I Cassandra presentano “1000 Pezzi” in collaborazione con Andreea

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È un periodo intenso per i Cassandra, la band fiorentina che ha saputo conquistare il pubblico con il loro sound unico e coinvolgente. Dopo il successo del secondo album “Un Glorioso Disastro”, pubblicato nel dicembre 2023 (qui la nostra intervista), i Cassandra sono tornati a sorprendere con il singolo 1000 Pezzi, una collaborazione Andreea.

Il singolo, descritto come un incontro/scontro tra due galassie musicali, promette di portare una ventata di freschezza e introspezione, esplorando temi profondi e universali attraverso testi incisivi e melodie accattivanti.

Con un background di esibizioni live nei principali club e festival italiani e una reputazione di artisti dal vivo capaci di incantare il pubblico con la loro energia e passione, i Cassandra continuano a spingersi oltre i confini del loro dirty-pop. Ecco cosa ci ha raccontato Matteo Ravazzi su questa nuova fase del viaggio musicale dei Cassandra.

Come è nata la collaborazione con Andreea?

È arrivata in maniera abbastanza casuale, come tutte le cose belle, nel senso che noi stavamo cercando una nuova direzione, stiamo sperimentando nuove produzioni e nuovi modi di scrivere. Pensavamo che ci mancasse qualcosa. A un certo punto un nostro collaboratore ci ha proposto di provare con una voce femminile e ci ha presentato Andreea. Poi ci siamo incontrati a Bologna in una trattoria e dopo due giorni eravamo in studio a registrare il pezzo.

Che cosa rappresentano questi 1000 pezzi?

Per me, rappresentano il senso di precarietà che ogni tanto ci sembra “tutto attaccato con lo sputo” e non sappiamo neanche noi come stiamo in piedi. E ci spacchiamo, ci ricomponiamo, ci mescoliamo… ecco, questi per me sono i 1000 pezzi, appunto.

 

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Nella descrizione del singolo si parla di “anime tenute insieme da uno sputo”. Come si riflette questo concetto nella canzone?

È una tensione continua. Noi abbiamo cercato anche di renderla nel pezzo stesso. A me la base dava un senso di tensione, e io l’ho declinata in questo testo. A volte, sembra veramente che ci sia un filo che ci tiene appesi, quindi qualcosa di molto precario, che da un momento all’altro si può spezzare. È anche una tensione che secondo me ti fa essere molto permeabile a tutto quello che succede intorno.

Quali sono le esperienze che hanno influenzato la scrittura di questo pezzo?

Siccome abbiamo una irrequietezza che ci contraddistingue in tutti i campi, questa volta abbiamo deciso di essere molto più connessi a quello che avevamo intorno. Quindi abbiamo ascoltato tantissima musica, tantissime nuove cose e abbiamo provato a cambiare modo di operare. A differenza di “Un glorioso disastro”, questo pezzo nasce dallo sperimentare, dall’andare su territori che non sono nostri, come se fosse un salto nel vuoto, senza paracadute, senza rete. Ha la sua forma, ma ha bisogno di evolversi in qualche modo.

Come è stato lavorare con Andreea? Come si è inserita nel meccanismo del processo creativo?

È stato incredibile, nel senso che apparentemente siamo due mondi molto lontani. Il pezzo era già fatto, l’abbiamo chiamata e le abbiamo chiesto di cantarlo. Lei è arrivata in studio e, con la sfacciataggine che hanno solo quelli che hanno veramente qualcosa da dire, ha detto “io ho rifatto la strofa”. La mia prima reazione è stata “Madonna, ma che ha fatto..?”

Poi ha iniziato a cantarlo e spaccava. Perché ovviamente lei ha un modo di intendere, soprattutto la metrica, molto diverso e molto interessante. E comunque il pezzo è molto in armonia, i due mondi non stridono. Io quando sento il pezzo non mi dà l’impressione che si incastri male.

 

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C’è un momento particolare che ti rimane impresso del momento creativo?

Sicuramente quello che ti ho appena raccontato. Perché per una persona che scrive, quando arriva qualcuno che ti dice “io ho cambiato” o va molto bene o va molto male. Invece è stato bello che ha tirato fuori questa strofa, l’ha cantata senza microfono e io ho detto “ci sta benissimo”.

Questo singolo è l’ultima “chicca” o possiamo aspettarci altro?

Come sempre, grazie alla nostra ansia irrequietezza, dovete aspettarvi altro. Stiamo lavorando ad altro, anche perché non ci riesce a fare altro nella vita. Stiamo lavorando a materiale nuovo e a delle sorprese nuove. Quindi grazie alla nostra ansia questi “pacchi regalo” hanno una lunga vita.

Dal punto di vista del live invece che cosa possiamo aspettarci dai Cassandra in questo 2024?

Ci siamo presi due mesi di pausa, proprio per scrivere, e ora a luglio si riparte, abbiamo un po’ di date in giro per l’Italia, che è la cosa che ci piace di più. Ci piace tantissimo andare in giro a suonare, tornare a Firenze, andare in studio a registrare. È proprio la vita che piace a noi.

Giornalista pubblicista. Si occupa di musica, sport, cronaca, attualità. Tanti interessi, tutti diversi. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tra le più giovani collaboratrici del sito, non le manca il carattere per difendere le sue idee.

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