Fremont

Un biscotto della fortuna può fare la tua fortuna?

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Fremont
di Babak Jalali
con Anaita Wali Zada, Jeremy Allen White, Gregg Turkington, Hilda Schmelling

Triste e buffa la vita della ragazza Donya (Anaita Wali Zada) che al ritorno dei Talebani deve lasciare l’Afghanistan con un aereo del ritiro delle truppe Usa. Lei faceva da interprete perché sa bene l’inglese. Ora vive a Fremont,  California, tutti i suoi parenti sono rimasti dall’altra parte del mondo, una parte della comunità afghana la guarda male (collaborazionista…), lei la notte non dorme, non va come consigliano le amiche agli appuntamenti alla cieca, si infila in una terapia psicologica usando la prenotazione di un altro  e per migliorare la sua quotidianità in fabbrica (preferisce lavorare coi cinesi) passa dal mettere i bigliettini con le massime nei “biscotti della fortuna” allo scrivere i testi  dei bigliettini. Poi, un giorno, invece di scrivere la solita profezia melensa, non si trattiene e scrive un suo desiderio… Quale non ve lo diciamo. Che ha delle conseguenze strane o forse uno strano modo di avverarsi. Un po’ lento. Ce lo fa sospirare anche l’iraniano-londinese Jalali con un ritmo insieme ipnotico e bizzarro, che in qualcosa somiglia alle ironie glaciali di Kaurismaki. Jalali unisce storie minimali (Radio Dreams e la produzione di Short Skin) a temi più grandi delle storie. In bianco e nero, con tenerezza ruvida, cosceneggiato con Carolina Cavalli.

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