Those About to Die

Sangue, sport, soldi e sesso seriale ai tempi della dinastia Flavia

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Those About to Die,
10 episodi
Amazon Prime Video,
diretti da Roland Emmerich
e Marco Kreuzpaintner
con Iwan Rheon, Sara Martins, Jojo Macari, Moe Hashim, Tom Hughes, Dimitri Leonidas

Those About to Die (dal presunto motto gladiatorio: “quelli che stanno per morire ti salutano”, Morituri te salutant) può essere definito un GladiatHur, nel senso che è un accurato mix dei temi del Gladiatore e di Ben Hur. Ovvero combattimenti nell’arena e corse con le quadrighe. Siamo al tempo dei Flavi: l’imperatore Vespasiano è moribondo, prenderà il suo posto il figlio soldato Tito, ma trama nell’ombra il figlio “politico” Domiziano. Correttezza storica: se siete puristi leggetevi Svetonio e Tacito su Vespasiano e figli, o Giuseppe Flavio sulle Guerre Giudaiche. Questa è una serie tv, l’ha scritta Robert Rodat (Salvate il soldato Ryan) e l’hanno diretta Roland Emmerich (Indipendence Day) e Marco Kreutzpaintner (Il caso Collini): è insieme fastosa e rozza, alterna citazioni colte alla storia che Vespasiano fece soldi con l’urina (da cui i Vespasiani, gabinetti pubblici, e il motto pecunia non olet, il denaro non puzza), a volte manesca, con sesso  e violenza per tutti i gusti. In due parole: il popolo romano stremato dalle guerre civili è alla fame, qualcuno specula sul grano, ogni momento è buono per una rivolta, i patrizi e i senatori detengono il potere economico perché incamerano il denaro delle scommesse sulle corse e sui giochi gladiatorii (sono i proprietari delle squadre…), l’imperatore deve guardarsi dal popolo e dai patrizi, l’eroe centrale tra i tanti della storia non a caso si chiama Tenax perché è tenace, è salito dalle fogne ai vertici per sopravvivere rubando, uccidendo e tramando, ma cela nel suo passato un segreto che può demolire l’equilibrio economico di Roma: il suo controllo delle scommesse è il punto critico tra gli atleti, i gladiatori, i senatori, i plebei e anche i figli dell’imperatore. Sembra cattivo, ma alla fine è un personaggio di Dickens e attenti: ama gli orfani. Poi c’è un gladiatore (controvoglia) minuscolo e mitico, una donna che deve liberare i suoi figli schiavi, patrizie di robusti appetiti sessuali, auriga propensi alle orge, innamorati dei cavalli, l’eruzione del Vesuvio (le cui ceneri arrivano fino a Roma) e Roma è correttamente regolata dal buio e dalla luce e tutti gli ambienti (con più di un occhio all’estetica del Gladiatore di Ridley Scott) sono illuminati da fiaccole strategiche che aiutano gli effetti speciali. Anthony Hopkins? Ovviamente è il nome di richiamo, ma anche se le sue apparizioni sono dosate, non si risparmia e muore come conviene a un imperatore. Diventerà un dio? Chissa. Un polpettone gustoso.

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