Finalmente l’alba

Una notte da cinema nell'Italia del boom

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Finalmente l’alba
di Saverio Costanzo con  Rebecca Antonaci, Lily James, Joe Keery, Willem Dafoe, Rachel Sennott, Alice Rohrwacher

Recensione riscritta: questa versione del film dura 22 minuti meno di quella vista a Venezia. 1953. Una madre e due figlie vedono un film -diciamo-“neorealista” (non è vero, ma è in bianco e nero). Primo riferimento cinefilo. Le due sorelle vivono di sogni di cinema.  All’uscita dal cinema un talent scout straccione propone alla sorella maggiore un provino per una comparsata in un peplum  a Cinecittà (Hollywood sul Tevere), ma tutte e due le sorelle vanno al provino accompagnate dalla mamma. Riferimento: Bellissima di Visconti. La sorella minore vaga tra gli studi e vede un cinegiornale sulla ragazza trovata morta sulla spiaggia di Capocotta: Wilma Montesi, aspirante attrice. Sta per scoppiare  l’omonimo scandalo epocale che coinvolgerà notabili democristiani. Ecco la politica.  La ragazza a sorpresa piace alla diva americana che fa la faraona nel peplum e  così accompagna la diva, l’attore del film “neorealista” (che ha un ruolo anche nel peplum) e un mercante d’arte prima in una trattoria e poi in una villa a Capocotta dove ricchi e imbucati farebbero la dolce vita (riferimento ovvio sarebbe Fellini, ma anche no) e il padrone di casa ruffiano, tra divi riconoscibili e cialtroni, procaccia carne giovane per industriali vogliosi. La nostra eroina evita il peggio, ribalta una situazione imbarazzante, ha un’avventura sentimentale e sembra aver perso la strada di casa. Rispetto alla versione veneziana spariscono scene di rovine notturne e il fidanzato  poliziotto e il padre che cercano la ragazza (riferimento: Lo sceicco bianco di Fellini). All’alba (finalmente) in un albergo romano il sogno del cinema lascerebbe posto alla realtà, ma una metafora  (e una poesia di Pavese) ci fanno capire che le circostanze hanno fatto della nostra ragazza scampata al tritacarne del successo una creatura capace di difendersi. Vogliamo dire una leonessa? Resta il meccanismo “ecco-il-cinema-che-eravamo”(ma sembra fatto di luoghi comuni) e, nonostante i tagli, resta la lentezza e l’insistenza su citazioni e simbolismi. Costanzo è  ambizioso ma il suo cinema sembra la continuazione  della televisione. Quando è finalmente l’alba pensi che ha fatto una “sorella geniale”.

 

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