Civil War

Americani contro americani, est contro ovest, ma perché?

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Civil War
di Alex Garland
con  Kirsten Dunst,  Stephen McKinley Henderson, Jesse Plemons, Nick Offerman, Cailee Spaeny, Wagner Moura

Americani contro americani: invece dell’asse Nord/Sud della Guerra di Secessione, stavolta il conflitto è Ovest contro Est.  Difficile dire quando avverrà e da che versante politico, Florida California e Texas entrano in guerra civile contro gli altri Stati Uniti (ci sono anche i maoisti di Portland…), Washington è sotto assedio e sia gli Stati Occidentali che un gruppo di quattro fotoreporter vogliono il presidente Usa: i primi per farlo fuori, i secondi per l’ultima intervista e la foto che farà la storia. C’è la veterana Kirsten Dunst, il fegatoso Joel (Moura), il vecchio volpone Henderson, la recluta incosciente Jessie (Spaney, appena vista in Priscilla). Partono da scontri metropolitani e avanzano in una nazione devastata, spaccata, impoverita, divisa in bande, e assistono a massacri, linciaggi, fosse comuni e a un attacco su  Washington con imponente dispiego di forze. Difficile dire chi sono i buoni, i cattivi, i razzisti, i nazisti, le parti politiche. Lo stato d’animo dominante è il caos, i riferimenti vanno a film come Salvador o Welcome to Sarajevo, la suggestione per lo spettatore di telegiornali è l’assalto al campidoglio delle schiere di Trump,  ma è impossibile non pensare che arriveremo ai cannibali di La strada di Cormack McCarty o agli zombi di 28 giorni dopo, scritto proprio da Garland, che è anche l’autore di The Beach, Annihilation, Men o Ex Machina (cioè sotto cova un furore da horror). Annotazione: le guerre vere, però, viste al telegiornale, sono più trucide e noiose.

 

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