Kinds of Kindness

Lanthimos a episodi. Crudele come agli inizi. Forse di più.

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Kinds of Kindness
di Yorgos Lanthimos
con Emma Stone, Jesse Plemons, Willem Dafoe, Margaret Qualley, Hong Chau

Sicuri che sia un Lanthimos minore girato perché erano a disposizione attori dell’ultimo Povere creature? Solo perché viene l’istinto di lasciare la sala durante la visione? Tre episodi con gli stessi attori a rotazione. Un manager/bambino (Plemons) che fa tutto quello quello che gli organizza e domanda il potentissimo capo/padre (Dafoe), da cosa bere a come vestirsi al non avere figli all’omicidio. Un poliziotto ( Plemons) a cui riportano a casa la moglie dispersa in un naufragio (Stone), ma secondo lui è un’altra, e la vuole distrutta. A pezzi. La coppia (Plemons e Stone) di una setta basata sulla purificazione con il sudore e le lacrime che cerca un tipo di donna (Qualley) che sappia far risorgere i morti.
Lanthimos è tornato in coppia con lo sceneggiatore Fiilppou: dimenticate le allegre scorribande di La favorita e Povere creature, film eccentrici ma in fondo mainstream,  ricchi, gonfi di trama. Siamo tornati nell’area inquietante di Lobster, Alps, Il sacrificio del cervo sacro, Dogtooth: dolore, surreale e inspiegabile, domande senza risposta all’universo, il quotidiano come orrore fesso, una linea di umorismo nerissimo nascosta nell’inconscio. Cosa se ne fanno i suoi personaggi del lavoro, dell’amore, del sesso, della vita e della morte? Pensate pure al peggio e all’assurdo: ce ne sarà di più. Kinds of Kindness a volte sfiora l’insopportabile. L’insopportabile è un pensiero, non un’immagine ripugnante. Lanthimos usa la tortura: il peggio della tortura è l’immaginazione del peggio. Visivamente Kinds of Kindness (titolo di ironia funebre: “tipi di gentilezza”) ricorda i film dell’ultimo Altman minimalista, solo che i personaggi più torturati di Altman al confronto erano buontemponi motivati e sofferenti. Questi di Lanthimos sono insetti alieni. Però ballano bene quando la musica non è dissonante.

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