François Truffaut, il piacere degli occhi

Dal 4 al 12 marzo 2024 al Cinema Massimo- Museo Nazionale del Cinema di Torino, otto film di uno dei grandi maestri del cinema francese

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La mia droga si chiama Julie

I film sono in lingua originale con sottotitoli italiani

È il 1951 quando il diciannovenne François Truffaut innamorato del cinema, entra per la prima volta in un piccolo appartamento parigino al numero 146 degli Champs Élysées, sede della rivista Cahiers du Cinéma. Il ragazzo, che ha conosciuto un’infanzia difficile e il riformatorio, troverà qui la sua strada, inizialmente sotto l’ala protettiva del grande critico André Bazin, per poi aderire a quella corrente cinematografica rivoluzionaria, la nouvelle vague, insieme ai colleghi Godard, Rivette, Rohmer ed altri, duri oppositori del cinéma de papa, quello dei Delannoy, Duvivier, Autant-Lara, Carné, accusati di genericità e di realismo psicologico e di una totale mancanza di riferimenti etici ed estetici. Dal 1955 al 1959 il futuro regista scrive recensioni spesso ferocissime su Cahiers du Cinéma, ma la sua aspirazione è quella di passare dietro la macchina da presa. Nel 1959 il suo primo lungometraggio I 400 colpi (il 4 marzo ore 16.00 e il 12 marzo ore 18.15) presentato al Festival di Cannes è la storia di un quattordicenne ribelle di nome Antoine Doinel, interpretato da Jean- Pierre Léaud, che si ribella al mondo crudele degli adulti. Il film, vincitore del palmares per la miglior regia e manifesto ufficiale dei registi della Nouvelle Vague, ottiene un successo senza precedenti di pubblico e di critica e il personaggio di Antoine Doinel, quasi un alter ego del cineasta, sarà al centro di altri quattro film. Nel 1960 François gira Tirate sul pianista (il 4 marzo ore 18.15 e il 13 marzo ore 15.30), pellicola ingiustamente tra le meno conosciute che si rifà al classico cinema nero americano degli anni Quaranta; le peripezie di un musicista (l’ottimo Charles Aznavour) implicato suo malgrado in una diatriba tra gangsters.  Del ’67 è La sposa in nero (il 10 marzo ore19.00 e il 13 marzo ore 16.00), dal romanzo di Cornell Woolrich, con una splendida Jeanne Moreau nei panni di una moglie, il cui marito è stato ucciso per errore da cinque sconosciuti il giorno del suo matrimonio. La donna allora consuma la sua vendetta rintracciando gli assassini ed eliminandoli uno a uno.  Nel 1968 arriva sugli schermi Baci rubati (il 5 marzo ore 16.00 e il 10 marzo ore 17.15), protagonista Antoine Doinel, che ritornato dal servizio militare, ritrova la sua ragazza Christine, ma fa fatica a esprimerle il suo amore.  Un giorno mentre i due fidanzati sono seduti su di una panchina si avvicina un uomo misterioso che dichiara alla giovane il suo amore eterno. Poi se ne va e Antoine e Christine turbati si allontanano al suono della canzone Que reste-t-il de nos amours? di Charles Trenet. Del ’69 è La mia droga si chiama Julie (il 9 marzo ore 16.00 e il 16 marzo ore 18.00). Tratto dal romanzo di William Irish, La Sirena del Mississipi, il film che narra l’amore tra il proprietario di una fabbrica di sigarette (Jean-Paul Belmondo) e una misteriosa “femme fatale” (Catherine Deneuve) contiene citazioni da cinefilo (Renoir e Hitchcock). Dieci anni dopo è la volta di L’amore fugge (10 marzo ore 19.00 e 13 marzo ore 17.15), quinto e ultimo capitolo delle avventure di Antoine Doinel, ormai uomo adulto, divorziato e come sempre goffo e impacciato. “Dovevamo separarci prima o poi- ha affermato il regista nel presentare il suo film- Era sempre più arduo scrivere una storia su misura per Antoine Doinel. Lo so quant’è sciocco dire che il personaggio scavalca l’autore, ma è proprio così”. Truffaut decide così di mettere la parola fine a questa sorta di autobiografia mista a finzione raccontata in cinque film dal 1959 al 1979. Il regista poi sempre sensibile al tema degli adolescenti gira nel 1976 Gli anni in tasca (l’11 marzo ore 18.15 e il 19 marzo ore 18.15) incentrato sulle avventure di un gruppo di ragazzi “dal primo biberon al primo bacio” in una cittadina della Francia centrale l’ultimo giorno di scuola. La pellicola è un’indagine leggera ma non troppo sul mondo dell’infanzia tra scuola e famiglia raccontata attraverso piccole storie di bambini e sul loro sguardo impietoso verso il mondo degli adulti.  Il ciclo si chiude con L’uomo che amava le donne del ’77 (12 marzo ore 16.00 e il 17 marzo ore 20.15), protagonista Charles Donner, un individuo ossessionato dal desiderio feticistico delle gambe femminili che verrà investito da un’auto a causa della sua distrazione nei confronti del gentil sesso. Morirà all’ospedale nel tentativo di afferrare a sé una procace infermiera. Anche in questo film Truffaut non rinuncia ai suoi temi classici, l’amore, le difficoltà della coppia, il rapporto conflittuale con la madre.

 

Pierfranco Bianchetti
Pierfranco Bianchetti , giornalista pubblicista e socio del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani è laureato in Sociologia a Trento. Ex funzionario comunale, responsabile dell’Ufficio Cinema del Comune di Milano, ha diretto n l’attività del Cinema De Amicis fino alla chiusura nel 2001. Ha collaborato a Panoramica – I Film di Venezia a Milano, Locarno a Milano, Il Festival del Cinema Africano; Sguardi altrove; ha scritto sulle pagine lombarde de l’Unità e de Il Giorno, Spettacoli a Milano, Artecultura, Top Video; Film Tv; Diario e diversi altri periodici. Attualmente collabora a Diari di Cineclub, Grey Panthers, il Migliorista, Riquadro.com, pagina facebook Sncci Lombardia. Ha pubblicato nel 2021 per Aiep Editore “L’altra metà del pianeta cinema-100 donne sul grande schermo”, nel 2022 per Haze Auditorium Edizioni “Cinemiracolo a Milano. Cineclub, cinema d’essai e circoli del cinema dalla Liberazione a oggi” e nel 2026 per Algra Editore “Le grandi dinastie cinematografiche – Il cinema di padre in figlio”.

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