sono entrambe idee prese dai miei sogni

Ci vuoi raccontare cosa trova un giovane musicista che arriva a Londra? Quali sono i posti dove si fa musica. È facile entrare in contatto con altri musicisti. Lì hai anche contatti con musicisti italiani?

«Devo dire che io sono stata molto fortunata a trovare delle persone meravigliose così velocemente, forse perché all’inizio pensavo di stare solo sei mesi, quindi ero determinata e mi sono impegnata molto, così sono riuscita a suonare moltissimo, anche supportando artisti affermati e poi ho anche imparato ad organizzare concerti. Parlando con persone che sono qui da anni ho sentito storie molto diverse dalla mia, quindi dipende molto da quanto si è disposti ad andare in giro e socializzare (che può diventare molto stancante dopo un po’). A Londra ci sono moltissimi posti dove si fa musica, si fa musica ovunque, purtroppo non come una volta (mi hanno detto), anche se io “una volta” non c’ero quindi per me è bellissimo anche così. Uno dei miei posti preferiti è Troy Bar in Shoreditch, dove c’è un Open Mic con una band composta dai musicisti migliori di Londra. C’è una serata chiamata “Orii Jam” in Hackney Wick molto divertente, dove chiunque può partecipare alla jam. Un locale molto piccolo dove adoro suonare è il Servant Jazz Quarters in Dalston. Hanno un upright piano e il suono è incredibile. E poi c’è Strongroom, un posto storico dove hanno la venue per i concerti e il bar, degli studi (dove ho avuto il piacere di assistere il mio amico Dustin) e uffici di molte case discografiche o management hanno la loro base. Ho conosciuto molti musicisti italiani, specialmente in Strongroom, ma anche in giro suonando, oppure so Instagram, che tra l’altro mi è servito molto per tenere i contatti con le persone che ho incontrato. Ho conosciuto Lucia (in arte Luchi) su Instagram per esempio, e lei scrive musica dall’anima soul che io adoro.»

Da quando sei a Londra hai tenuto d’occhio quello che succede in Italia? C’è qualche artista italiano che apprezzi?

«Sono sempre stata attratta dalla musica inglese quindi anche quando ero in Italia non ero molto informata. Però ho scoperto da poco un artista che si chiama Prev e mi piace quello che fa!»

Quali sono gli obiettivi per il 2024?

«Nel 2024 voglio velocizzarmi nella produzione perché ho scritto tantissime canzoni e voglio pubblicarle. Voglio anche produrre per altri artisti, cosa che ho già cominciato a fare con Joe Little che è un altro artista che ho conosciuto a Londra, e poi voglio trovare la mia band fissa e suonare di più. Mi sono appena spostata a Brighton, quindi immagino che suonerò molto anche lì. Inoltre suonerò in Italia a Febbraio. Comunicherò dove sul mio profilo facebook (Veronica Canestrari) e spero di vedervi.»

Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati & Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. È promotore con Pino Massara e Alfredo Tisocco della prima ristampa in cd di tutti gli album di Battiato usciti negli anni Settanta. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa a L'Enciclopedia del Rock Italiano - Arcana e Dizionario Pop Rock - Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Editrice Zona, 2014 - nuova edizione Editrice Zona, 2023), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) , Battiato - Incontri (O.H., 2022), Gianni Sassi la Cramps & altri racconti (Arcana, 2023), Franco Battiato - All'essenza (Mondadori, 2025)

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