Night Swim
di Bryce McGuire
con Wyatt Russell, Kerry Condon, Amélie Hoeferle, Gavin Warren, Jodi Long.
L’incubo di un giocatore di baseball? Una malattia degenerativa, come nella tragica storia di Lou Gehrig (L’idolo delle folle, film con Gary Cooper, chissà se l’avevano in mente). Il desiderio del giocatore? Guarire, come per magia. Ed ecco: la famiglia del giocatore cerca casa, ne trovano una con la piscina, ideale per la riabilitazione. Ma questa piscina è davvero speciale: esaudisce i desideri, ma si prende in cambio qualcosa. Metà della tensione del film sono splendide, inquietanti, nuotate notturne in cui basta il blu illuminato a spaventare quando l’acqua si increspa e le luci subacquee si accendono e si spengono. Poi riappaiono giocattoli, scompare il gatto di casa, e chi nuota sente voci di bambine, vede spettri e lo scarico vorrebbe succhiarti via. Lì una volta c’erano paludi e laghi (come nella serie ospedaliera Il regno di Lars Von Trier) e l’acqua che fa miracoli richiede sacrifici. Come l’amore. Temagami, Temagami, ovvero l’acqua profonda, dice un’orientale. E pensi a un horror orientale. Invece Temagami è il nome di una regione dell’Ontario, reticolo di acque e sede dei primi insediamenti nativi. La seconda parte dell’horror ahimé ci trascina a fondo, era prevedibile, però il regista è la seconda volta che nuota in quelle acque (la prima era un corto) e dietro ci sono i nomi del nuovo horror Usa, James Wann e Blum House fatto più di idee che di spaventi. Molto probabile che tutto quel che affonda riemerga in un sequel…







































