Inside Out 2
di Kelsey Mann
Riley è cresciuta, porta l’apparecchio per i denti e gioca a Hockey. Riuscirà a entrare in squadra? Rilley sta per scoprire il nuovo senso di sé grazie alle personcine che dal primo Inside Out sappiamo che abitano la sua mente. Ricordate: la rabbia è rossa, la tristezza blu, la paura violetta e il disgusto verdognolo. La gioia armonizza i colori di tutti, è più alta e ha una certa tendenza a dirigere il team. I ricordi tristi vengono spediti lontano per acquisire sicurezza e quelli belli vengono inseriti nel senso di sé. E un mattino ecco che scatta la pubertà, l’edificio delle emozioni viene- letteralmente-demolito, tutte le sensazioni sono estremizzate e Riley diventa la classica adolescente in preda a nuove personcine: l’ansia, l’invidia, l’imbarazzo, la noia e persino la nostalgia. L’ansia modella un futuro di successo (e di egoismo). La ragazza è diversa. Le vecchie emozioni vengono represse e spedite nella prigione dei ricordi, dove c’è anche l’Oscuro Segreto. Fuggono e seguono il flusso di coscienza fino all’inconscio. E scoprono che l’ansia in Riley sfocia in sarcasmo. Insomma, l’ambizione può portare all’autolesionismo se non è corretta dalla coscienza degli errori. Le neuroscienze secondo Pixar Disney sono un inno alla gioia (nel senso della personcina). Per l’oscuro segreto dovremo aspettare il terzo film?







































