Umberto Tozzi presenta il live di Venezia: «Suonare a San Marco è un’emozione indescrivibile»

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umberto tozzi venezia

Proprio alle spalle del palco in allestimento in Piazza San Marco che il prossimo 7 luglio lo vedrà protagonista, nella magnifica sala da ballo del Museo Correr di Venezia, Umberto Tozzi ha presentato il concerto che terrà in Piazza San Marco per L’ultima notte rosa – The final tour.

L’artista celebra questo imperdibile gran finale dedicando al pubblico quasi 30 date nel nostro Paese e 30 nel resto del mondo tra il 2024 e il 2025.
Sarà l’ultima occasione per vivere le emozioni dei live di Umberto Tozzi, in una sequenza di spettacoli in location d’eccezione che toccheranno ben 4 continenti: Europa, America, Asia e Oceania. Accompagnerà l’inconfondibile voce dell’artista, un’orchestra di 21 elementi.

Per il calendario completo del tour e le info sui biglietti potete cliccare qui e qui.

Qui sotto potete trovare le parole di Umberto Tozzi nell’incontro con la stampa a Venezia.

Saranno 60 date in tutto il mondo, che chiuderanno una carriera lunga 50 anni e fatta di oltre 2.000 concerti. Come si affronta un tour, sapendo che sarà l’ultimo?

Sono felicissimo di affrontare questo tour, che sarà spettacolare, anche perchè il fatto di salutare per sempre il mio pubblico dal vivo aggiungerà quel qualcosa di emozionalmente inspiegabile.
Siamo partiti il 20 giugno scorso dalle Terme di Caracalla di Roma ed è stato molto emozionante. Qui a Venezia lo sarà altrettanto, se non di più, perchè mi farà un po’ strano trovarmi in questo posto dove da ragazzo vidi il concerto del mio idolo Paul Mc Cartney con i Wings.

Dire che mi dispiacerà smettere di suonare mi sembra ovvio, perchè sono sempre stato sul palco da quando avevo 16 anni, ed ho sempre fatto il chitarrista ancora prima di cantare: Quindi il palco mi mancherà sicuramente tanto, però dalla mia carriera e dalla vita ho avuto così tanto che sono felice di chiudere la mia carriera in questo modo.

Che Umberto Tozzi sarà quello che salirà sul palco di Piazza San Marco a Venezia? Un po’ più rock, un po’ più intimo?

Io sono sempre stato più rock che pop, però poi ho unito le due cose nello scrivere le canzoni, ed in un certo senso sono diventato pop rock.
Questo concerto sarà speciale, perchè sarò accompagnato da un’orchestra di 21 elementi. Ho sempre sognato di avere un organico di questo tipo, con una sezione di archi ed una di fiati. La loro presenza sicuramente riuscirà a riempire certi spazi, e mi aiuterà a trovare quel punto d’incontro tra rock e sinfonica.
Il mio repertorio sarà sicuramente sicuramente valorizzato al massimo da una formazione così ampia e ricca, ma la cosa fondamentale è che sia io che i miei musicisti ci divertiamo tanto. Si tratta certamente di lavoro ma per noi è anche un grande divertimento, e penso che se il pubblico veda che siamo noi i primi a divertirci sul palco, si sentano più coinvolti.

Quali canzoni saranno in scaletta?

In questo concerto faccio esattamente il meglio del mio repertorio… che piace a me. Fortunatamente rappresenta anche quello che piace ai fan. È ovvio che ci sono canzoni che non ci saranno, ne ho scritte a centinaia e non posso accontentare le richieste di ogni singola persona, ma credo comunque di aver fatto una selezione che riuscirà ad accontentare più o meno tutti.

Tra tutte le canzoni che hai scritto, ce n’è una che pensi ti rappresenti di più o a cui sei più affezionato?

Penso che Ti amo sia la canzone che mi rappresenti di più, che sia in qualche modo la più originale del mio repertorio. Anche se Gloria è un’altra storia importante della mia vita, Ti amo è stato un pezzo fondamentale per la mia carriera, perchè appena pubblicata è diventato subito una hit in Francia, e poi da lì Spagna, Germania, e così via.
È una canzone che amo e che credo abbia segnato un modo di scrivere canzoni in modo diverso.

Cosa intendi? Com’era prima lo scrivere canzoni, e cosa è diventato dopo?

Ti rispondo raccontando una cosa molto bella che mi è successa tanti anni fa. Ho avuto la fortuna di conoscere il grande Lucio Battisti, sia quando andavo a Milano per registrare come chitarrista turnista nei dischi degli altri, che quando avevamo lo stesso editore per i nostri dischi. Proprio dal nostro editore comune mi arrivò un complimento enorme di Battisti: «dopo di me l’unico che ha scritto una musica diversa è Tozzi».

Lucio è stato l’artista più innovativo dal punto di vista compositivo per quel periodo della musica italiana, dopo Modugno è stato quello che ha cambiato il modo di scrivere canzoni.
Anche io ritengo di aver cambiato il modo di scrivere, perchè le mie canzoni si capiscono, “arrivano”, ma come quelle di Battisti sono costruite su strutture armoniche tutt’altro che semplici.
In Italia abbiamo avuto la fortuna di avere dei geni, da Dalla a De Gregori, a De André, un sacco di artisti meravigliosi che hanno scritto canzoni fantastiche. Però quello che diceva Lucio è un’altra cosa, ovvero che noi scrivevamo cose nuove, diverse da quelle del cantautorato classico.

Cosa ne pensi del mondo dei talent? Pensi che siano una vetrina importante o un mondo fatto di apparenza?

Il presente ci dice che dai talent sono usciti diversi grandi artisti, quindi evidentemente funziona.
Io da musicista ritengo che noi abbiamo avuto una storia diversa perchè ci confrontavamo con altri musicisti. Oggi i ragazzi si confrontano solo con i computer, ma quelli non ti danno una risposta. Penso che si cresca solo confrontandosi con altri musicisti, suonando insieme e scambiandosi idee.
Ben vengano quindi i talent, che dietro le quinte hanno professionisti che insegnano ai ragazzi, gli stanno vicino e li consigliano al meglio.
Io nella mia carriera non averei fatto nessun talent, ma perchè arrivo dalla storia del rock. Jimi Hendrix suonava nelle metropolitane di New York. Lì non c’erano i talent, perchè il talent era lui.

Sarà davvero l’ultimo tour, o pensi che potrebbe esserci un ripensamento, come fanno altri gruppi, che prima fanno tour d’addio e poi annunciano reunion?

Non voglio neanche immaginarmi un ripensamento.
Ho pensato qualche anno fa a fare un tour d’addio, ma ho deciso che non era il momento. Poi, purtroppo, ho passato due anni con problemi di salute, e questo mi ha fatto riflettere moltissimo su quello che ero e su quello che avrei voluto fare in futuro.
Visto che fortunatamente sono guarito, oggi penso di essere anche una persona migliore, più disponibile, e al momento vedo solo la gioia per l’inizio di questo tour, e non penso alla fine.
Voglio godermi questo anno e mezzo di concerti in giro per il mondo e gustare il piacere di suonare il mio repertorio con la band e con l’orchestra.
Vi aspetto quindi il prossimo 7 luglio in Piazza San Marco a Venezia!

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