«Il cd è un “nostro” modo per preservare e ridare luce alla musica cinematografica italiana degli anni 60/70 e offrire al pubblico contemporaneo una prospettiva originale, fresca e appassionata», raccontano i quattro Cinedelik. E confermano che questo primo assaggio avrà dei futuri volumi che lo seguiranno.

La cantante Lorena Falbo, il chitarrista Carlo Rosati e i ritmi Massimiliano Cignitti, al basso elettrico, ed Enrico De Paolis, a batteria e percussioni, debuttano con l’album Vol. I – La regola del gioco (Controvento/Dodicilune), che si rifà in toto a un periodo glorioso della sonorizzazione cinematografica italiana, quando le soundtrack venivano firmate da maestri ormai riconosciuti internazionalmente come grandi musicisti: da Ennio Morricone ad Armando Trovajoli, da Piero Piccioni a Gianni Ferrio, da Giovanni Fusco (questi quelli presi in considerazione nel cd) a Nino Rota, da Piero Umiliani a Carlo Rustichelli, da Riz Ortolani a Franco Micalizzi (che ci auspichiamo verranno considerati per i prossimi volumi).

Tutti questi compositori, dalla seconda metà dei Cinquanta a tutte le due decadi successive, nutrirono le loro partiture attingendo all’universo sonoro afroamericano. «Aveva il sapore di una novità, di un suono diverso da tutte le colonne sonore che si facevano d’abitudine; aveva una capacità di penetrazione nelle emozioni dei protagonisti e della scena che altre musiche preparate a tavolino non potevano avere», ricordava Giorgio Gaslini (il suo quartetto fu tra i protagonisti del film di Michelangelo Antonioni La notte del 1960).

Lo stesso fanno i nostri Cinedelik – con il supporto di Mauro Scardini a piano e tastiere, Juan Carlos Albelo a tromba, armonica e violino e Franco Marinacci ai sassofoni – riportando all’oggi una piccola parte di quel repertorio, in particolare le canzoni che segnarono il successo di film quali – li elenchiamo nell’ordine di presentazione sul cd – L’eclisse (1962, Antonioni), Il dio sotto la pelle (1974, Folco Quilici e Carlo Alberto Pinelli), Thrilling (1965, Carlo Lizzani, Ettore Scola e Gian Luigi Polidoro), Diabolik (1968, Mario Bava), La morte risale a ieri sera (1970, Duccio Tessari), Svegliati e uccidi (1966, Lizzani), L’uomo senza memoria (1974, Tessari), L’anatra all’arancia (1975, Luciano Salce), Gli scassinatori (1971, Henri Verneuil).

A esse si aggiungono l’inedito Come lucciole, firmato dalla cantante con il tastierista Gico Fratta, il tema de Il clan dei siciliani (1969, Verneuil), arricchito da un testo originale ancora di Falbo, e quello di Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa? (1968, Scola), proposto in medley con il megasuccesso di Bruno Lauzi Ritornerai.

Con un andamento lento e flessuoso il cd si srotola con eleganza e piacevolezza, rileggendo quel tipico sound in modo da alternare momenti più decisamente jazzistici, a volte quasi fusion, altre più swing, altre ancora in salsa hard bop, con  all’italiana di allora, ad altri più rilassati e sognanti, a metà strada tra la canzone leggera di classe, quella d’autore soft e la ballata quasi rock. Inoltre va sottolineato come la tipica voce di Falbo, dalle tonalità suadenti, dall’accentazione intrigante e dai voli lirici, si dipana con grande classe, senza paura nel confrontarsi con almeno un paio di interpreti gigantesche come Mina e Astrud Gilberto.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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