I recenti lavori del “classico” ensemble marchigiano La Macina, che veleggia oltre il mezzo secolo di attività, e del debuttante calabrese Paolo Presta, insieme all’ultimo cd del proteiforme gruppo siciliano Malanova, uscito in tempi di post-covid e passato ingiustamente inosservato, rappresentano degli esempi bellissimi di come, sempre più spesso, la musica che viene costruita e aggiornata sullo zoccolo inscalfibile della tradizione popolare raggiunga da noi livelli di qualità assoluti. Tra i più elevati al mondo.

Paolo Presta
Ibridanze (Dodicilune/IRD)
Voto: 9
L’organettista e fisarmonicista calabrese ha aperto il cassetto delle sue idee musicali per trarne nove tracce piene di vita e di suggestioni, che coinvolgono e convincono fin dal primo ascolto e insieme ti invitano ad approfondire e a nuovo divertimento affrontandone altri. Paolo Presta, noto per aver fatto parte del trio jazz Kumè e del gruppo pop Il Parto delle Nuvole Pesanti, incontra Federica Greco al Conservatorio di Cosenza nel 2018 e inizia con lei un’intensa attività di ricerca, rianalisi e riproposizione del repertorio di tradizione orale calabrese. Il loro lavoro culmina con il progetto A ‘sta frinestra, la vittoria all’International Folk Contest Etnie Musicali di Isola del Gran Sasso d’Italia e soprattutto in questo cd, cui Greco offre la sua voce in due brani, l’estatico Giochi di ninfe (l’unico in cui il leader usa l’organetto diatonico) e Alacrisio, dai disincantati vocalizzi.
Grazie alla spinta della partner, Presta si immerge in una world music ad ampio raggio, che riesce a combinare i millanta influssi delle musica popolare del nostro sud in ibridismi raffinati e pieni di possibili voli tangenziali. In questo suo debutto da leader e compositore si attraversano ritmi e sentire, emozioni e melismi, che sanno di contaminazione e di ricerca, che vedono altri duetti – con la graffiante chitarra elettrica di Massimo Garritano nell’iniziale Amore e rabbia e nella miscela ritmica Ibridanza (con tarantella, tammuriata, pizzico, saltello, che si alternano come nella Ibridanza n. 2 alla sola fisarmonica e tamburello) e con il piano di Dario Della Rossa ne Il bosco del corvo dal sapore quasi ecologico e nella chiusa Marzo 2020, struggente evocazione del lockdown – e costruzioni più evolutive, come nel trio fisa, violino (Antonio De Paoli) e trombone (Gianluca Bernardo) di Fun G, divertente chiave di volta del cd, oltre alla presenza stimolante ai tamburi a cornice di Francesco Magarò.

Gastone Pietrucci/La Macina
Il dono che non si nega (M.C.M.)
Voto: 9/10
La Macina vinse nel 1982 il Premio della Critica Discografica Italiana con il suo debutto Vene il sabato e vene il venere… anche se il gruppo era già attivo dal 1968 (memorabile il concerto Un canto d’amore lungo quarant’anni del novembre 2008, pieno di ospiti e di amici). Da allora ne ha incisi un’altra ventina, tra cui diversi avrebbero meritato la medesima considerazione, in particolare il Nel tempo ed oltre, cantando registrato con la band rock dei fratelli Severini, The Gang, disco di cui ricorre quest’anno il ventennale. Di certo la merita questo capolavoro cesellato e ricco, intenso e profondo, che vede l’ensemble marchigiano proporre 16 brani che musicano testi di poeti contemporanei della loro regione (a eccezione di Pier Paolo Pasolini, la cui Supplica a mia madre è magnifica con il sostegno della chitarra elettrica di Sandro Severini e di quella acustica portoghese di Marco Poeta).
Le parole di Franco Scataglini (sei poesie, cinque riviste ex novo rispetto alle proposte negli spettacoli, tra cui il gioiello Tutto è corpo d’amore con l’organo Hammond di Fabio Verdini e la voce recitante della poetessa Francesca Merloni), quelle in due brani ciascuno di Allì Caracciolo, Francesco Scarabicchi, Remo Pagnanelli, sono quadri e lampi sul quotidiano, sono visioni e scavi sul vivere di sempre, sono dolore e fatica, sono malinconia e resistenza. Le musiche dei sei de La Macina – tra i quali citiamo almeno il coordinatore Adriano Taborro – e del leader e fondatore Gastone Pietrucci, la cui voce tra velluto e pietra sembra maturare insieme a lui, che di anni ne finisce 82 a novembre, riescono a bilanciare il portato popolare di base con l’eleganza innata di un camerismo che sa esaltare i versi e insieme srotolare un tappeto volante verso l’infinito. Tre gli altri brani: il commovente omaggio all’amico scomparso Maurizio “Mizio” Agasucci, cui è dedicato il cd; la tradizionale Angelo che me l’hai ferido ‘l core… e Sopramilano del compianto cantautore Piero Cesanelli, un personaggio da riscoprire.

Malanova
Peppi Nnappa ntè favàri (Radici Music/Godfellas)
Voto: 9
Il protagonista di questo concept album è Peppi Nnappa, la maschera siciliana della commedia dell’arte, una sorta di Arlecchino indolente e rassegnato, sempliciotto e ghiottone, ma furbo e capace di mille giravolte, nonché abilissimo ballerino. “Giuseppe Toppa nei pantaloni”, come significa il suo nome, è un po’ il siciliano d’antan, quello arrendevole e a capo chino, ed è il protagonista dell’ultima fatica dell’ensemble isolano, attivo dal 2001 e di cui va ricordato almeno il capo d’opera Santulubbirànti, ispirato alla tradizione dei cantastorie.
I Malanova, termine non certo beneaugurante ma che conserva anche il significato di “espressione di meraviglia”, raccontano, attraverso la figura di questo servo di un barone, il desiderio di cambiamento, la speranza di un mutamento vitale, la voglia di invertire l’andazzo quotidiano sia della sonnolenta Sicilia che di questo nostro mondo martoriato. Le loro canzoni in dialetto, sorrette dalle emozionanti e mediterranee, articolate e liriche melopee della tradizione popolare siciliana, si combinano con strumenti etnici provenienti da altri universi sonori e con spruzzate innervanti di folk, flamenco, jazz e persino di musica classica da camera. Questo grazie sia ai numerosi componenti dell’ensemble – variabile e pieno di musicisti fin dagli esordi, tra i quali citiamo almeno il fondatore Pietro Mendolia e la voce storica Sabina “Saba” Maiorana – sia agli altrettanto numerosi e felicemente coinvolti ospiti – anche qui scegliamo almeno la cantautrice americana Rosanne Cash (primogenita del mito Johnny Cash) e il grande fumettista Giancarlo Berardi, che scrive e recita in genovese il testo di Carusi.
Il risultato è spettacolare, coinvolgente, fantasioso, una sollecitazione a trovare la propria strada mantenendo A Pedi Nterra, trascinante e inquieta, superando la nostalgia di una chitarristica Storiantìca, nella speranza di un nuovo Beddu matinu, meditativo e intenso, sempre contro U mastru i ll’opra, culmine magnifico che si scaglia contro chi ha il potere e la volontà di decidere per gli altri.







































