I dannati
di Roberto Minervini
con Cuyler Ballenger, Jeremiah Knupp, René W. Solomon, Noah Carlson, Timothy Carlson
Un gruppo di soldati volontari viene inviato dall’esercito americano a esplorare una frontiera. Un carro, pochi graduati a cavallo, fanti in fila. Da giovanissimi a vecchi. Passano una landa desolata e si inoltrano in foreste meravigliose in un inverno nevoso. Sono nordisti, siamo nel pieno della Guerra di secessione, la missione non è chiara, l’obiettivo sembrerebbe di esplorazione, ma in qualsiasi momento i nemici li possono attaccare. I nemici non hanno volto. Sembrano fantasmi. La cura nella ricostruzione dei volti da dagherrotipo, delle barbe, delle capigliature, delle divise, delle armi e di come usarle dà al film l’aura di un documentario girato con la macchina del tempo. I dialoghi sembrano interviste laconiche su come sparare o sui motivi religiosi o no di partecipazione alla guerra, ma fin dalla prima scena di natura selvaggia (un branco di lupi strappa pezzi di una preda) è chiaro il tema metafisico di questa missione sacrificabile: vi mando in mezzo ai lupi… Minervini continua sotto le mentite spoglie di un film di finzione il percorso documentaristico sugli States e le violentissime contraddizioni natura/cultura già sperimentato in Stop the Pounding Heart e Louisiana (The Other Side): la maggior parte delle riprese incalzano alle spalle gli attori. Passato a Cannes in Un certain Regard.







































