Santi Francesi a Sanremo 2024: «Il Festival può essere un trampolino»

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Santi Francesi
© Mattia Guolo

È quasi tutto pronto per la 74ª edizione del Festival di Sanremo e tra i trenta “Big” in gara quest’anno ci saranno anche i Santi Francesi che presenteranno il brano L’amaro in bocca. «Non ci aspettavamo di finire dove siamo finiti in questo momento – hanno spiegato i due -. È stato tutto molto veloce e sicuramente è la vibrazione di Sanremo è la più diversa da tutte le altre che abbiamo percepito nella nostra vita fino adesso, ma per il semplice fatto che è la prima volta che siamo di fronte all’Italia. Tutte le cose che noi abbiamo fatto in passato erano soggette a un pubblico ampio, ma comunque limitato e settoriale. Questa è veramente la prima volta che ci stiamo presentando a quasi tutta l’Italia, quindi il livello d’ansia è leggermente maggiore, ma noi ci focalizziamo sulla nostra performance e non sul risultato a livello di numeri».

Il duo di Ivrea non è infatti nuovo al pubblico televisivo dopo aver partecipato ad Amici (nel 2017) e vinto X-Factor, ma ha spiegato di non volersi piegare alla logica della musica vista come una gara: «Sicuramente ci sono molte differenze tra Musicultura, X-Factor e Sanremo. Il fattore comune è forse il nostro approccio a questo tipo di esperienza. Nonostante tutto intorno ci faccia capire che la musica è una gara, noi siamo certi che non lo sia e siamo certi del fatto che il nostro unico obiettivo sia quello di esprimerci e la volontà di cercare qualcuno in giro per il mondo che si senta rappresentato da noi e che e dal quale anche noi possiamo sentirci rappresentati».

Sanremo Giovani

Prima di accedere al palco del Teatro Ariston, i due sono passati da Sanremo Giovani che hanno vinto col brano Occhi Lucidi. Nessun dubbio, a quanto raccontano, su quale dovesse essere presentato per il primo e quale per il secondo concorso: «Tra agosto e settembre, avevamo sul piatto questi due pezzi. Fin da subito emersa quale sarebbe dovuto essere il ruolo dei testi. L’amore in bocca rispetto a Occhi tristi si presta di più innanzitutto per un arrangiamento orchestrale. Quindi per noi funzionava un po’ meglio per il Festival. Occhi tristi, invece, con le sue movenze un po’ più up-beat, un po’ più semplici, era una cartolina sicuramente un po’ più immediata ed era stato fin da subito abbastanza certo che potesse funzionare meglio per Sanremo Giovani. E quindi no, non c’è stato un grande ballottaggio tra i due, diciamo che L’amaro in bocca è una ballad con i vestiti da festa».

Il Festival di Sanremo

Amadeus è riuscito a rilanciare l’immagine stessa del Festival, oggi seguito da milioni di spettatori ogni sera. Ma per una band emergente i rischi sono dietro l’angolo: «Ci sono mille variabili dietro al Festival di Sanremo. Può essere un’arma a doppio taglio. Può essere un trampolino che ti lancia o potresti anche fare brutte figure e, nel momento in cui la brutta figura la fai davanti a tutta l’Italia, vale di più dalla brutta figura che fai in un programma più piccolo. Sicuramente quindi è pericoloso».

Tra aspettative e paure adesso si parte per la riviera: «Noi in generale, come come approccio, teniamo le aspettative sempre sottoterra. È un meccanismo di difesa ed è un po così nella vita in generale per noi, anche al di fuori della musica, ci aiuta a concentrarci meglio e a rimanere meno delusi nel momento in cui qualcosa non va come come sperato. Quindi, dobbiamo dire la verità: è la nostra prima al Festival e noi essenzialmente moriamo dalla voglia di capire se in giro per l’Italia ci sono persone che hanno voglia di legarsi a noi e magari di andare oltre al primo al primo ascolto, andare oltre tutto ciò che è molto immediato e cercare di capirci. Quindi, direi che l’unica aspettativa è proprio quella di provare a creare una sorta di di comunità tutti insieme».

«C’è da stare attenti a tutto il contorno – hanno aggiunto -. Tutte le interviste, le dichiarazioni, noi abbiamo capito quanta attenzione ci sia da parte di tutta Italia in quel momento, in quel periodo nei confronti di Sanremo, e siamo a conoscenza delle tendenze degli ultimi anni che passano spesso dai social a memare e a creare contenuti riguardo tutto quello che succede al Festival di Sanremo. Siamo estremamente convinti di non voler combattere battaglie che non ci appartengono e andiamo abbastanza dritti sul fatto che vogliamo suonare, comunicare esclusivamente con con la musica».

L’amore in bocca

Il brano con cui si presentano in gara si intitola L’amore in bocca ed è firmato da Alessandro De Santis e Cecilia Del Bono, è stato composto e prodotto da Mario Francese e Antonio Filippelli (già disponibile in pre-save QUI). Un brano in cui sono riconoscibili, che magari ha bisogno di qualche ascolto in più ma che può piazzarsi molto bene nella classifica finale. «Anche qui, è tutto veramente successo come un flusso e si è tutto abbandonato abbastanza al caso, perché il pezzo nasce per caso, l’espressione nasce per caso da un errore e ed è stato poi scritto mesi dopo questo errore. In un camp di Sony abbiamo incontrato Cecilia del Bono, una giovane autrice meravigliosa con cui siamo diventati molto amici e, di nuovo per caso, abbiamo organizzato una una session senza alcuna pretesa. E nel giro di quattro ore è nato il pezzo, partendo dall’espressione “l’amore in bocca”» hanno spiegato.

Nessun fine demagogico o, peggio, educativo: «Il pezzo non deve insegnare niente a nessuno, non è un racconto. E soprattutto non è una storia, è più un video, una sequenza di immagini che riguardano un po’ la nostra vita privata e un po’ la vita privata di Cecilia. In questo pezzo c’è un 50% di penna femminile, perché è stata scritta completamente con noi all’unisono questa canzone. La cosa per noi più affascinante di questo pezzo è che veramente noi e Cecilia non ci siamo mai spiegati nel dettaglio il significato della canzone. Quindi ci sono parti del pezzo di cui noi stessi non conosciamo l’origine, perché sono cose che ha scritto lei in riferimento alla sua vita privata. Come lei non conosce quello che invece penso e ho sentito io per quanto riguarda il testo. E credo che cantare un pezzo che hai scritto tu, ma senza capire bene che cosa significa, sia forse la cosa più bella che si possa fare in quanto artisti».

 

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 E sulla prima prova con l’orchestra raccontano: «Con l’orchestra cambia assolutamente. Per noi in primis, perché non abbiamo mai suonato con così tanti elementi. È stato pazzesco provare con l’orchestra perché è stato un vero e proprio abbraccio da parte loro. Suonare assieme a così tanti componenti e sentire le proprie note suonate da questa gente è incredibile». A dirigere l’orchestra sarà Daniel Bestonzo, già noto al palco del Teatro Ariston, dove in passato ha diretto artisti del calibro di Levante, GIANMARIA e Willie Peyote.

Niente di costruito per l’esibizione sul palco dell’Ariston: «Nel prepararci a praticamente tutte le nostre esibizioni, tendiamo a preparare al 99% tecnicamente tutto quanto. Ma lasciamo una buona percentuale di impreparazione al palco, soprattutto a livello emotivo. Lasciamo uno spazio per il momento, per la verità, di quello che succederà lì e l’esibizione sarà frutto di quello che è successo durante tutta la nostra vita e di quello che giocheremo a livello di vibrazioni in quel momento».

Cover

Nella serata del giovedì, il duo di Ivrea ha scelto un pezzo molto particolare da presentare: «A noi piace prendere le canzoni, ribaltarle, capire, sfruttare vibrazioni diverse da quelle dell’originale… In questo caso specifico, abbiamo provato a seguire la falsa linea Creep di X-Factor: quindi l’idea era prendere un pezzo che di base non si può coverizzare e provare a farlo, per vedere cosa succede. E in questo caso, dopo un po’ di riflessione, un po’ di idee, che inizialmente era stato rifiutato come era stato per Creep. Poi insieme ci siamo messi a lavoro e ci siamo convinti».

Il brano in questione è Halleluja di Leonard Cohen. «Ci sono due ragioni per cui abbiamo scelto il brano: la prima, al di fuori del fatto che è un capolavoro e nessuno credo abbia nulla da dire a riguardo, riguarda il fatto che non abbiamo mai sentito negli anni una versione di Halleluja simile a quella che noi avevamo in testa, nonostante sia stata coverizzata un milione di volte da chiunque. E il secondo motivo è che Halleluja si pota dietro un miliardo di contraddizioni e rappresenta sia noi che in generale il genere umano».

Sul palco insieme a loro salirà la cantante britannica Skin, leader degli Skunk Anansie: «Per il duetto non abbiamo dormito per giorni perché non sapevamo chi potesse seguirci in questa idea un po’ pazza. Alla fine abbiamo scelto un artista incredibile che non pensavamo mai accettasse la richiesta, Invece ha accettato di venire, nonostante le numerose cose che ha da fare».

 

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Sanremo come trampolino di lancio per una carriera che sta piano piano decollando. I Santi Francesi hanno le idee chiare: «Come approccio non ci siamo mai voluti precludere nulla. Abbiamo fatto i localini delle valli con  trenta persone dentro, come abbiamo fatto Amici, come abbiamo fatto Musicultura, come abbiamo fatto X-Factor. Il nostro unico scopo era cercare persone che volessero ascoltarci in giro per l’Italia. Fortunatamente, negli ultimi anni forse questo approccio sta diventando simile anche per gli ascoltatori e cioè l’idea di non precludersi un ascolto solo perché l’artista è uscito da un talent. Alla fine, conta la musica: noi pubblichiamo le canzoni, se piacciono alle persone le ascolteranno, altrimenti no. A prescindere da X-Factor, Amici, The Voice o qualsiasi altro talent».

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