I Perturbazione rivisitano Fabrizio De André

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 È uscito lo scorso venerdì  “La buona novella (Dal vivo con Nada E Alessandro Raina)”, il nuovo album dei Perturbazione: una rivisitazione integrale live, originale e inedita dell’omonimo album di Fabrizio De André uscito nel 1970. L’album è stato pubblicato a distanza di 4 anni dal loro ultimo disco e in occasione dei 25 anni dalla scomparsa di Fabrizio De André.

Perché “La buona novella”

La scelta dei Perturbazione , storica band del panorama pop-rock italiano, di reinterpretare questo album di De André rappresenta un omaggio all’eredità musicale di uno dei più importanti artisti italiani di tutti i tempi. La decisione del gruppo di improntare le canzoni al loro stile unico e inconfondibile aggiunge una dimensione nuova al lavoro originale, senza però sacrificare il messaggio e la profondità delle composizioni di De André che possono essere apprezzate sia dagli estimatori del cantautore genovese che dai fan dei Perturbazione.

Il concept album più riuscito di Faber

La buona novella”, quarto album di De André del 1970 ispirato ai Vangeli apocrifi, è considerato il suo concept album più riuscito, caratterizzato da un grande impatto e spessore musicale grazie alle influenze folk e alle orchestrazioni di Gian Piero Reverberi. È un’opera rivoluzionaria, che incarna la visione anarchica, laica e terrena di De André sul mondo, e l’artista stesso l’ha definito il suo lavoro migliore, paragonando Gesù, il protagonista dell’album, al più grande rivoluzionario della storia.

Il live 

L’album nasce da un evento live unico commissionato alla band in occasione dei 40 anni dall’uscita de  “La buona novella”  di Fabrizio De André, dove i Perturbazione insieme a Nada, Alessandro Raina del gruppo Amor Fou, il fisarmonicista Dario Mimmo, l’attrice Paola Roman e Don Carlo Maria Scaciga si sono esibiti dal vivo.

                     L’ intervista 

In occasione di questo progetto, abbiamo scambiato 4 chiacchiere piacevolissime con il cantante della band Tommaso Cerasuolo.

Come e perché avete scelto di reinterpretare questo capolavoro di De André?

La reinterpretazione integrale de La buona novella ci venne commissionata dalla Scuola Holden di Torino attraverso il musicologo Alberto Jona, per un evento per il quarantennale del disco, in occasione del restauro del Sacro Monte di Varallo Sesia, in provincia di Novara, nel Teatro Comunale. Accettammo con gioia e un po’ di trepidazione, ma cercando di affrontare De André senza immaginarlo come unasorta di santino, un icona intoccabile, forse anche spinti dal fatto che La buona novella ragiona proprio di demistificazione. Insieme ad Alberto immaginammo di avere più voci sul palco, così da rappresentare la variegata umanità che popola quelle canzoni. In particolare la voce e la personalità di Nada ci sembravano adatti per dare voce ai tanti personaggi femminili della storia, che finalmente trovavano spazioattraverso la penna di Faber, ispirato dai Vangeli Apocrifi, lontano dal dogma e dalla dottrina, alla ricerca dell’umanità di quei personaggi.

Approcciarsi ad un artista immenso così amato non è sicuramente semplice, ma voi siete riusciti a farlo con talento e rispetto. Quanto è importante far conoscere opere così fondamentali anche ai più giovani?

Penso che quelli che definiamo come classici, categoria alla quale senz’altro La buona novella appartiene, siano opere senza tempo. Dubito che i Perturbazione siano effettivamente ancora ascoltati dai più giovani e giovanissimi ma penso che il lavoro di reinterpretazione di opere così importanti sia un lavoro collettivo. L’ha fatto e lo sta facendo Neri Marcorè a teatro, e tanti altri: tutto questo lavoro aiuta a far conoscere nuovamente e rimettere in circolo un lavoro che può senz’altro parlare alla nostra contemporaneità, ancora insanguinata da guerre fratricide.

 Quanto condividete della visione anarchica di De André?

Non ci siamo mai considerati un gruppo con una unica visione sociale e politica proprio perché un gruppo è un collettivo variegato, un pocome lo è la società, no? A me personalmente piace il fatto che De André riuscisse a essere un ponte tra mondi apparentemente incomunicabili: era anarchico, ma non incendiario, veniva dalla borghesia eppure ne voleva demolire le istituzioni, non era cattolico ma aveva una vita spiritualeLo potevi ascoltare, e puoi ascoltarlo tuttora, in ambienti e contesti molto eterogenei. Penso che questo accada perché De André ha sempre cercato di mettere la persona al centro delle cose, piuttosto che il personaggio: in particolare penso si sia domandato cosa succeda a questo individuo all’interno della società. Molte sue canzoni ci pongono domande su questo spazio, su questa misura.

 Come nacque il progetto con Nada e Alessandro Raina?

Come scritto più sopra, l’idea con Alberto Jona era di avere una voce proveniente da una generazione più giovane della nostra e una da una generazione più matura, così come i personaggi de La buona novellasono un’umanità composita, con tante età. Inoltre è unumanità composta da tante donne, che finalmente sono al centro della scena, al contrario che nella dottrina ufficiale, nei Vangeli scritti da uomini, a proposito di uomini, in cui le donne sono quasi sempre viste come personaggi secondari. La cosa bella è stata che quando abbiamo risentito Nada e Raina per dire che avevamo trovato i file di queste registrazioni e che ci sembravano degni di essere pubblicati, hanno aderito con entusiasmo e senza il loro supporto questo album non sarebbe mai uscito. La stessa cosa si può dire dei nostri vecchi compagni di viaggio, Elena Diana e Gigi Giancursi.

 La musica di De André ha influenzato il vostro modo di scrivere?

Penso che lo abbia fatto in modo indiretto. Noi siamo cresciuti da ragazzi con molta musica anglosassone nelle orecchie ma quando dopo dieci anni, cantando in inglese, abbiamo capito che nonostante io avessi una discreta conoscenza della lingua, quel modo di esprimerci costituiva una sorta di barriera con il pubblico italiano provammo a scrivere le nostre rime e canzoni nella nostra lingua, con difficoltà al principio. Andammo alla ricerca di un nostro registro: per ciascuno si tratta veramente di reinventare una linguaquando questo successe,nei primi anni, sicuramente siamo andati a riprendere le pagine storiche dei cantautori, quindi anche De André. Penso che Faber sia nel DNA della cultura italiana, così lo assorbi che ti piaccia o meno. Tuttavia quando hai il privilegio com’è toccato a noi, di analizzare così a fondo un suo lavoro, hai modo di entrarecome direnella trama della sua scrittura ed è una vera e propria buona novella, unepifania creativa

 Cosa vorreste che restasse al pubblico dagli incontri che farete in questi giorni?

Se il pubblico ne uscisse incuriosito e riprendesse in mano un cantautore così importante, ma a volte dato perfino un po’ per scontato, come qualcosa di ovvio, che ovvio non è affatto, ecco questo sarebbe già un bel risultato. Inoltre riuscire a stare bene insieme, in società, condividendo un discorso culturale, penso sia già di per sé un ottimo risultato: sono due anni e mezzo che non ci esibiamo dal vivoAbbiamo attraversato un periodo di riflessione e pausa, in parte per motivi personali, familiari e lavorativi, e in parte anche per elaborare tutta l’esperienza della pandemia, quindi ci piace l’idea di riuscire a incontrare nuovamente amici vicini e lontani.

Gli incontri con il pubblico

Perturbazione presenteranno “La Buona Novella (dal vivo con Nada e Alessandro Raina)” in una serie di incontri aperti al pubblico in cui condivideranno storie e aneddoti dietro il nuovo album e regaleranno qualche canzone live. C’è già stato un primo appuntamento , in collaborazione con Feltrinelli Librerie, venerdì 22 marzo, a Torino alle ore 21.00 presso Edit a Torino. Il prossimo sarà  oggi, martedì 26 marzo a Milano alle ore 18.30 presso la Feltrinelli di Piazza Piemonte, dove incontreranno i fan e firmeranno le copie del disco.

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