Domenica 12 maggio alle 20,45, Lobo e Caõ della regista portoghese Clàudia Varejão vincitore delle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2023
Alle 18.30 per la sezione Classici viene proposto Stromboli di Roberto Rossellini
L’adolescente Ana (Ana Cabral) vive con la madre, la nonna e due fratelli su un’isola dell’oceano Atlantico, dove religione, tradizioni e credenze antiche convivono con la nuova generazione. Durante l’estate Ana trascorre le serate con il suo amico, Luis (Ruben Pimenta), ballando e chiacchierando in un locale di drag queen. Quando arriva una sua amica dal Canada, la vita di Ana è destinata a cambiare. La proiezione di Lobo e Cão della regista portoghese Clàudia Varejao, vincitore delle Giornate degli Autori alla Mostra del Cinema di Venezia 2023, alla Fondazione Prada, è un’occasione importante per chi ama il cinema d’autore non sempre facilmente reperibile sul normale circuito distributivo.
Per la serie Classici il programma propone Stromboli (Terra di Dio) di Roberto Rossellini (12 maggio, ore 18.30 e 19 maggio ore 18.15), girato nel 1949 da uno dei maestri del cinema italiano ed interpretato dalla diva Ingrid Bergman che diventerà sua moglie e madre di un figlio e di due gemelle. Un legame che a quei tempi fu uno scandalo internazionale. Stromboli è anche noto per la cosiddetta “guerra dei vulcani”. L’attrice Anna Magnani, l’ex fidanzata lasciata da Rossellini per l’attrice svedese, accetta per vendetta di girare contemporaneamente al film di Rossellini, Vulcano di William Dieterle realizzata nelle Eolie.
Altra opera in calendario (17 maggio, ore 18.30 e 19 maggio ore 20.30) è Il dottor Stranamore (ovvero come imparai a non preoccuparmi e ad amare la bomba) di Stanley Kubrick, del ’63. tratto dal romanzo Red alert di Peter George, feroce commedia sulla guerra fredda interpretata da un Peter Sellers in stato di grazia in ben tre ruoli, il dottor Stranamore, lo scienziato pazzo ex nazista, il capitano Lionel Mandrake e il presidente degli Usa Mekin Muffrey, affiancato dagli ottimi George C. Scott nei panni del generale “Buck” Turgidson e da Sterling Hayden in quelli del generale Jack D. Ripper, paranoico alto ufficiale convinto di essere di fronte ad un complotto comunista teso a sottomettere il mondo occidentale. Ripper darà ordine ad un gruppo di bombardieri atomici B52 di attaccare l’Unione Sovietica dando così inizio alla terza guerra mondiale. Kubrick trasferitosi definitivamente in Inghilterra dopo aver compreso di non poter realizzare in patria un progetto del genere, gira il film negli studi di Shepperton, ricostruendo in un gigantesco set, opera dello scenografo Ken Adam, la finta sala militare della Casa Bianca con al centro il grande tavolo dove trentasei persone, il presidente Muffrey e i suoi collaboratori civili e militari, seguono l’evolversi di tutta la situazione. Questa sala militare immaginaria risulta tanto realistica che Ronald Reagan appena eletto nel 1981 chiese di poterla vedere convinto della sua effettiva esistenza. Il dottor Stranamore esce il 30 gennaio 1964, accolto da un grande successo di pubblico, di critica e premiato con quattro candidature all’Oscar. Un’opera utilizzata ancora oggi in senso didattico per affrontare l’argomento della questione nucleare.
Il ciclo Classici propone anche Tapei Story (1985) di Edward Yang (18 maggio), Il giardino delle vergini (1999) di Sofia Coppola (26 maggio) e Buena Vista Social Club (1999) di Wim Wenders (31 maggio)






































