Coincidenze d’amore
di Meg Ryan
con Meg Ryan, David Duchovny, Hal Liggett
Willa (Ryan) e Bill (Duchovny) si incontrano in un aeroporto del Midwest durante una tempesta che blocca tutti i voli. Sono stati amanti, non si vedono da 25 anni, forse non hanno voglia di vedersi, ma non si vola. Devono parlarsi tutta la notte. Il titolo originale suona What Happens Later, “Cosa è successo dopo”. Bill è un manager maturo che soffre un po’ d’avere un capo più giovane di lui: succedeva anche all’ex marito della Ryan nella vita reale, cioè Dennis Quaid, nel film In Good Company. Riferimenti personali? Willa è quel tipo di signora che crede ancora (o forse no) alle mitologie New Age e va in giro con un bastone di purificazione (quei legni cavi che se li capovolgi qualcosa si rovescia dentro). Claudica un po’ (ma è un problema all’anca di Meg Ryan nella vita reale, e l’ha messo nel film) e sembra uno strano incrocio tra un clown e una signora borghese che gioca allo sciamano. Non fa ridere. Gli aeroporti, come ha scritto Marc Augé nell’antropologia della surmodernità sono Non luoghi. Questo ha anche una voce: l’entità impersonale che di solito chiama i passeggeri agli imbarchi qui risponde ai dubbi dei due ex amanti. È il terzo attore del film. E Coincidenze d’amore diventa a tutti gli effetti un non film in un non luogo. Sarà che è tratto da un testo teatrale di Steven Diez, sarà che Meg Ryan lo dedica a Nora Ephron che firmò per lei le sue commedie d’amore più belle, ma il film, come gli aerei, non decolla.





































