Quando usci in Svezia nel 1957, certo non si immaginarono che Ingmar Bergman aveva di fatto creato un archetipo nella cultura popolare e nell’immaginario collettivo del mondo intero. Il suo Uomo dal volto bianco coperto da mantello e cappuccio, impegnato in una partita a scacchi con un ancora sconosciuto Max Von Sidow, è ufficialmente come ci rappresentiamo la Morte nel nostro immaginario (nonché citata mille altre volte, tra cinema, e fumetti, non ultimo il nostro Dylan Dog). E dire che Il settimo sigillo è ambientato nel Medioevo e ormai 50 anni fa, dovremmo averne fatta di strada.
Se le immagini colpirono molto l’immaginazione delle persone, lo stesso si può dire dei testi, tanto che l’Academy Award, sempre attentissima a non offendere le sensibilità religiose, rifiutò la candidatura de Il settimo sigillo da parte della Svezia come Film Straniero, nonostante fosse già considerato un capolavoro assoluto dalla critica a stelle e strisce. Una frase incriminata su tutte: “facciamo un idolo della nostra paura, e lo chiamiamo Dio”.
Eppure il film, cosi pieno di allegorie e poeticità nelle immagini di un bianco e nero efficace come poche volte al cinema (e non casualmente giocano a scacchi), evoca una spiritualità che sì sconfigge la morte attraverso un atto di fede, non in chissà quale Dio, ma nella bellezza e nell’amore che creiamo e ci sopravvivono.
Altre ricorrenze
- 1964, nasce Christopher Eccleston attore in Jude e The Others
- 1989, nasce Elizabeth Olsen, attrice in The Avengers e nel remake di Oldboy
- 2019, muore Bruno Ganz, attore tedesco de La caduta, Pane e tulipani e Il cielo sopra Berlino







































