Francesco De Gregori è ripartito in solitaria, dopo la lunga esperienza insieme ad Antonello Venditti, e ieri sera il tour ha fatto tappa al Castello Carrarese di Este, in provincia di Padova.
Sul palco col Principe la sua band storica, composta da Guido Guglielminetti (basso e contrabasso), Carlo Gaudiello (tastiere), Primiano Di Biase (hammond), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino), Simone Talone (percussioni) e Francesca La Colla ai cori.
Il concerto
Due anni di tour insieme ad uno dalla chiacchiera facile sul palco come Antonello Venditti devono aver mosso qualcosa anche in De Gregori, che tra un brano e l’altro si lancia in battute e spiegoni sulle canzoni.
È forse anche un po’ un modo di seppellire l’ascia di guerra verso chi, ad inizio carriera, lo ha definito ermetico («scegliendo le canzoni da fare per questo tour ho riletto alcuni testi e mi sono detto “mi sa che avevano ragione”»).
Nelle due ore di concerto (trovate la scaletta in fondo) si viaggia in tutta la discografia del cantautore, da La casa di Hilde, contenuta nel primo album Alice non lo sa, del 1973 («quando ho scritto questa canzone molti di voi non erano ancora nati») a Giusto o sbagliato, l’ultimo brano pubblicato pochi mesi fa e scritto insieme a Checco Zalone.
In mezzo, ovviamente molti dei capolavori che sono entrati a far parte della storia della musica italiana, come Rimmel, La donna cannone, Bufalo Bill, Sempre e per sempre, e un momento formato da tre brani, uno dietro l’altro, che sembrano messi lì apposta per raccontare tre punti di vista diversi di una stessa cosa, cioè la guerra: Generale, ovvero chi la guerra la combatte, Il cuoco di Salò, “lavoratore” nella guerra, e San Lorenzo, ovvero la canzone di chi la guerra la subisce, cioè i civili.
E allora, “approfittando” dell’inaspettata voglia di spiegare le storie dietro le canzoni, e per soddisfare la curiosità di chi si è sempre chiesto il significato di alcuni brani, il resto del concerto ve lo facciamo raccontare direttamente da Francesco De Gregori.
La valigia dell’attore
Ci sono artisti che si divertono molto e in certi casi vengono anche pagati bene, in altri purtroppo no. Però tutti hanno in comune un destino, una solitudine. La solitudine di chi, alla fine, sceglie di trovarsi di fronte ad una platea bella e grande come quella di stasera, poi però quando si chiude nel suo camerino fa inevitabilmente una specie di esame di coscienza pensando a quello che ha scritto e che dovrà recitare.
Quindi c’è un po’ questo attrito tra l’immagine pubblica, quella ritratta sul manifesto, e l’immagine più o meno vera che ti rimanda lo specchio del camerino.
Un guanto
Partiamo da un dato fondamentale, che un po’ mi disturba: non l’ho inventata io questa canzone. Io l’ho presa da un pittore, un artista tedesco a cavallo tra fine ‘800 e inizio ‘900, che si chiamava Max Klinger, un bravissimo incisore. Lui ha fatto 10 tavole in sequenza, legate una all’altra, come fosse un fumetto. Io ho preso ognuna di queste tavole e ci ho legato le strofe della canzone.
Tutto andrebbe bene se queste tavole fossero in qualche modo comprensibili, ma in realtà no: Klinger era contemporaneo di Freud e quindi dei primi studi sull’inconscio e sui sogni, ed ha fatto una cosa onirica.
Tanto per dire, la prima tavola è molto chiara, in confronto alle altre è acqua fresca: si vede una signora di quei tempi con un lungo vestito e i pattini a rotelle, che pattina e lascia cadere, non si sa se apposta o per distrazione, un guanto. Questo guanto viene raccolto da un gentiluomo, molto elegante anche lui, con la tuba in testa. Lo raccoglie evidentemente perchè vuole restituirlo a questa signora, prima o poi, o per gentilezza o perchè magari ha dei secondi fini, dato che questa signora appare molto bella.
Nelle tavole successive il guanto subisce una trasfigurazione continua e abbastanza paradossale. Nella quinta tavola, ad esempio, si vede un uomo su una barca in un mare in tempesta, che si sporge per raccogliere questo guanto che sta dentro l’acqua.
In un’altra tavola si vede un mostro orribile che somiglia un po’ ad uno pterodattilo o ad un altro mostro preistorico, che rompe una finestra per introdursi in una stanza ed uscirne col guanto nel becco.
Poi, in un’altra tavola ancora, questo guanto finisce su una spiaggia, insieme ad una cascata di fiori portata dalla marea.
Fino ad arrivare all’ultima tavola, dove si vede il guanto che, pacificamente, si rilassa su un piccolo altare di marmo con accanto un Cupido che ha deposto l’arco e le frecce, ed è quindi innocuo. La passione è terminata, si è ormai consumata e tutti e due si riposano, in un clima di grande saggezza.
L’uccisione di Babbo Natale
Cos’è L’uccisione di Babbo Natale? Uno sfregio al nostro Natale? Assolutamente no, vogliamo tutti bene al Natale.
Ma in un Natale particolare, tantissimi anni fa successe che due ragazzini ammazzarono Babbo Natale a coltellate e a bastonate. Un po’ se lo meritava, perchè era molto cupo: portava ferro e carbone nella sua sacca.
I due ragazzini però non sono giustuficati per questo, e sono anche due drogati: nella canzone ad un certo punto si sente che mangiano un fungo insieme, e vi prego di credere che non volevo parlare di un fungo porcino. In più, che fanno? Ammazzano il grillo parlante, quindi rifiutano ogni saggezza.
Dopo questo eccidio tornano a casa tranquilli dai genitori, che li accolgono con gioia e imbandiscono il cenone natalizio.
Gambadilegno a Parigi
Il protagonista della è un reduce di guerra. Scegliete voi quale, ce ne sono tante. Lui ha perso una gamba, quindi gira con una protesi.
E dove va questo ex soldato? A Parigi. E lì arranca per le sue strade, guardando la Torre Eiffel, il Louvre. Anche l’albergo che ha prenotato è senza ascensore, solo con scale.
Insomma, ci sarebbero un sacco di motivi per far sì che quest’uomo sia di cattivo umore, tra la gamba, l’albergo e tutto il resto. Lui invece una notte fa un sogno che lo rappacifica col mondo, e sogna Atene.
Ora voi mi chiederete “e perchè sogna Atene?”. E che ne so? L’ha sognata lui. Io però penso che sogni Atene perchè è la patria della democrazia, dell’arte, della filosofia.
San Lorenzo
San Lorenzo oggi è un quartiere che la sera si riempie di giovani, di movida, come si direbbe oggi.
Ma per i romani più attempati, di cui io mi onoro di far parte, il quartiere di San Lorenzo rievoca un altro tipo di memoria, quella di un terribile bombardamento a cui il quartiere venne sottoposto nel 1943. Io non c’ero allora, sono del ’51, però ne ho sentito raccontare.
Il quartiere venne completamente distrutto, e con lui anche il grande cimitero del Verano: si scoperchiarono le tombe per le bombe, e i morti tornarono letteralmente a galla.
Ma gli alleati perchè bombardarono Roma? Mentre in tutta Italia e soprattutto al Nord si bombardava molto di più e si distruggevano fabbriche, città e qualsiasi cosa, Roma era stata risparmiata fino a quel giorno. I romani pensavano che la presenza del Papa costituisse una specie di garanzia di immunità: “non bombarderanno mai Roma, perchè c’è il Papa”. E invece alla fine bombardarono.
Il Papa di cui si parla si chiamava Pio XII ed era un papa abbastanza austero, per usare un eufemismo, assai poco vicino alla gente. A quei tempi, del resto, i papi erano tutti più o meno così. Anche fisicamente lui aveva l’aria di un invidioso, con questi occhialini rotondi che erano un po’ raggelanti.
Ma quel giorno, quando andò a visitare la popolazione di San Lorenzo ebbe un rigurgito di grande umanità e affinità con il suo gregge. C’è una foto bellissima che lo ritrae, mentre lui vestito con una tunica bianca allarga le braccia come se volesse abbracciare tutto il dolore dei suoi parrocchiani.
La scaletta del concerto di Francesco De Gregori ad Este
1. Sento il fischio del vapore
2. Il vestito del violinista
3. La casa di Hilde
4. Bufalo Bill
5. Atlantide
6. Festival
7. La valigia dell’attore
8. Un guanto
9. L’uccisione di Babbo Natale
10. Gambadilegno a Parigi
11. I matti
12. Generale
13. Il cuoco di Salò
14. San Lorenzo
15. La leva calcistica della classe ’68
16. Sempre e per sempre
17. La donna cannone
18. Giusto o sbagliato
19. Anidride solforosa
20. Rimmel
21. Buonanotte fiorellino
Queste le prossime date del Francesco De Gregori dal vivo
24 luglio – Parma, Parco Ducale
26 luglio – Pompei (NA), Anfiteatro degli Scavi
28 luglio – Cervia (RA), Piazza Garibaldi
1 agosto – Catania, Sotto il Vulcano Fest @ Villa Bellini
3 agosto – Noto (SR), Le Scale della Musica @ Scalinata della Cattedrale
4 agosto – Palermo, Teatro di Verdura
6 agosto – Diamante (CS), Tirreno Festival @ Teatro dei Ruderi
8 agosto – Cirò Marina (KR), Krimi Sound Festival @ Mercati Saraceni
11 agosto – Santa Maria di Leuca (LE), Capo Live @ Punta Ristola
12 agosto – Ostuni (BR), Luce Festival @ Foro Boario
14 agosto – Porto Recanati (MC), Arena Beniamino Gigli
17 agosto – Alghero (SS), Anfiteatro Ivan Graziani
18 agosto – Cabras (OR), Piazza Stagno
20 agosto – Castiglioncello (LI), Castello Pasquini
21 agosto – Marina di Pietrasanta (LU), La Versiliana
23 agosto – Gavorrano (GR), Teatro delle Rocce
25 agosto – Peschici (FG), OverSound Music Festival @ Arenile del Porto
26 agosto – Molfetta (BA), Banchina San Domenico
29 agosto – Perugia, Moon in June @ Barton Park
31 agosto – Piedimonte Matese (CE), Arena Matese
2 settembre – Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica
4 settembre – Prato, Piazza Duomo
I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei circuiti abituali.
Da ottobre il progetto speciale Nevergreen (perfette sconosciute)
Dal 29 ottobre al 23 novembre 2024 Francesco De Gregori terrà 20 concerti al Teatro Out Off di Milano con lo spettacolo Nevergreen (Perfette sconosciute). Un viaggio attraverso le gemme meno conosciute del vasto repertorio del cantautore.
Queste le date: 29, 30, 31 ottobre, 2, 3, 4, 6, 7, 8, 10, 11, 12, 14, 15, 16, 18, 19, 20, 22 e 23 novembre.
I biglietti sono disponibili su Ticketone e nei circuiti abituali.
Per informazioni: www.friendsandpartners.it.






































