Zucchero riparte in tour mondiale da Londra: racconto e intervista

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zucchero londra
foto: Andy Paradise

È partito con una tripletta sold out alla Royal Albert Hall di Londra l’Overdose D’amore World Wild Tour di Zucchero.
Ben 15.000 spettatori totali per uno degli artisti italiani più famosi nel mondo, ed un pubblico formato per davvero in gran parte da locals, oltre che da qualche italiano che ha approfittato del ponte pasquale per raggiungere la capitale britannica.

Lo show ha visto una scaletta rodata e la stessa band che lo ha accompagnato nell’ultimo tour mondiale, con un cambiamento dell’ultimissima ora, come ci ha raccontato lo stesso Zucchero nell’incontro con la stampa del giorno di Pasqua (trovate il resoconto più in basso e, in fondo all’articolo, la videointervista).
Il giorno prima del debutto londinese, Adriano Molinari, batterista storico della band, ha avuto un problema di salute che lo terrà distante dai palchi per qualche tempo. In fretta e furia è stato chiamato a sostituirlo Phil Mer, arrivato a Londra la mattina stessa del concerto. Phil ha dovuto trascrivere, preparare e suonare una scaletta di 30 brani senza nessuna prova, a parte il soundcheck del pomeriggio.
La resa del live, comunque, non ne ha minimamente risentito, a riprova della grande bravura e professionalità del batterista trentino.

Il resto della band, come dicevamo, è lo stesso dell’ultimo tour mondiale: Polo Jones (direttore musicale, basso), Kat Dyson (chitarre, cori), Peter Vettese (hammond, piano e sintetizzatori), Mario Schilirò (chitarre), Nicola Peruch (tastiere), Monica Mz Carter (batteria, percussioni), James Thompson (fiati, cori), Lazaro Amauri Oviedo Dilout (fiati), Carlos Minoso (fiati) e Oma Jali (voce e cori).

Ospite annunciato, Jack Savoretti, che tra poche settimane pubblicherà Miss Italia, il suo primo album interamente in italiano. All’interno del disco c’è anche Senza una donna, in duetto con Zucchero e con un nuovo arrangiamento. Ed è proprio lo storico brano, cantato originariamente in coppia con Paul Young, che Jack e Sugar hanno cantato insieme sul palco della Royal Albert Hall.

L’incontro con la stampa

Come accennato, nella mattina di Pasqua, Zucchero ha incontrato i giornalisti, e ha presentato il tour mondiale in partenza.
Ecco il reseconto delle dichiarazioni di Sugar.

La grande novità di questi concerti è un musicista, ovvero Phil Mer al posto di Adriano Molinari alla batteria. Come mai?

Quando siamo arrivati a Londra abbiamo ricevuto la notizia che Adriano Molinari ha avuto un problema di salute serio ed è stato ricoverato d’urgenza a Modena. Ci siamo quindi dovuti inventare qualcosa e abbiamo chiamato Phil Mer, che ci ha letteralmente salvati: pensate che fino alla mezzanotte lui non sapeva niente, e alle 7:50 era a Linate a prendere l’aereo per Londra. Ha dovuto imparare 30 brani, scrivendoseli tutti e leggendoli a prima vista durante il concerto.
Abbiamo fatto un lungo soundcheck nel pomeriggio, ma è stato l’unico momento di prova, e devo ringraziare tutti i ragazzi della band, che sono stati stupendi e hanno dimostrato grande unità.
Pensate la pressione e lo stress di andare sul palco in una situazione del genere: ovviamente ho iniziato il concerto con un po’ di patema, ma quando dopo 2-3 pezzi ho visto che Phil andava alla grande, mi sono tranquillizzato. È riuscito a suonare tutto il concerto senza sbavature o errori, facendo tutto quello che ha sempre fatto Adriano, e per questo non smetterò mai di ringraziarlo.

Nei miei live ci sono due batterie, ma non sono alternative, bensì complementari, ad incastro. Non avrei potuto usarne una sola perchè averne due serve a dare diversi colori ed esaltare ogni dettaglio, ed ognuno fa una cosa diversa: c’è il motore che era Adriano e che in questo caso è Phil, mentre l’altra batteria, quella di Monica, è fantasia, abbellimento e dettaglio.

Ovviamente quando Adriano Molinari tornerà in forma riprenderà il suo posto nella band, ma nelle prossime settimane, in scandinavia e nei balcani, sicuramente ci sarà Phil al suo posto.

La scaletta è ormai quasi la stessa da un paio di anni. Hai trovato la formula giusta per sintetizzare tutta la tua storia in questi trenta brani, come se fosse una Zuccherology?

Per me la scaletta è funzionale così: ci sono dei picchi di ritmo, poi le ballate, i mezzi tempi. È una cosa studiata, e sto attento a non fare nè troppe ballate nè troppi pezzi veloci.
Se poi una sera faccio Un soffio caldo e la sera dopo Il suono della domenica o un’altra ballata non cambia lo show, perchè sostituisco brani con uno stesso stile, quindi la struttura rimane la stessa. Se la dinamica di uno show funziona bene, perchè devo cambiarla?
Con questa band, oggi, funziona bene così. Se poi un giorno decidessi di fare un altro tipo di concerto, magari con un trio, un quartetto o un’orchestra, è chiaro che anche la dinamica dello show cambierebbe, e di conseguenza dovrei cambiare anche la scaletta.

Questo tour è un po’ la prosecuzione dello scorso World Wild tour, ma tra le hit riesci sempre a mettere qualche “sorpresa”, come ad esempio Quale senso abbiamo noi, scritta da Tricarico e mai suonata dal vivo negli anni passati, oppure Pene, che non suonavi da quasi trent’anni. Con quale motivazione scegli un pezzo del passato piuttosto che un altro?

Non è mai facile scegliere solo 30 brani, perchè il repertorio è di quasi 400 canzoni, tra le mie e quelle che ho scritto per altri. Quando mi capita di sentirne qualcuna che è un po’ che non sento, mi dico “ma perchè non l’ho più fatta, o perchè non l’ho mai fatta? Adesso la faccio!”
Sai quante volte ci ho pensato? Fare una scaletta composta solo da canzoni che non sono mai state pubblicate come singoli. Secondo me alcune sono anche più belle di quelle che la discografia e le radio hanno deciso di trasmettere.
Però un po’ di canzoni che il pubblico conosce devo farle per forza. Come faccio a non fare Diamante, X colpa di chi?, Diavolo in me? Nella scaletta ho già tralasciato tante hit, come Solo e una sana consapevole libidine, Con le mani, Il mare impetuoso al tramonto… Quindi ci sarà sempre qualcuno che dirà “quella non l’ha fatta”.
Donne, ad esempio, non c’è mai, perchè mi vergogno a cantare quel “du du du”. So che è una cazzata, ma sono cose mentali e non posso farci niente. Magari un giorno la farò, ma in una versione diversa da quella originale.

C’è un brano su Rispetto che ho risentito l’altro giorno, si intitola Nella casa c’era. In quella canzone c’è un assolo fantastico di David Sancious e un andamento incredibile del quartetto, capitanato da Corrado Rustici. Ascoltandolo mi sono detto “qui si respira, si sente aria pura”: era suonato e registrato tutto live, in presa diretta e senza sovraincisioni.
Quando risenti quelle cose lì, fatte in quel modo, ti dici “dove siamo andati? O dove stiamo andando?”.

Ti è mai capitato di non cantare canzoni per un certo periodo di tempo perchè magari ti riportavano alla mente pensieri che non volevi rivivere? Penso, ad esempio, ai brani di un album nato da un periodo difficile come Miserere, che non hai suonato per moltissimi anni.

Nel periodo in cui ho scritto quel disco ero messo male, ma ci sono canzoni che ogni tanto suono. Penso ad It’s alright, che parla della fine di una storia: mi piace molto farla e adesso non soffro più a cantarla.

Ce n’è un’altra, sempre da Miserere, che mi piacerebbe molto fare, ed è Miss Mary.
L’abbiamo provata l’altro giorno ed è una goduria, perchè suonano solo tre stumenti: batteria, basso e organo, oltre al coro che entra alla fine. È una canzone che proprio mi eccita, e la parte di organo è davvero incredibile. Tra l’altro l’assolo di organo di quel brano sul disco l’ha inciso proprio Peter Vettese, che da un paio d’anni fa parte della band.
Inoltre il testo di quel brano è stato scritto dal Elvis Costello, è molto bello ed ha una storia particolare: lui è entrato in un museo, ha visto il quadro di questa Madonna, si è innamorato del quadro e l’ha chiamato Miss Mary. Poi accanto c’era un altro quadro francese, ma lui dice al frenchman “quella non è tua, Miss Mary è mia”. Praticamente una storia d’amore tra lui e due quadri.

Durante questi concerti londinesi hai avuto Jack Savoretti come ospite. Ci saranno altri ospiti nelle prossime date del tour, dato che conosci artisti in ogni angolo del pianeta?

Jack Savoretti è da sempre un mio grande fan, e dice che quando ha sentito Senza una donna da piccolo è rimasto folgorato. Quando ha avuto l’idea di fare un disco in italiano mi ha chiesto di cantarla insieme, ma è una cosa nata per gioco, in amicizia, per il piacere di farla, ed è per questo ho deciso di partecipare. Inoltre, aprirà anche alcuni dei miei concerti in Germania.

Per quello che riguarda i prossimi concerti, a me piace fare sorprese, non amo annunciare gli ospiti in anticipo.
Per questi live europei e statunitensi penso che non ce ne saranno, mentre non ho ancora pensato alla seconda parte del tour, quella che partirà con i concerti negli stadi in Italia.
Di solito queste cose, però, succedono all’ultimo momento: guardo chi c’è vicino, chi è in giro, e si organizza. Certo, se fosse libero mi piacerebbe avere ospite Mark Knopfler.

Per caso, hai ancora nel cassetto qualche duetto storico rimasto inedito da far ascoltare?

I duetti li ho esauriti nel passato, non c’è rimasto niente da far ascoltare.
Sono stato uno dei primi a farli: la prima volta è stata con Miles Davis nel 1988, e via via tutti gli altri che conoscete.
All’epoca c’era una motivazione forte: l’altro mi porta qualcosa che io non posso avere, la canzone prende una direzione diversa nell’arrangiamento o nel gioco delle voci, assume un altro tipo di magia che ti dà qualcosa in più. Oltre a questo, ovviamente, c’è anche il piacere di fare qualcosa insieme.
Mi sarebbe piaciuto fare qualcosa con Amy Winehouse, avendo la canzone giusta per lei.

Non provo nessuna emozione a fare un duetto tanto per farlo, quindi rispetto a questa overdose di featuring che ci sono in giro ora sono bastian contrario: non li faccio, li ho già fatti. Li lascio fare agli altri, a meno che non ci sia una motivazione importante e sia una cosa che nasce spontaneamente.

Molti tuoi colleghi stanno annunciando i tour d’addio. Farai anche tu lo stesso o un giorno dirai “questo era l’ultimo concerto, ora non mi vedrete più”?

Se smetto smetto, e il giorno dopo non mi vedrete più sul palco.
Dire “tra due anni chiudo” o “tra cinque anni smetto” come ha fatto Elton John, è un impegno che non mi sento di prendere.
E se voglio smettere prima che figura ci faccio? Oppure se decido che voglio continuare?

Per quanto tempo ti vedi ancora con questa band su questi palchi? Proprio in questi giorni Vasco ha detto al Corriere che vuole morire sul palco.

L’ho detto prima io! E io ci sono anche andato vicino, a Zurigo (ride, ndr)…
Già da prima del Covid ho detto che volevo continuare a fare musica dal vivo. I dischi sono un’altra dimensione, perchè ti ritiri per un anno e fai un lavoro “francescano” e certosino.
Il live invece è cotto e mangiato e, soprattutto in questo momento, vista anche l’età, preferisco fare concerti: giri il mondo, senti l’adrenalina, ed è una cosa che mi fa sentire vivo.
Fare dischi mi piace ancora, ma il live sarà sicuramente la parte più importante del mio prosieguo.
Ovviamente bisogna vedere come reggo a livello fisico, perchè sono 150 concerti in media ad ogni tour, e a volte faccio anche 5 o 6 date consecutive. Al momento, però, non me ne accorgo nemmeno, quindi vado avanti.

Quindi non c’è nessun disco in programma?

Non ho avuto molto tempo, perchè prima eravamo in tour in Australia, poi sono stato negli Stati Uniti con Bocelli, però c’è qualcosa. Intanto nel frattempo ho rinnovato il contratto con la mia casa discografica: non potevano lasciarmi andare (ride, ndr).

Ho scritto diversi testi durante il tour, perchè è una cosa che mi piace fare. Alcuni sono anche “tosti”, visto il periodo che stiamo vivendo, ma alla fine c’è sempre una luce, un po’ di speranza, come canto in Spirito nel buio, che non a caso apre i concerti.
Viviamo tempi bui, neri come la notte, e l’umanità intera è già talmente depressa con quello che sta accadendo che non bisogna lasciarsi andare, quindi non mi sento di scrivere cose troppo negative e tendo ad essere il più solare possibile.

L’anno scorso è stato il tuo anno reggiano: a Reggio Emilia ci sono ancora le luminarie con le parole di Diamante, hai fatto il doppio concerto alla RCF Arena e ricevuto la cittadinanza onoraria. Che emozione ti ha lasciato tutto questo?

Ero e sono ancora emozionato, perchè nelle mie canzoni ho sempre parlato in qualche modo delle mie radici, dell’emilianità. Poi però è successo che sono andato via che avevo 11 anni e sono capitato, pur non volendo, a Forte dei Marmi: un posto assurdo che non c’entrava niente con me, con i miei, con la mia cultura. Da quel momento non mi sono più sentito a casa da nessuna parte, è come se vivessi fuori casa dall’età di 11 anni.

Tu suoni ovunque in tutto il mondo, e tra gli artisti c’è chi in Russia non ci suona, e chi suona per Putin come fa Pupo…

Io andavo volentieri a suonare in Russia: di solito facevamo Mosca e San Pietroburgo, poi c’erano Kiev e Odessa in Ucraina.
I russi fin dai tempi del concerto del Cremlino del 1990 si sono sempre dimostrati un pubblico molto attento, che ama l’arte e la cultura. Ho sempre avuto delle reazioni molto positive quando siamo andati a suonare lì, però dopo l’invasione dell’Ucraina ovviamente non è più successo. Anche se dovessero invitarmi non ci andrei, così come non andrei a suonare per Netanyahu o per Trump.

Fiorella Mannoia è andata in gara a Sanremo per festeggiare i suoi 70 anni. L’anno prossimo tocca a te tagliare questo traguardo. Torneresti a Sanremo?

In gara a far cosa? Arriverei ultimo.
L’Italia è l’unico paese al mondo dove c’è ancora la gara a chi vince e chi perde su delle canzoni, come se fossimo dei cavalli da corsa. È una cosa che trovo allucinante, ma piace al popolo e fa audience, quindi vuol dire che siamo rimasti al tempo degli antichi romani al Colosseo, col televoto che ha sostituito il pollice in alto o in basso.
Quest’anno per la prima volta l’ho visto a pezzettini perchè mi ha veramente stancato: è troppo lungo ed è diventata una cosa da influencer più che un festival musicale. È quasi come vedere la De Filippi.

Il sottosegretario alla cultura con delega alla musica, Gianmarco Mazzi, ha detto “lavoriamo ad un protocollo per evitare testi troppo violenti nelle canzoni”. Non ti riguarda personalmente, ma cosa ne pensi di un protocollo che possa in qualche modo limitare gli artisti?

Perchè, c’è qualcuno tra i politici che a parole non è più violento di uno che scrive canzoni?
Solamente il fatto di vedere certe facce in televisione è una violenza terribile.

Videointervista

A margine della conferenza stampa, abbiamo avuto un faccia a faccia con Zucchero per la presentazione dei concerti negli stadi italiani della prossima estate.
Ecco la nostra videointervista, con un estratto di Baila (Sexy Thing) proprio da una delle date londinesi.

Il tour negli stadi italiani

Dopo i 3 concerti alla Royal Albert Hall, l’Overdose D’amore World Wild Tour proseguirà nelle prossime settimane in Danimarca, Svezia, Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Bulgaria, Stati Uniti, Canada, Francia, Monaco, Germania, Paesi Bassi, Austria, Slovacchia e altri paesi in via di definizione, prima di tornare in Italia per cinque appuntamenti speciali negli stadi.

23 giugno – Udine, Bluenergy Stadium Stadio Friuli
27 giugno –Bologna, Stadio Dall’Ara
30 giugno – Messina, Stadio Franco Scoglio
2 luglio – Pescara, Stadio Adriatico Giovanni Cornacchia
4 luglio – Milano, Stadio San Siro

I biglietti per le date di Udine, Milano e Bologna sono disponibili su TicketOne e nei punti vendita abituali. Quelli per la data di Pescara sono disponibili su Ticketone, su Ciaotickets e nei punti di vendita abituali, mentre quelli per la data di Messina su TicketOne, Ciaotickets e BoxOffice Sicilia e nei punti di vendita abituali.

Per ulteriori informazioni è a disposizione il sito Friends&Partners.

La scaletta del concerto di Zucchero il 30 marzo alla Royal Albert Hall di Londra

1. Oh, Doctor Jesus (Oma Jali on vocals)
2. Spirito nel buio
3. Soul Mama
4. La canzone che se ne va
5. Quale senso abbiamo noi
6. Partigiano reggiano
7. Vedo nero
8. Ci si arrende
9. Pene
10. Facile
11. L’urlo
12. Baila (Sexy Thing)
13. Iruben Me
14. Everybody’s Got to Learn Sometime
15. Dune mosse
16. Un soffio caldo
17. Without a Woman (Senza una donna) (con Jack Savoretti)
18. Miserere
19. Nutbush City Limits (band only)
20. Honky Tonk Blues (band only)
21. Overdose (d’amore)
22. Let It Shine
23. Diamante
24. Così celeste
25. Il volo
26. X colpa di chi?
27. Diavolo in me

28. Chocabeck
29. Blu

30. Hey Man

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