Il gusto delle cose

L'amore tra un cuoca e un gastronomo. Per buongustai del cinema

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Il gusto delle cose
di Tran Anh Hung
con Juliette Binoche, Benoît Magimel, Pierre Gagnaire, Jean-Marc Roulot

Se non fosse la pubblicità di uno yogurt il titolo di questo film sarebbe fate l’amore con il sapore. Sembra un film culinario, ma come già ne Il profumo della papaya verde, Tran Anh Hung in cucina parla d’altro: c’è la campagna francese di fine ottocento e personaggi che sembrano la parte non dipinta dellla Colazione sull’erba  di Manet. In una villetta di campagna la cuoca Eugenie (Binoche) e il gastronomo Dodin (Magimel) coltivano verdure, allevano e scelgono carni che massaggiano, tagliano, affettano, marinano, accostano e cuociono in pasti che stupiscono amici buongustai ma che sanno includere anche la servitù che si dimostra dotata in materia. L’accostamento delle materie è carnale e cerebrale: vini, piatti, tovaglie, bicchieri, posate e persino luci e profumi preludono della sensualità che si conclude nelle visite in camera da letto. Il cibo è corpo, ma anche anima. Matrimonio non facile: non sono sposati la bravissima Eugenie e l’ingegnoso Dodin Bouffant: lui vorrebbe, lei attende una conquista delicatissima che passa dal palato prima di arrivare al tatto. Due cultori del gusto: lei considerata cuoca d’eccellenza, lui “il Napoleone della cucina”, su un livello pari a Escoffier, ma più rivoluzionario negli accostamenti: il suo nome (di fantasia) viene dal romanzo dello svizzero Marcel Rouff La vie et la passion de Dodin-Bouffant, Gourmet, e suona un po’ come quello di Brillat -Savarin, il padre colto della cucina borghese francese. In questo senso va letto il confronto tra il cuoco di un principe che propone un pantaguelico menu la cui degustazione dovrebbe durare otto ore e Dodin Bouffant che risponde con la semplicità di un pot-au-feu (un bollito di manzo e verdure tipico della cucina bassa) portato però a radicale raffinatezza. Le vita e la morte entrano nel menu, e anche la trasmissione del sapere culinario prende le fattezze dell’amore. Vedere per credere. Buon appetito.

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