È morto Andrea Giacobazzi, l’ispiratore di “Colpa d’Alfredo”. Ecco la vera storia della canzone

0
Colpa d'Alfredo

È morto all’età di 66 anni Andrea Giacobazzi: fu lui a ispirare il brano Colpa d’Alfredo di Vasco Rossi, di cui era amico da sempre. Andrea è morto a causa di alcune complicazioni dopo aver subito un’operazione. 

Come ben sanno i fan, Colpa d’Alfredo è una canzone che ha avuto varie interpretazioni e spesso è stata ampiamente fraintesa.La ricostruzione più completa del significato di questo brano è stata fatta nel libro 70 volte Vasco (Baldini+Castoldi), firmato dal sottoscritto assieme a Marco Pagliettini. Eccola.

****** 

A questo punto, vale la pena di ricostruire la vera storia di Colpa d’Alfredo, anche perché il signifi cato autentico di questo pezzo è stato a lungo frainteso. In un’intervista del 2007 a «Repubblica», Vasco ha raccontato: «Lavoravo in un locale, facevo il disc jockey. Mi ero fermato a parlare con lui (Alfredo) e a giocare a «Space Invader». Mi ero messo d’accordo con una per portarmela a casa, poi vedo che va via con un altro, un mio amico, uno bassino, certo Santino, quello che cuccava le più carine».

Colpa d'Alfredo

Più dettagliata la ricostruzione fatta da «Alfredo», il cui nome in realtà è Andrea Giacobazzi, amico di vecchia data di Vasco. «Eravamo nella discoteca Terminal di Cognento, un quartiere di Modena. Vasco mi aveva appena detto che si era messo d’accordo con una bella ragazza per riaccompagnarla a casa. Lei abitava fuori Modena Park. Siccome lo conoscevo bene, e sapevo che in quei casi era capace di eclissarsi anche per un paio di giorni, gli stavo ricordando che il giorno dopo sarebbe dovuto andare a Misano, dove aveva una serata importante. Mentre stavamo discutendo, arrivò Santino Sottile, che aveva fatto una serata come Dj all’Ottoclub di Sassuolo. Non era per niente piccolo, come racconta Vasco, ma alto, bello, aitante. E aveva parcheggiato la sua Bmw nuova di zecca fuori dal locale. Domandò alla ragazza se stesse aspettando qualcuno, e lei indicò Vasco, che stava parlando con me. Santino inizia a parlarle, le offre un passaggio, e lei accetta. A quel punto dico a Vasco: “Oh, guarda con chi va via la ragazza!”»

Santino, che all’epoca faceva il Dj (aveva lavorato anche allo Snoopy assieme a Vasco) e che oggi gestisce una pompa di benzina a Modena, conferma la dinamica dei fatti: «Le cose andarono proprio come viene raccontato nella canzone. Vasco ha sempre messo la sua vita, le sue esperienze personali nei brani che scriveva».

Aggiunge Vasco: «Il pezzo lo scrissi il giorno dopo. Ero assieme a Massimo Riva e gli stavo raccontando quello che mi era successo. Quindi ho iniziato a canticchiare le prime strofe».

In ogni caso il tanto criticato appellativo di «negro» non aveva nessuna connotazione razziale: era un nomignolo che gli amici avevano affibbiato a Santino per dire che eraquello che riusciva a rimorchiare più di tutti.

Ha raccontato Vasco durante un incontro con gli iscritti al fan club avvenuto a Castellaneta: «Molti mi diedero del razzista, ma non sapevano che quel “negro” non era rivolto a una persona di colore, ma era il soprannome che in città avevamo dato a un tipo che quella sera mi rubò una ragazza. Semmai era un razzismo al contrario: in lui c’era una superiorità rispetto a me, aveva vinto lui».

Nella stessa occasione, aggiunse: «Colpa d’Alfredo è una canzone di rottura che, anche in quel periodo, era molto provocatoria. Avevo già cominciato a fare il «provocatutore»: le mie canzoni sono sempre state un po’ delle provocazioni, però questa era particolarmente dura, cruda e nuda. Col finire degli anni Settanta e una situazione socio-economica che cambiava, la gente aveva iniziato a volersi divertire, non ascoltava più molto, quindi gli dovevi arrivare in faccia e nelle orecchie come un cazzotto. Colpa d’Alfredo fu esattamente quello, un cazzotto. All’epoca andava molto di moda La febbre del sabato sera, il film con John Travolta che, però, raccontava una realtà che non era la nostra: troppi lustrini e paillettes. Questa canzone è la versione romagnola de La febbre del sabato sera, capito? Quella più “ruspante”, e secondo me quella più vera».

Vasco finì la sua spiegazione ai fan dicendo che in pratica il testo era una sorta di esperimento linguistico: «Era il linguaggio che parliamo normalmente portato dentro la canzone. Sapete benissimo che allora non si potevano dire certe cose. Ecco, io invece volevo proprio arrivare a parlare come si fa normalmente. Anche la stesura della canzone, la musica, nasce dal modo di parlare. Se recitate il testo, capite perfettamente cosa intendo dire. Prendete la celebre schitarrata che arriva in concomitanza con le parole “Lo uccido!”: aveva una funzione quasi onomatopeica, simulando la metaforica uccisione di Alfredo».

Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome