Intervista a Phil Mer: «I Pooh una famiglia, con Zucchero un’avventura incredibile»

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phil mer

Una primavera in giro per mezza Europa e Nord America insieme a Zucchero, ma per quest’estate è tornato “a casa”, ovvero a suonare la batteria con i Pooh. Stiamo parlando di Phil Mer, che abbiamo incontrato per una lunga intervista a margine del concerto di Marostica, che ha visto anche la straordinaria partecipazione dell’orchestra sinfonica diretta dal Maestro Diego Basso.
Un ritorno in Italia, dicevamo, dopo un’avventura nata all’improvviso e quasi romanzesca, che eravamo curiosi di conoscere direttamente da lui, e che meritava di essere raccontata nei dettagli. Ed è proprio da lì che partiamo.

Il 30 marzo ero a Londra per vedere Zucchero alla Royal Albert Hall e all’improvviso sul palco, invece di Adriano Molinari, ci sei tu. È stata una sopresa, perchè non era stato annunciato nulla, e il giorno dopo Zucchero ci ha spiegato in conferenza stampa che eri stato chiamato appena 24 ore prima. È andata davvero così?

Io ero in montagna, serenamente, a fare le vacanze di Pasqua con la famiglia. Verso le sei e mezza di sera mi telefona Nicola Peruch, il tastierista di Zucchero. Aveva già provato a contattarmi, ma stavo guardando la tv e non avevo il telefono con me. Nei messaggi c’era scritto tipo “chiamami”, “è urgente”, “non è uno scherzo”.

La conversazione è andata più o meno così…
– Sono qui a Londra in riunione con Zucchero. È successo un problema di salute ad Adriano, riesci a venire a Londra domani?
– A vedere il concerto?
– No, a suonare.
– Nicola, sono le sette di sera, e sono in Val Badia.
– Allora ti mandiamo un aereo a Bolzano.
– Sì, ma ho il passaporto a Verona, a 3 ore di macchina.

Sarei dovuto essere tornare a Verona, prendere il passaporto e fare le valigie. Da lì un autista mi avrebbe portato a Milano, dove avrei dormito, per prendere poi la mattina seguente il primo volo per Londra.
Una volta lì avrei provato dalle 11 del mattino fino al pomeriggio, per debuttare la sera stessa.

Mi sono preso 5 minuti per pensarci, ma dentro di me c’erano un sacco di cose che mi facevano propendere per il no: Zucchero non mi conosce, non sa come suono, quindi non so se gli posso piacere, e non conosco nessun altro della band tranne Nicola. In più è una situazione di super emergenza, sono 28 canzoni da tirare giù praticamente di notte, perchè Adriano, suonando con Zucchero da sempre, non ha nessuna partitura da darmi. Inoltre stiamo parlando della Royal Albert Hall, e del primo concerto, anzi dei primi tre, di un tour mondiale.
Troppe cose tutte insieme, penso: se va male ho finito di lavorare per i prossimi dieci anni. Quindi decido di richiamare Nicola per ringraziarlo della proposta e della fiducia, ma che non riuscivo a farcela.

E invece?

Lo chiamo, mi risponde, e gli faccio “ok, Nicola, dai. Ci sono!”

E da lì è partita una corsa contro il tempo…

Ho fatto le valigie al volo, sono andato fino a Verona, e in macchina ho ascoltato i brani della scaletta. Lì è arrivato è prendermi un autista, e mentre mi portava verso Milano ho iniziato a scrivere le parti. Ho passato tutta la notte sveglio a scrivere, con caffè e Red Bull per rimanere sveglio.
Arrivata la mattina, ho avuto giusto il tempo di farmi una doccia e prendere il taxi per andare in aeroporto, ma mi mancavano ancora quattro canzoni. Le ho finite in aereo, dove mi sono piazzato con computer, cuffie e bloc notes. Le hostess mi guardavano e mi avranno preso per pazzo.

Finita la trascrizione avrei dovuto iniziare a correggere, perchè non era detto che quello che avevo scritto alle cinque di mattina fosse corretto, ma non avevo letteralmente il tempo di farlo: il concerto dura tre ore, io ormai stavo arrivando a Londra e tre ore non le avevo.

E una volta arrivato in Inghilterra sei praticamente corso in teatro…

Arrivo presto alla Royal Albert Hall, dove i tecnici avevano iniziato a montare gli strumenti alle 6 del mattino, apposta per farmi trovare tutto pronto e permettermi di provare più tempo possibile. Adatto la batteria di Adriano alle mie misure, e partiamo subito a provare tutta la scaletta con la band, dal primo pezzo.

Devi sapere che Zucchero non canta durante le prove, ma usa una traccia vocale su cui suonano i musicisti: questo perchè lui va a sedersi al mixer ad ascoltare la band. È uno estremamente puntiglioso, e conosce perfettamente tutte le parti di tutti gli strumenti nelle sue canzoni. Quando lo vedo lì penso “adesso sono rovinato, inizierà a correggermi ogni misura di ogni brano”.

Iniziamo le prove e va tutto bene fino al quarto pezzo, dove sbaglio una cosa perchè avevo trascritto male, e ripartiamo.
Al quinto brano, sento “stop, stop, stop!”. È Zucchero dalla regia, io penso “ecco, cosa ho sbagliato?”, ma si rivolge a Peruch: “Nicola, ma il suono di piano è quello che avevi a Pontremoli? Schiariscilo un po’ perchè mi sembra un po’ troppo scuro, magari è l’acustica di questo posto”.
Andiamo avanti, e schivo un’altra pallottola: fa fermare tutti, ma dà delle correzioni ai fiati.

Dopo una decina di pezzi inizia a dare delle correzioni anche a me, ma comunque arriviamo alla fine delle prove, e quando viene metto subito le mani avanti dicendo “questa era la prima prova, ora sistemiamo un po’, poi nel frattempo riascolto ancora le canzoni”.
Lui mi ha abbracciato e mi ha detto: “non pensavo che qualcuno potesse impararsi tutte quelle canzoni in così poco tempo, è incredibile”.

E siamo arrivati al concerto… Io c’ero e devo dirti che sei riuscito ad integarti da subito nella band, senza commettere errori, e replicando alla perfezione le parti di Adriano Molinari.

Durante il concerto per fortuna è filato tutto liscio, non ci sono stati intoppi. Chiaro, non ero il massimo della scioltezza, dovendo leggere le parti da suonare.
Qualcuno poi mi ha anche detto “è bello che eri sempre girato verso l’altra batterista, si vede che stavate cercando di instaurare subito un feeling”, però in realtà io stavo solamente guardando il leggio.

E da lì è stato solo l’inizio, perchè poi quella batteria te la sei “tenuta” per i concerti in Scandinavia e in Nord America.

Il secondo giorno arriva il manager di Zucchero con i contratti, e mi fa: “Phil, noi siamo molto contenti di com’è andata ieri sera. Tu come sei messo per i prossimi due mesi?”
Io avevo un trolley piccolo per i tre concerti di Londra, quindi figurati. Però dopo quei tre concerti di Londra c’era un solo day off e si partiva subito con altri tre concerti a Copenhagen e poi nel resto del Nord Europa.
Il tour ovviamente era già organizzato, e loro non sapevano quando sarebbe tornato Adriano. Alla fine ho fatto più di 20 concerti.

Ti era mai successa una cosa così “last minute”?

Una last call così non mi era mai capitata in vita mia, è stata di sicuro la cosa più incredibile della mia carriera.

Da ragazzino il mio sogno era suonare con Pino Daniele, Zucchero e Lucio Dalla. Con Pino ho fatto il mio primo tour in assoluto nel 2007, con Zucchero l’ho fatto adesso, mentre con Dalla non c’è l’ho fatta, ma ho suonato con Ron in uno spettacolo omaggio a Lucio.
Inoltre io sono proprio innamorato di Zucchero, sono cresciuto con la sua musica.

Dopo quest’avventura con Zucchero tra Nord Europa e Stati Uniti, sei tornato “a casa”, dai Pooh, e qui a Marostica si tratta anche di un evento unico. Com’è suonare con un’orchestra sinfonica alle spalle?

È una bellissima esperienza, e un’eccezione all’interno di questo tour.
Quando hai lo stesso spettacolo nelle orecchie per tante sere, il fatto di avere un elemento di novità e di grande qualità come questo, sicuramente rende il concerto diverso, e soprattutto i brani degli anni ’70 e del periodo prog vengono molto valorizzati, dato che avevano l’orchestra anche nelle versioni originali.

Devo dire che il Maestro Basso ha scritto apposta gli arrangiamenti di quaranta brani, con una scrittura che ho trovato sorprendente, molto bella, ricca e dinamica, con tanti contrappunti. Davvero complessa e molto divertente. Il suo è stato un lavoro molto intelligente, ed è un peccato avere quest’orchestra con noi solo per due sere.

Suoni con i Pooh ormai dal 2011…

Avevo provato con loro per il tour Dove comincia il sole del 2010: due settimane per costruire gli arrangiamenti e scrivere le parti per Steve Ferrone, che aveva sostituito Stefano D’Orazio. Il mio primo concerto effettivo con i Pooh è stato il capodanno tra 2010 e 2011, e poi da lì ho proseguito per il tour nei palasport e nei teatri.

Come ci si sente a passare dall’essere il sostituto di Stefano D’Orazio a diventarne l’erede?

Io non la vedo proprio così: sto continuando a fare esattamente quello che ho fatto dal 2011 al 2013.
Chiaro, dal punto di vista emotivo c’è un significato diverso, dato che all’epoca era stata una scelta di Stefano a determinarne l’assenza, mentre adesso, se ci fosse ancora, ci sarebbe lui alla batteria.
Da parte mia c’è una delicatezza, un rispetto e un pensiero diverso quando suono, cercando anche di omaggiare una persona che non c’è più.

Di fatto, però, non sono l’erede di Stefano, nè faccio parte dei Pooh: sono un musicista aggiunto, adesso come lo ero all’epoca.
Essere parte di un gruppo vuol dire dividere le quote, prendere le decisioni insieme. Non è il mio caso, io suono solamente la batteria dal vivo con loro, ed è giusto che questo sia chiaro. Sono un musicista freelance: suono con i Pooh, ho fatto il tour con Zucchero, e quest’estate sarò dal vivo anche con Enrico Ruggeri e con Malika Ayane.

Certo, però dai fan dei Pooh vieni considerato “uno di famiglia”, sia emotivamente che formalmente, e ad un altro batterista non mostrerebbero lo stesso affetto che hanno nei tuoi confronti.

Questo è il motivo per cui i fan dei Pooh probabilmente accettano volentieri la mia presenza, ed io li ringrazio per tutto l’affetto che hanno nei miei confronti.
Resta il fatto che se non ci fossi io ci sarebbe qualcun altro a suonare la batteria, dato che è uno strumento che non può mancare in un live dei Pooh.

Passiamo al lato tecnico: com’è formato il tuo set?

Io di solito uso un set standard, anche se in tour con i Pooh è più ricco.
Qui ho la cassa da 22″ e due rullanti, uno main e uno secondario che uso come fat.
I tom sono uno da 12″ e un altro da 13″, quest’ultimo posizionato sopra i due timpani, in modo da avere il ride più vicino. Di solito suono con un tom solo, ma la musica dei Pooh necessita di molti passaggi, quindi avevo bisogno di una voce in più, e l’ho messo lì.
I timpani sono due sulla destra, da 14″ e 16″, e uno sulla sinistra da 18″, un po’ alla Larry Mullen degli U2 o alla Dave Weckl.
Ho un gong alle spalle, vari piatti, i chimes, delle percussioni, e un cajon che si suona con le hot rods e col pedale per il momento acustico.
Ci sono anche tre pad elettronici per mandare dei campioni molto iconici, tipo le percussioni su Uomini soli.

L’estate ti vedrà impegnato dal vivo, ma cosa hai in programma di fare, finita la stagione dei live?

Quest’anno sto facendo talmente tante cose che il mio pensiero principale, per l’autunno, è dedicarmi ad altri progetti, compatibilmente con gli impegni già presi.
Al momento sto scrivendo le melodie per un musical e sto lavorando ad una colonna sonora. Oltre a questo, voglio dedicarmi anche a cose extra-batteria, essendo molto appassionato di storia dell’arte e occupandomi anche di quello.
Finchè hai un’età in cui senti di poter essere dinamico e di dare qualcosa è giusto che tu lo possa esprimere, poi il tempo di riposarsi ci sarà.

Potete seguire Phil Mer su Facebook ed Instagram.

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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