La sala professori
di Ilker Çatak
con Leonie Benesch, Leonard Stettnisch, Michael Klammer, Rafael Stachowiak
Se la prof batte la mani una volta gli alunni le battono due e fanno silenzio automaticamente. Che disciplina in questa scuola media tedesca. Eppure qualcuno ruba. Nella sala professori si convincono gli alunni di una seconda a rivelare i loro sospetti. L’insegnante Nowak (matematica e educazione fisica, strano abbinamento) insegna che una dimostrazione può essere un’ipotesi come una prova . Poi iniziano perquisizioni dei portafogli degli studenti. Chi ha più denaro è sospetto. Ma è una prova? E se lo stesso ragazzino ha un pessimo rendimento, è una prova? E se i ragazzini sfidano i professori perché l’idea di legalità è noiosa? E se rubacchiano anche gli insegnanti? E se qualcuno con la camicia a stelle della segretaria infila le mani nella giacca della prof di matematica e si vede in un video perché il computer della prof era puntato sulla giacca, è una prova o una violazione della privacy? E se la segretaria è la madre del genio della classe? La professoressa da derubata diventa delatrice che rovina la vita della gente, i genitori diventano accusatori, i ragazzini ricattatori e infine inquisitori e anche gli altri professori si sentono sviliti. La professoressa Nowak è il capro espiatorio. Ed è polacca di Danzica in una scuola tedesca (dove ogni bambino è di un’etnia diversa…). Incubo. L’ossessione del politicamente corretto spinge alla dittatura dei giusti? Pensiamoci. Oppure l’ossessione della verità porta al disastro come in Michael Kolhaas di von Kleist? Agli Oscar







































