Il mio posto è qui

Una ragazza madre nel meridione del dopoguerra scopre altri mondi

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Il mio posto è qui
di Cristiano Bortone e Daniela Porto
con Marco Leonardi, Ludovica Martino.

Calabria. La ragazza di campagna Marta (Martino) ama un ragazzo che sta per partire per la seconda guerra mondiale. Lui è sicuro che il Duce lo porterà a casa vittorioso in dieci giorni. Invece muore subito. Lei è incinta e per la famiglia è una puttana che farà anche di sua sorella una zitella disonorata. Urge matrimonio riparatore con un vedovo del contado, ma Marta è uno spirito ribelle: il promesso sposo non le piace e vorrebbe autonomia e lavoro. Nel primissimo dopoguerra in parrocchia fanno un corso per future spose e l’organizzatore di matrimoni che aiuta il prete è un uomo colto, fine, brillante, omosessuale e quindi, più o meno ufficialmente, definito “finocchio” (Leonardi). E aiuta Marta a farsi una coscienza politica, a scoprire che esiste un mondo (clandestino) di uomini che si amano e che una ragazza che impara la dattilografia potrebbe trovare un lavoro e la sua autonomia a Milano. Sempre che non l’ammazzino di botte prima. Con molto dialetto e molti sottotitoli in dialetto per aiutare il dialetto, Il mio posto è qui si affianca a C’è ancora domani sul nodo del ruolo della donna nella società manesca patriarcale (e sessualmente ipocrita) e sul voto alle donne.

 

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