Antonella Ruggiero è senza dubbio una delle voci più belle ed importanti della storia della musica italiana.
Nel 1975 è stata tra i membri fondatori dei Matia Bazar (a cui ha dato il nome), e con loro ha sfornato un successo dopo l’altro, da Vacanze romane a Ti sento, passando per Solo tu e Per un’ora d’amore.
Alla fine degli anni ’80 decide di lasciare la band e, dopo 7 anni di pausa, nel 1996 torna col suo primo album di inediti, Libera.
Tra il 1998 ed il 2007 partecipa per ben cinque volte al Festival di Sanremo, arrivando seconda sia nel 1998 con Amore lontanissimo che nel 1999 con Non ti dimentico.
La sua ultima apparizione in gara sul teatro dell’Ariston risale a 10 anni fa, quando arriva dodicesima con Quando balliamo.
Il suo ultimo lavoro discografico è Altrevie, un progetto a quattro mani con Roberto Colombo, in cui sono state scomposte e ricomposte le tracce vocali del primo lavoro solista di Antonella Ruggiero, Libera. Attraverso la manipolazione digitale della voce si è voluti quindi arrivare alla coniazione di una lingua immaginaria e sconosciuta, il tutto accompagnato con armonizzazioni e arrangiamenti originali di Roberto Colombo.
Il prossimo 2 agosto sarà ospite della rassegna Jazz by the Pool, storico festival jazz al Terme Preistoriche Resort & Spa di Montegrotto Terme (PD). Antonella porterà a bordo delle piscine termali Empatía, un viaggio lungo le canzoni dei Matia Bazar più amate dalla Ruggiero. Inoltre ci sarà anche un omaggio ai pezzi storici dei cantautori italiani, da Fabrizio De Andrè alla PFM passando per Mario Venuti.
Di questo ed altro abbiamo parlato con Antonella Ruggiero nella nostra intervista.
Il 2 agosto al Jazz by the Pool porterai uno show dal titolo Empatia, tratto dall’omonimo album registrato nel 2020 all’interno della Basilica di Sant’Antonio da Padova. L’empatia è forse uno dei sentimenti che ci “connette” di più al prossimo. In musica come si può essere empatici?
Dipende da quello che fai e da chi recepisce quello che proponi, se lo recepisce.
È sempre la questione di quel qualcosa di indefinito che arriva oppure no, ma questo succede in tutte le arti. Nella musica ci sono generi che arrivano più di altri, o che riescono ad arrivare a più persone. Ci sono musiche empatiche ed altre che non lo sono per niente. È molto complicato, se vogliamo.
Inoltre, i gusti personali sono sempre qualcosa di unico e intoccabile.
In Empatia ci sono canzoni dei Matia Bazar, brani del tuo percorso da solista, e canzoni di grandi cantautori, come ad esempio Creuza de mä di Fabrizio De André. Com’è nata la selezione dei brani che fanno parte di questo progetto?
Ogni cosa che faccio, che sia musica pop o altro, è perchè mi arriva veramente: non canto tanto per aggiungere qualcosa al repertorio. Si tratta sempre di brani che mi danno delle particolari suggestioni, e quindi anche in questo caso la scelta è stata in base a questo.
Ci sono canzoni che fanno parte della mia storia personale, sia prima che dopo il gruppo, ma ci sono anche canzoni del cantautorato genovese, uno che arriva dall’Africa, e due brani molto belli di Maurizio Camardi.
È un mix di musiche che poi vengono anche arrangiate in una maniera particolare, che dà ancora più il senso delle visioni e delle suggestioni che abbiamo avuto, e che arrivano anche al pubblico. Non è la prima volta che facciamo questo concerto e devo dire che i risultati sono sempre di questo tipo: quando alla fine alcune persone si avvicinano, mi raccontano di avere avuto delle buonissime sensazioni, e si ritorna di nuovo al discorso sull’empatia che facevamo prima.
A marzo è uscito Altrevie, un album decisamente fuori dagli schemi. Come è nato e cosa ha portato te e Roberto Colombo a spingervi in una sperimentazione così particolare, quasi estrema, se vogliamo, come quella di inventare un nuovo linguaggio?
È una cosa assolutamente particolare, perchè non si aggancia a nulla e non ha nulla a che fare con cose già sentite, ma è qualcosa che fa parte del nostro immaginario.
Può piacere oppure no, essendo una cosa totalmente fuori da qualsiasi schema, ma la cosa bella è che chi la ascolta viaggia in prima persona verso visioni personali, pensieri e luoghi che fanno parte della propria immaginazione. Ognuno, insomma, se lo vive come vuole.
Io mi sono estremamente stupita, divertita ed emozionata ascoltando il lavoro finito. Roberto Colombo ha fatto degli arrangiamenti prendendo dei frammenti tratti da Libera, il primo lavoro solista del 1996, fatto del tutto in India. Questi frammenti, sia miei che di altre persone che hanno lavorato al disco, come un monaco, uno strumentista e dei fiati indiani, li ha trasformati in qualcosa di assolutamente surreale.
È difficile stupirsi al giorno d’oggi attraverso la musica, e secondo me questo lavoro sa perlomeno stupire, apre una porta nell’immaginario. Penso che possa essere utile proprio perchè dà un’indicazione che se uno vuole può provare qualcosa di diverso e di innovativo facendo musica.
È come se fosse un quadro astratto messo in musica: non essendoci una voce conosciuta e quindi un testo comprensibile, ognuno può trovarci dentro il significato che vuole.
Esatto, hai detto bene, è come un’opera d’arte visiva che ognuno interpreta a seconda della sua visione interiore personale e del suo gusto.
Ho un paio di curiosità da chiederti. La prima: nel libro L’ultimo Freddie Mercury di Roberto de Ponti viene raccontato l’incontro dei Matia Bazar con Freddie ad una festa in Giappone. Che ricordi hai di quella sera?
È stato del tutto improvvisato: ci siamo ritrovati a casa di questo discografico, una casa con un parco enorme al centro di Tokio. Questo vuol dire che questa persona era veramente ricca, perchè in Giappone avere uno spazio verde privato è quasi impossibile.
Eravamo in questo luogo magnifico, verde, e ci siamo trovati a passare un po’ di tempo insieme, lontani dalle nostre case, dato che arrivavamo entrambi dall’altra parte del mondo. Ci siamo trovati bene, come persone assolutamente normali quali si è anche essendo artisti.
Il bello è che avvenuto tutto in maniera non programmata, rendendo ancora più piacevole la cosa.
La seconda curiosità: mi racconti com’è nata la collaborazione con Elio e le Storie Tese per Plafone, e com’è stato cantare una parte così buffa, se vogliamo?
È stato bellissimo, perchè il brano è stupendo, divertentissimo e difficilissimo allo stesso tempo, e a me piace fare queste cose. Loro sono veramente dei grandissimi musicisti, di altissimo livello, e credo che in Italia non ce ne siano altri come loro.
Penso che questa canzone sia un caso che rimarrà nella storia di una musica che non si può definire leggera, direi piuttosto che è musica surreale.
È nato tutto in maniera molto semplice: mi hanno chiesto se volevo fare questa cosa, ho ascoltato il provino e ho detto “ma certo, assolutamente!”
Tutto quello che faccio avviene in maniera semplice, naturale: arrivano le richieste, io e Roberto le valutiamo, e se ci piacciono le facciamo.
Nella tua carriera sei sempre stata libera, se vogliamo citare il titolo del tuo primo album solista. Questo ti ha permesso di poter fare sempre tutto quello che hai voluto o hai dei rimpianti?
Zero rimpianti, ma proprio zero.
Nel momento in cui sono ritornata al mondo della musica nel 1996, dopo 7 anni in cui mi ero allontanata, ho ripreso a fare quello che faccio tutt’ora: collaborazioni sempre interessanti, sempre diverse, che vanno a coprire quasi tutti i generi musicali, dalla musica popolare alla classica, al jazz.
Mi muovo liberamente prima di tutto perchè la mia piccola etichetta discografica è una cosa personale, e lì puoi far quel che vuoi: non ho ingerenze da parte di nessuno, e anche se ci sono state collaborazioni con case discografiche, sono avvenute sempre e comunque in maniera autonoma.
Secondo me essere indipendenti è la cosa migliore, almeno per quello che riguarda il mio percorso. Magari qualcun altro può vederla in maniera totalmente diversa: dipende dai caratteri, da come è una persona, che visione ha del proprio lavoro…
Tutto quello che ho fatto l’ho sempre fatto con grande convinzione, serenità e felicità. Quando fai una cosa che ti piace e lavori con gente con cui sei in sintonia… cosa c’è di meglio?
Il tuo essere sempre fuori dagli schemi della discografia “canonica” ti rende ovviamente imprevedibile. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro, dopo un progetto come Altrevie?
Ci sono altre cose che sono quasi pronte e che usciranno a breve. Verso la fine di quest’anno uscirà una cosa molto interessante legata a Puccini, su cui io e Roberto stiamo lavorando da almeno 8-9 anni. Anche questa sarà comunque una cosa molto ma molto particolare, non una semplice ripresa di arie d’opera così come sono.
È bello trasformare quello che esiste, rivestirlo di suoni nuovi, di modalità di canto diverse, altrimenti è inutile.





































