Una vecchia puntata di Report rivelò che in Italia ci sono 428 teatri chiusi, talvolta abbandonati da decenni. Uno su quattro è un edificio storico. Scendendo più nel dettaglio, emerse che 23 sono in Emilia Romagna, 29 in Campania, 32 in Piemonte, 39 in Toscana, 57 in Lombardia e 59 in Sicilia. Tenuto conto che questa inchiesta è vecchia di due anni, quasi certamente il numero dei teatri chiusi nel frattempo è aumentato: considerati gli investimenti praticamente nulli in campo culturale che si fanno nel nostro Paese, sarebbe folle credere il contrario.
Di questi 438 teatri, 19 sono in Liguria. Ma per l’occasione vogliamo occuparci di un locale in particolare, il Teatro Cantero di Chiavari, bellissima struttura capace di contenere tra i 500 e i 1000 spettatori, completamente abbandonata da circa 6 anni. Se qualcuno non sapesse di cosa stiamo parlando, vada a rivedersi alcune scene nella parte finale del film C’era un cinese in coma di Carlo Verdone girate proprio qui, e capirà quant’era bello questo teatro.
Ebbene, dopo sei anni in cui non è successo nulla o quasi (parole, parole, parole canterebbero Mina e Alberto Lupo), pare che qualcosa potrebbe anche succedere: è stata infatti fatta balenare la possibilità che Regione Liguria e Città Metropolitana di Genova sostengano economicamente il Comune di Chiavari nell’acquisto dell’immobile (cifra che dopo un lungo tira e molla è stata quantificata in due milioni di euro).
Ottima notizia, se fosse confermata. Ma questo gesto – seppur importante – da solo non risolverebbe niente. Essendo il Teatro Cantero ormai ai limiti del disfacimento, sarebbe infatti necessaria un’imponente ristrutturazione, e per quanto è dato sapere sarebbe una spesa importante, addirittura superiore a quella necessaria per l’acquisto dell’immobile appartenente all’omonima famiglia.
Ebbene, un’importante società con sede a Genova, il Gruppo Duferco, ed in particolare il ramo d’azienda chiamato Duferco Engineering, con la collaborazione di Progetto Digitale, B&Partners architettura e ITEG srl società di ingegneria, ha deciso di dare il suo contributo all’operazione offrendo una valutazione dello stato attuale ed un progetto di intervento di restauro e riuso completo, oltre che di determinazione di tempi e costi di attuazione.
Come fa notare il sito PiazzaLevante.it, «questo consentirà alla città, una volta finalizzato l’acquisto, di risparmiare, oltre al costo stesso del progetto, più di un anno di tempo durante la fase esecutiva».
I tecnici che hanno elaborato il progetto, lo presenteranno alla cittadinanza e ai politici locali sabato 24 febbraio, alle 17, presso la Società Economica
Fanno notare i responsabili di questa iniziativa: «È un momento di snodo fondamentale per il futuro del Cantero, perché mai come adesso la prospettiva di ripartire è concreta. Il progetto di restauro, oltreché essere finalizzato all’adeguamento della struttura alle normative vigenti, si pone l’obiettivo di proporre un modello di gestione che ne favorisca il mantenimento e lo sviluppo culturale».
Trattandosi di un bacino d’utenza piuttosto ristretto, quello del Golfo del Tigullio, il concetto di polivalenza e di multiuso è essenziale, come ha spiegato il presidente del gruppo Duferco Antonio Gozzi in un suo recente intervento.
«Non è certo un caso – ha detto – se anche il primo progetto del nostro teatro presentava degli aspetti costruttivi di polivalenza: già negli anni Trenta del secolo scorso i progettisti e i proprietari, sensibili allo spirito del tempo che vedeva avanzare il successo del cinematografo, avevano messo a punto una struttura ibrida che rendesse il teatro funzionale anche alla fruizione di spettacoli di questo tipo. È probabile che qualche purista si sia scandalizzato già allora, ma è anche e soprattutto grazie a questo tipo di spettacoli, diventati nel tempo fenomeno di consumo di massa, che il Teatro Cantero è sopravvissuto fino al 2017, nutrendo tra una rappresentazione teatrale e l’altra la fame di cinema di generazioni di chiavaresi».
Ora si guarda al futuro. Ma altrettanto importante rispetto alle fasi d’acquisto e di ristrutturazione del Teatro, è iniziare a pensare fin da ora a una gestione della programmazione affidandosi a persone competenti e ben inserite nell’ambiente, cominciando a guardarsi intorno da subito per valutare chi ha le corrette competenze per dare il giusto valore a un’opera che alla fine, tra denari pubblici e (forse) privati sarà costata svariati milioni di euro.
Insomma, è fondamentale evitare errori che sono stati compiuti anche in tempi recenti, per esempio con la creazione dell’arena in Villa Rocca, nel cui caso sarebbe bastato fare poche e semplici domande a persone competenti per evitare errori da dilettanti come migliorare le vie di accesso, la gestione della corrente per consentire una corretta regia teatrale, l’apposizione di quinte, camerini per gli artisti, servizi igienici.




































