A Tom Waits Laura Fedele ha dedicato un album spettacolare, Pornoshow, che traduceva in italiano alcune delle più belle, impareggiabili canzoni del cantautore-attore di Pomona. Uno di quei gioielli misconosciuti che solo i fan di alcuni, speciali artisti italiani riescono ad apprezzare, dato che i media spesso li dimenticano, affogati nel mare magnum delle proposte discografiche.

Di dischi originali Laura Fedele ne ha incisi diversi. Dall’altro con testi in italiano Monna Lizard, dal piglio quasi surreale nel trattare i rapporti d’amore, a quelli più squisitamente jazzistici, l’ambito in cui la pianista-cantautrice si muove con più apprezzamenti. Nata a Genova (il Mediterraneo), in una famiglia partenopea (la canzone napoletana), suona fin da giovanissima gli standard (il jazz mainstream), si appassiona di teatro (il cabaret e la canzone d’autore), adora Nina Simone (il blues e dintorni) e Ray Charles (tutta la black music).

Mettete insieme tutto quello che abbiamo indicato tra parentesi e inseritelo in una base jazz elegante, a volte persino stilosa, come nell’apertura The Wrong Side, e vedrete crescere il 14esimo cd di Fedele, intitolato Mood Swings, con chiaro riferimento più che allo swing della musica afroamericana a quei “sbalzi di umori” che tappezzano la sua musica, ma anche, confessiamolo, le nostre giornate.

Diverse formazioni quasi cameristiche e drumless, che alternano strumentisti preziosi come Marco Brioschi (tromba), Stefano Dall’Ora (contrabbasso), Marco Simoncelli (arpa) e Heggy Vezzano (chitarra), sviluppano un discorso basato sul rapporto voce/pianoforte e insieme aperto al desiderio di una riproposizione teatrale. Dieci canzoni – tutte di Fedele, a eccezione della cover di People Are Strange dei primi Doors, rifatta in una formula tra jazz e angoscia, tra protesta e Waits – che volano tra numerosi cambi di atmosfera in un cielo cupo come quello contemporaneo, che pongono di fronte la protesta per ciò che l’uomo è capace di fare di negativo contro gli altri uomini, contro gli animali, contro il pianeta, e il desiderio di felicità, di gioia, di appagamento, che tutti rincorriamo.

L’intervista

Il jazz, inteso come arte dell’improvvisazione è quello che mi permette di dare un senso e una direzione a questo cocktail di emozioni e di esperienze musicali che ho dentro. Mi permette di elaborare il tutto con la massima libertà. Il jazz ha questo di bello, permette di rimescolare le carte seguendo l’istinto del momento, pur mantenendo, ovviamente, una cifra stilistica personale.

Ci sono molti contrasti in questo disco. Ho voluto mettere le luci e le ombre del vivere attuale. E ho voluto anche alleggerire un po’ certi testi, perché arrivasse un messaggio di positività nonostante tutto e nonostante io sia preoccupata e arrabbiata per la piega che ha preso questa società. Ho voluto inserire una parte solare, che afferma come noi esseri umani abbiamo diritto anche di divertirci e di goderci la vita, non solo di lavorare e comprare cose. Tutto il cd si riferisce allo stato mentale di una persona, ai suoi “sbalzi di umore”, come dice il titolo. Nel disco ce ne sono molti, perché fa parte della mia filosofia pensare che nella vita c’è il bianco e il nero e di conseguenza ci sono inevitabilmente dei conflitti.

Mood Swings vive le contraddizioni di oggi…

Oggi le difficoltà sono tante. Il lato peggiore dell’umanità è chiaramente la violenza e la guerra. D’altra parte la ricerca della felicità rimane un obiettivo per l’uomo contemporaneo. Io sono andata a protestare contro quest’epoca contraddittoria, di affanno, di continue costrizioni, in cui il tempo libero ha perso il suo valore. Il diritto a uno stile di vita meno frenetico e un po’ più umano credo sia fondamentale. Poi ho voluto inserire Mother Earth, un brano dedicato alla Terra che ha già un paio di anni. È un tema che mi è stato sempre caro: soffro a vedere il pianeta trattato così. Almeno gli ho dedicato una canzone. L’uomo sta facendo danni dappertutto. In particolare amo gli animali e voglio ribadire anche in questa intervista che vanno rispettati, amati e mai e poi mai abbandonati.

A proposito di conflitti e di incontri, anche musicalmente in te convivono diversi mondi sonori, specie in questo cd che è pieno di combinazioni tra gli stili, nonostante la base jazz…

È nato molto spontaneamente, non seguo mai una ricetta precisa. La libertà è il filo conduttore della mia vita. Per quanto mi è possibile la ricerco sempre, anche se tutti siamo un po’ inscatolati. La libertà stilistica, di non dover sottostare a determinate scelte: ad esempio quando mi hanno chiamata a The Voice Senior ho accettato dopo vari tentennamenti purché facessi determinati pezzi. Ne ho proposti una rosa e loro hanno detto ok. Comunque tutto quello che mi coinvolge e mi cattura in qualche modo riesco ad assimilarlo. Penso di avere una grande capacità di assorbimento, nel bene e nel male magari. Assorbo di tutto, ma non a livello nozionistico, per nomi e date sono un vero disastro, così come per le persone, mentre a livello di sonorità per me è molto semplice immagazzinarle e poi buttarle fuori sotto un’altra forma.

I jazzofili hanno avuto mal di stomaco a vederti a The Voice Senior

Ti dirò: anch’io. Perché dall’interno vedi delle dinamiche molto, diciamo così, strane. Pare che siano tipiche della televisione. Poi devo dire che ho commesso l’errore di scegliere come coach Loredana Bertè, perché certe cose che faceva lei da giovane mi piacevano molto, in particolare la sua grinta. Ho sbagliato, ed è inutile ti dica perché.

Quando un musicista si sente appagato? Quando riesce a dire “ho finalmente lasciato qualcosa di me che rimarrà”?

Appagata io mi sono sentita diverse volte. Poi dire che qualcosa di me rimarrà è un pochino presuntuoso, anche perché le cose rimangano ci vogliono visibilità e numeri. Però a livello personale e relativo al mio pubblico, che ovviamente non è quello di Taylor Swift, mi sento di dire che questo Mood Swings è un lavoro di cui sono soddisfatta e che credo verrà accettato. Mi piace moltissimo.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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