Abbiamo volutamente aspettato che tutti gli artisti in gara a questa 74° edizione del Festival di Sanremo si esibissero due volte. Abbiamo anche voluto ascoltare le canzoni su Spotify, con calma, e senza il condizionamento della performance live, degli abiti e di tutto il resto.
Ad un passo dal traguardo, eccoci pronti a pubblicare le nostre pagelle dei 30 brani in gara a Sanremo 2024, in attesa della finale di stasera.
Annalisa – Sinceramente
Un brano in linea con lo stile che Annalisa ha deciso di seguire nelle sue ultime pubblicazioni. Seria candidata a diventare il tormentone della primavera, in attesa che arrivi poi quello estivo. Il testo è quello che è, ma la canzone si lascia ascoltare ed entra in testa. Tiktoker.
VOTO: 5,5
Mahmood – Tuta gold
Canzone completamente diversa, per testo e stile, da quelle che aveva presentato in precedenza al Festival di Sanremo. Nulla a che vedere con Brividi, ma nemmeno con Soldi.
Ritmo orecchiabile e ritornello che acchiappa, ma finisce lì. Peccato, perchè le sue doti vocali sono enormi, e potrebbero essere valorizzate molto meglio. Passo indietro.
VOTO: 5
Geolier – I p’ me, tu p’ te
Se si capisse quello che dice sarebbe già un buon passo di partenza. Il giudizio, quindi, è limitato all’orecchiabilità e alla struttura del brano, che è standard, nell’accezione negativa del termine. Vincitore annunciato grazie alla potenza del televoto, dopo aver trionfato nella serata delle cover con una delle esibizioni peggiori della serata. La canzone, però, è il nulla o poco più. Incomprensibile (sotto ogni punto di vista).
VOTO: 4
Angelina Mango – La noia
Come il trend di questo Festival, anche la figlia del compianto Pino presenta un brano dance. E proprio come il trend generale, il brano sa di già sentito e non offre spunti degni di nota. Anche lei, arrivata seconda ad Amici, ha una numerosa fan base, quindi potrebbe puntare al podio, ma la canzone non convince fino in fondo e non valorizza le sue potenzialità. Anonima.
VOTO: 5
Irama – Tu no
L’inizio urlato non è esattamente l’intro che uno si aspetta, e rimanda a mostri sacri come Fausto Leali o Adriano Pappalardo. La canzone è una delle poche melodiche tra le 30 presentate al Festival e non è neanche malaccio, ma sono troppe e troppo forti le somiglianze con Someone You Loved di Lewis Capaldi. Copione.
VOTO: 5,5
Gazzelle – Tutto qui
Classico brano indie pop alla Gazzelle, che sembra una specie di inno alla normalità o alla tranquillità. Il pezzo però ricalca esattamente le intenzioni del testo e non ha spunti degni di nota, rimanendo sempre un po’ sottotono, nonostante il classico crescendo finale. Non indie-menticabile.
VOTO: 5,5
Ghali – Casa mia
Un brano che strizza l’occhio ad una dance più vintage di quella che propongono altri, e con un arrangiamento che, di fatto, funziona molto di più. Inoltre, udite udite, finalmente riusciamo ad ascoltare un testo importante e ben scritto, uno dei pochissimi in questo Festival. Per chiudere, che si tratti del Medio Oriente o di qualsiasi altra guerra, se le parole di Ghali hanno fatto scalpore, vuol dire che ha già colto nel segno. Il migliore.
VOTO: 7,5
The Kolors – Un ragazzo una ragazza
Un tentativo di Italodisco volume 2. Sarà un tormentone, molto probabilmente, ma non ha la forza del brano che ha monopolizzato l’estate 2023, anche se riesce nell’intento che si sono prefissi Stash e soci: entrare in testa e non uscire più. Pure qui ci sono delle “forti somiglianze”, stavolta con Salirò di Daniele Silvestri. Ipnotica.
VOTO: 6
Emma – Apnea
La sensazione ascoltando il brano di Emma è di “scollamento” tra l’arrangiamento dance ed il testo. La tendenza di questo Festivalbar travestito da Sanremo è che ha un po’ “amalgamato” le canzoni facendole somigliare troppo. Ecco, un pezzo come questo con un arrangiamento melodico lievemente rallentato e la voce grintosa di Emma avrebbe avuto tutt’altro effetto, ma così sembra quasi senza capo né coda. Forzatura.
VOTO: 4,5
Loredana Berté – Pazza
Anche lei contagiata dalla nuova tendenza danzereccia, riesce comunque a portare in Pazza, brano decisamente autobiografico, la sua potenza vocale ed il suo animo rock. Anche qui, osando con un arrangiamento “alla Maneskin” (se vogliamo restare in chiave moderna) avrebbe primeggiato per distacco. La classe di Loredana comunque è sempre infinita e, nonostante il brano non sia tra i suoi migliori, è comunque uno dei meglio riusciti di questo Sanremo.
VOTO: 7
Mr. Rain – Due altalene
Dopo il successo clamoroso di Supereroi era forse quello più atteso. Impossibile ripetersi, ma Due altalene è probabilmente il brano più sanremese di tutto il lotto. Forse paraculo, ma ben scritto, ben interpretato e con un arrangiamento che non inventa niente ma che risulta efficace e dà valore al brano. Classico.
VOTO: 6
Il Tre – Fragili
Porta un pezzo con un testo “importante” sulla fragilità psicologica, ed oltre a questo Il Tre sembra avere anche un buon flow, alternandosi tra cantato e rap. Potrebbe essere una sorpresa da alta rotazione radiofonica. Outsider.
VOTO: 6
Dargen D’Amico – Onda alta
Anche per lui era difficilissimo ripetersi dopo il successo di Dove si balla, e con Onda alta i bpm vanno su di brutto. Il testo non è banale ed è l’unico altro politico, se vogliamo, oltre a quello di Ghali, tra accenni a guerra e migranti. Ma su un ritmo praticamente techno il messaggio importante rischia di essere sommerso dall’onda alta della musica, invece di risaltare. Sommerso.
VOTO: 5,5
Rose Villain – Click Boom!
La canzone non sembra nemmeno male, l’interpretazione anche, ed il bridge che sa di ritornello è davvero notevole. Poi però… arriva il ritornello, quello vero. Qui crolla tutto, soprattutto le nostre braccia. Sembra di ascoltare due canzoni diverse assemblate insieme, e l’effetto ovviamente è spiazzante, ma non in positivo. Bifronte.
VOTO: 4,5
Alfa – Vai!
Un ritmo spagnoleggiante, un riff che somiglia molto alla melodia di Wonderwall degli Oasis, quel woo-hoo che ricorda Song 2 dei Blur. Praticamente un patwchwork, più che una canzone. Orecchiabile, potrebbe andare forte in radio, ma non lascia il segno. Collage.
VOTO: 5
Alessandra Amoroso – Fino a qui
Come esordio al Festival non c’è male. Fino a qui è un pezzo prettamente sanremese, con tutti i canoni che un tempo avevano la quasi totalità delle canzoni in gara. Raffinata la citazione di Sally di Vasco. Un brano onesto, ben costruito e che qualche anno fa avrebbe anche potuto vincere. Tutto bene.
VOTO: 6,5
La Sad – Autodistruttivo
Se questo è punk io sono Johnny Depp. Pop puro, nemmeno tanto rock, per un abito che non fa assolutamente il monaco. Alla fine, grazie anche alla mano di Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari, ne escono meglio di altri, ma rimanendo comunque nella terra di mezzo. Wannabe.
VOTO: 5
Clara – Diamanti grezzi
Un modo di cantare che all’inizio un po’ ricorda quello di Madame, per una canzone con un ritornello orecchiabile ma nulla più. Clara sa cantare, ma Diamanti grezzi sa davvero di già sentito e non aggiunge nulla. Dimenticabile.
VOTO: 4,5
Diodato – Ti muovi
Sempre il solito Diodato, nel bene e nel male. Ti muovi è esattamente la canzone che tutti si aspettavano da lui, e infatti i pronostici sono stati perfettamente rispettati. Non vincerà e non sembra un brano destinato a rimanere, ma la sufficienza c’è, per uno dei cantautori più validi della nuova generazione. Previsto.
VOTO: 6
Negramaro – Ricominciamo tutto
Erano tra i più attesi della vigilia e portano un brano alla Negramaro ma, per favore, non chiamatelo rock, ché quello non lo fanno più da anni. Ricominciamo tutto non è neanche lontanamente uno dei migliori brani della band salentina, ed è lontano anni luce da quel Mentre tutto scorre dell’esordio sanremese. Da loro ci si aspettava molto di più, date le alte aspettative. Sbiaditi.
VOTO: 5
BNKR44 – Governo punk
Forse il pezzo più debole di tutto il Festival, con nessuna pretesa o poco più. Una sorta di mini-manifesto generazionale ma con troppa confusione e poco senso logico al suo interno. Si potrebbe quasi dire che sono i Ragazzi italiani aggiornati al 2024, peraltro con lo stesso risultato. Adolescenziali.
VOTO: 4
Santi Francesi – L’amore in bocca
All’inizio pensiamo di esserci sbagliati e che sia partita una canzone degli Zero Assoluto. Poi arrivano i tastieroni, prepotenti, ed un ritmo che ci fa capire che, effettivamente, i Santi Francesi sono l’upgrade 2024 del duo romano. Testo che gira un po’ troppo intorno al ritornello e rimane ripetitivo. Nostalgia canaglia.
VOTO: 5,5
Sangiovanni – Finiscimi
Il modo che ha di cantare non depone a suo favore, un po’ troppo “strascicato” e “balzellante” su alcune frasi, però la canzone è ben arrangiata, perfetta per un Festival di Sanremo nel 2024. Il testo non è quello della solita canzone d’amore o d’amor perduto, ma scava un po’ più a fondo, in una autonalisi che spesso noi uomini non siamo in grado di fare. Promosso.
VOTO: 6
Fred de Palma – Il cielo non ci vuole
Il re dei tormentoni reggaeton si butta sulla dance, ma stavolta molto probabilmente riusciremo a schivare la pallottola. Brano decisamente trascurabile, anche se la frase “pieni di rimpianti fino all’overdose” è una delle linee più interessanti dell’intero Festival. Bersaglio mancato.
VOTO: 4,5
BigMama – La rabbia non ti basta
Un altro pezzo dance per il Festivalbar di Sanremo 2024, BigMama porta sul palco dell’Ariston la sua storia, le sue fragilità ed il suo percorso di crescita, che l’hanno portata a convogliare la rabbia in motore per il riscatto. Anche lei si perde nel “mare magnum” senza spiccare particolarmente, ma ha un bel flow ed è comunque meno banale e scontata di altri, anche se quel riff vocale alla Gigidag grida vendetta. Bene ma non benissimo.
VOTO: 5,5
Ricchi e Poveri – Ma non tutta la vita
Rimasti soli, Angelo e Angela iniziano il brano autocitandosi, con quel “Che sensazione”. Però sentirli cantare questa canzone, che suona come un mix tra Raffaella Carrà e Malgioglio, fa lo stesso effetto del Signor Burns che entra nell’ufficio di Skinner con t-shirt e zuccotto spacciandosi per uno di quarta elementare. Cringe.
VOTO: 5
Fiorella Mannoia – Mariposa
Da lei ci si aspetta sempre il massimo, soprattutto perchè ha alle spalle una carriera pluridecennale di capolavori e canzoni scritte da veri e propri mostri sacri. Mariposa sa tanto di “compitino”: testo che parla dell’essere donna, interessante ma niente di sconvolgente, e musica spagnoleggiante. Nulla a che vedere con la bellezza e la classe di Che sia benedetta, tanto per citare l’ultima partecipazione al Festival. Spuntata.
VOTO: 6
Il Volo – Capolavoro
Una canzone che più che de Il Volo sembra un mix tra Mengoni e Tiziano Ferro, con gli inserti tenorali che vanno, per assurdo, a “rovinare” un buon pezzo pop. Decisamente meglio di Grande amore, e finalmente un po’ fuori dai clichè che accompagnano i tre ragazzi, ma non basterà per vincere. Evoluzione.
VOTO: 6,5
Renga Nek – Pazzo di te
Loro sanno cantare, e bene. Ma non siamo qui per dare attestati alla carriera, bensì per giudicare i brani in gara. Pazzo di te è una canzone “vecchia dentro” per quello che riguarda la musica, e con un testo che fondamentalmente non dice niente, arrotolandosi sui soliti concetti triti e ritriti sull’amore. Non basta saper cantare (cit.).
VOTO: 5
Maninni – Spettacolare
Ci mancava la rima “cuore – amore” e poi c’era tutto. L’arrangiamento è classico sanremese, senza inventarsi nulla di clamoroso ma valido. La debolezza del brano è proprio nel testo, banale e già sentito un miliardo di volte, per quello che dovrebbe essere uno dei cantautori più interessanti della nuova generazione. Dammi tre parole (cit.).
VOTO: 5





































