Massimo Troisi, 30 anni fa la morte del grande artista napoletano

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Massimo Troisi

Un artista enorme. Non ci sono altri modi per definire Massimo Troisi, che si spegneva esattamente 30 anni fa. Nato il 19 febbraio 1953 a San Giorgio a Cremano, nelle vicinanze di Napoli, Troisi ha saputo lasciare un segno profondissimo nella cultura italiana, nonostante una carriera giocoforza molto breve.

Dopo gli esordi in teatro e televisione, il cinema è stato il suo mondo, quello in cui come pochi è stato in grado di coniugare cultura alta e cultura popolare, sempre all’insegna di una cifra stilistica unica e originale. La sua filmografia da attore conta appena dodici titoli, quella da regista solo cinque: numeri piccoli, ma sufficiente per lasciare un ricordo indelebile e destinato a durare nel tempo.

Giovanissimo si appassionò al teatro, per poi arrivare al successo nel 1977, quando con La Smorfia (il trio del quale facevano parte anche Lello Arena ed Enzo Decaro) debuttò a Non stop, rivoluzionario programma della Rete 1 dedicato al cabaret.

L’esperienza con La Smorfia proseguì fino al 1980, con la partecipazione ad altri programmi televisivi di successo, fra i quali nel 1979 Luna Park, show del sabato sera condotto da Pippo Baudo. Sciolto il trio, Troisi iniziò la sua avventura nel mondo del cinema. E fece subito centro. Ricomincio da tre, nel 1981, il suo film d’esordio, sbancò il botteghino e convinse in egual misura pubblico e critica. Troisi vinse anche due David di Donatello: per il miglior film e in prima persona come miglior attore. Negli anni Ricomincio da tre è diventato un super classico del cinema italiano.

Nel 1982 Troisi tornò in televisione. Lo fece con un film tv, dal titolo tristemente profetico: Morto Troisi, viva Troisi! Era un finto reportage sulla morte del comico napoletano, con testimonianze di amici e colleghi.

Scusate il ritardo, nel 1983, fu il secondo film di Troisi come regista. Si sa che, dopo un grande successo, ripetersi è estremamente difficile. Ed invece l’artista napoletano riuscì ancora una volta a vincere la scommessa. Lello Arena e Lina Polito vinsero anche il David di Donatello, rispettivamente come miglior attore non protagonista e miglior attrice non protagonista.

Non ci resta che piangere è uno dei film di culto per eccellenza del cinema italiano. Massimo Troisi ne era il regista e l’attore principale, in entrambi i ruoli insieme a Roberto Benigni. L’unione di due fra i comici più popolari allora in Italia fu esplosiva. Il film incassò qualcosa come 15 miliardi di lire ed ancora oggi è ricordato come uno dei film più divertenti di sempre.

Il successo di Non ci resta che piangere non condizionò Troisi. A dirla tutta, anzi, quel film restò come un’esperienza per certi versi isolata nella sua carriera. Tanto è vero che, nel 1987, l’artista napoletano tornò nelle sale con Le vie del Signore sono finite, film lontanissimo da quello realizzato in coppia con Benigni. Ed ancora una volta il pubblico mostrò di gradire.

Dopo Non ci resta che piangere, Troisi girò tre film come attore al servizio di Ettore Scola: Splendor, Che ora è e Il viaggio di Capitan Fracassa. Grazie a Che ora è, in particolare, Troisi vinse nel 1989 il principale riconoscimento della sua carriera: la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile al Festival di Venezia. Premio vinto in coppia con Marcello Mastroianni, suo compagno di scena.

Nessuno poteva prevedere che, nel 1991, Pensavo fosse amore… invece era un calesse sarebbe stato l’ultimo film girato da Troisi come regista. Nell’occasione (come già per il film precedente) Troisi affidò la colonna sonora all’amico Pino Daniele, che lo ripagò con Quando, canzone destinata a diventare uno dei più grandi successi del cantautore napoletano. Angelo Orlando vinse il David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Il postino è il testamento artistico di Massimo Troisi. Malato e in attesa di un trapianto di cuore che non ci sarebbe mai stato, Troisi volle a tutti i costi arrivare a fine lavorazione. Lasciò la regia a Michael Radford, per concentrarsi solo sulla recitazione. Il film è un capolavoro senza tempo, una di quelle opere che è obbligatorio vedere almeno una volta nella vita. Fu candidato a cinque Oscar, vincendo la statuina per la miglior colonna sonora grazie al lavoro di Luis Bacalov. Troisi fu candidato come miglior attore, mentre le altre tre candidature erano per il miglior film, la miglior regia e la migliore sceneggiatura non originale. Purtroppo l’artista napoletano non fece in tempo a godersi il trionfo: morì infatti il 4 giugno 1994, poche ore dopo la fine delle riprese.

Il 23 febbraio 2023 è uscito documentario Laggiù qualcuno mi ama, firmato da Mario Martone. Un omaggio sincero e mai scontato, assolutamente da vedere.

Marco Pagliettini
Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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