Saintpaul, una primavera 2024 piena di musica

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Saintpaul è tra i dj producer e talent scout più attivi in Italia. Pur avendo oltre 100mila follower su Instagram, mantiene un profilo discreto. E sorride sempre, soprattutto. I motivi non mancano, visto che è un produttore pluripremiato, in grado di vincere numerosi dischi d’oro e di platino ed altri importanti premi. In studio, oltre che da solista, è spesso al lavoro con  diversi artisti famosi tra cui Eliza G. Ed ogni venerdì il suo party Lumen fa esplodere il Barlume di Marina di Carrara. Anche qui non è solo, poiché crede fermamente nel lavoro di squadra. Alla voce e al sax c’è Max The Voice, anche Luca Pedonese è al mixer, mentre alla musica dal vivo ci pensa Enzo Lombardi.

Anche in Italia, si ha voglia di ballare questa musica più energica?
“Al Barlume, con il mio party Lumen, creo ogni notte un set diverso, tra house e tech house. C’è musica nuova e del passato, e parecchi pezzi sono da me ri-editati. E’ innegabile che il suono più in voga sia molto tirato, con la cassa dritta”.

Il mood italiano in chiave dance ti piace?
“Non molto. La dance è sempre stata vista come una qualcosa di semplice, diciamo pure di stupido. Ignorando il fatto che il lavoro dietro ad un pezzo dance ben fatto sia lo stesso lavoro di un pezzo pop di livello. Vedere tutta questa dance a Sanremo mi ha fatto sorridere. Vanno a raschiare dove sanno che c’è mercato, perché sanno che il dj può darti una mano”.

Hai una visione più ottimista, rispetto a tanti tuoi colleghi.
“Sì, perché c’è questa dance pop, tipo quella che abbiamo sentito a Sanremo. E poi c’è quella underground, che resta nei club. Questo crea movimento e fermento nella scena elettronica. Soprattutto all’estero”.

Hai detto: “Siamo in un momento molto crossover”.
“Le identità e le regole sono saltate. Puoi sentire un pezzo house con sonorità pop e viceversa, complice un mercato estremamente frammentato. Senz’altro, il dominio dell’hip hop è di nuovo totale”.

Con Eliza G., hai da poco sfornato una versione 2.0. di “Falling For U”.
“È un progetto che nasce per il Brasile. In America Latina, con Eliza G., abbiamo fatto un sacco di date. E diverse nuove versioni del brano saranno pronte in primavera. Le ho curate con JAMM’, che ha tanto seguito in Brasile, ed hanno un suono molto anni ’90, perfetto per far scatenare un palazzetto pieno che ha voglia di ballare”. 

Sul tuo singolo da solista puoi anticiparci qualcosa?
“Uscirà tra fine marzo ed inizio aprile, ci sono grossi remix in ballo. Il suono è in linea con i miei lavori precedenti. La mia versione sarà leggermente speed-up”.”

Cosa manca oggi ai produttori italiani per essere più in vista?
“La melodia e l’identità, i grossi ritornelli. Se David Guetta va a prendere gli Eiffel 65, vuol dire che qualcosa di buono è stato fatto. Il tracollo italiano è cominciato nel 2007, quando, con l’electro house è iniziato un percorso di sopravvivenza. L’unica parentesi felice, e guarda caso melodica, è stata quella dell’EDM. La Svezia è tra le poche nazioni che non hanno perso quella forza melodica nei pezzi”.

La tendenza del revival ti piace?
“C’è sempre stato. Anche quando ho cominciato a fare il dj, a fine anni ’80, il momento di una serata dedicata ai successi del passato c’era sempre. Si torna sempre allo stesso punto: se le melodie mancano, si pesca dal passato. Non faccio party revival e non mi fanno impazzire, ma un certo tipo di serate è bene che esistano, perché rievocano un’era che ha segnato la storia. E se fanno grandi numeri, vuol dire che la gente ne ha bisogno”.

Cover dance sì o no?
“Ti danno maggiori possibilità di essere ascoltato, con un budget irrisorio. Anche tanti successi anni ’80 erano in realtà delle cover. Penso a Cyndi Lauper, Whitney Houston. Non è un processo inedito. Lo fanno anche i big della console che conosciamo tutti bene, e alla fine ci sta”.

Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

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