L’impero
di Bruno Dumont
con Brandon Vlieghe, Anamaria Vartolomei, Lyna Khoudri, Camille Cottin, Fabrice Luchini
In un villaggio di pescatori nel nord della Francia i pescatori non sono solo pescatori, la normalità un po’ brutale e un po’ campagnola nasconde strani rituali (ogni tanto qualcuno si inginocchia in segno di sottomissione come nel medioevo) e quando cominci a chiederti che succederà spuntano spade laser, eredi del Potere nati da unioni tra umane ed extraterrestri e infine le consuete mega astronavi a metà strada tra architetture settecentesche orizzontali e cattedrali medieoevali verticali. Tra rustici giovanotti e ragazzotte di provincia si celano due civiltà galattiche, gli Uno e gli Zero (come nei computer), Fabrice Luchini vestito come in un fumetto di Moebius impersona il Male Totale e si diverte molto (lui), e grande è la confusione sotto il cielo per capire dove sta davvero la “parte oscura della forza”. Essendo un film di quel pazzo di Dumont (che da L’età inquieta a L’umanità, a 29 palms, a Ma Loute a France ha mescolato filosofia, sesso, cinema bressoniano, deliri e ironia) poichè una protagonista a un certo punto mormora “quanta speranza”, ebbene siamo di fonte una variante dumontiana folk demenziale di Star Wars (l’episodio 4, il primo uscito, si intitolava Una nuova speranza).





































