Gloria!

E se la rivoluzione francese fosse musica in anticipo di cento anni?

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Gloria!
di Margherita Vicario
con Galatéa Bellugi, Carlotta Gamba, Paolo Rossi, Veronica Lucchesi, Mariavittoria Dallasta

Inizio 1800, nell’orfanotrofio veneziano di Sant’Ignazio da una parte si teme o si desidera l’arrivo di Napoleone e dall’altra l’arrivo del Papa. E per onorare Pio VII i benefattori chiedono un gran pezzo musicale al prete compositore Perlina (Paolo Rossi) che in verità è spompato, poco ispirato e ha i suoi segreti che potrebbero essere risolti dopo l’arrivo di un pianoforte. Lui dirige l’orchestra delle orfane. Che suonano pezzi ovvii. Poi c’è la serva muta Teresa, che quando sfiora il pianoforte suona già musica in anticipo di cento e rotti anni. Questa è la bella idea improbabile del film: la metafora è il vento rivoluzionario che arriva e magari porta alla liberazione delle ragazze condannate a ruoli inferiori. Ed è a modo suo anche la china rischiosa che prende il film quando il vento rivoluzionario diventa un concerto caotico inutilizzabile. Ma non perché non piace ai conservatori, ma perché il film si è spaccato dal favoloso al grottesco. Gloria è stato a Berlino e  viene lanciato come film sovversivo, l’idea lo è, ma è un po’ pasticciata e segue proprio i due piani di ispirazione: le dotti concertiste annoiate e la serva che che oscilla tra elettronica e X-Factor. Il bello di certi scherzi è il rischio. Onore al rischio.

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