Intervista ad Andrea Pennacchi: «Pojana fa bene a non evolversi: la realtà non cambia e la storia ritorna»

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andrea pennacchi pojana

Ieri sera Andrea Pennacchi ha portato a Piazzola sul Brenta uno spettacolo speciale dal titolo Pojana 2: fausto e furioso. Una serata unica, giocata praticamente in casa, e che ha visto uno spettacolo creato apposta per l’occasione, con brani tratti da Pojana e i suoi fratelli, oltre a nuovi e vecchi monologhi.
Ad accompagnarlo sul palco la Revenge Tanko Band, capitanata da Giorgio Gobbo a voce e chitarra e da Gianluca Segato alla lap steel guitar.

Nella nostra intervista Andrea Pennacchi ci parla del punto di vista del Pojana, dopo che il Veneto è riuscito ad ottenere l’autonomia che aspettava da anni, e ci racconta la sua storia, è di un destino che non doveva essere fare l’attore.

Uno spettacolo unico per una sera speciale, visto che giochi in casa…

Siamo in un posto bellissimo, c’è un sacco di gente e sono letteralmente dietro casa, quindi sono molto felice.
Non so se in futuro porteremo in giro questo spettacolo, ma abbiamo pensato che per questa occasione ci fosse bisogno di qualcosa ad hoc, di più potente del normale Pojana, che è già potente di suo. E siccome in questo luogo si fanno principalmente concerti e c’è tanta gente, abbiamo pensato di fare una cosa ancora più rock, grazie anche ai miei fantastici musicisti.
Una sorta di teatro-canzone, ma non in senso gaberiano. Direi che siamo andati più verso i Rammstein. L’unico problema è che non abbiamo i soldi per fuoco, fiamme e laser.

Dal primo video del Pojana, Ciao teroni, sono passati un bel po’ di anni. Nel frattempo è arrivata anche l’autonomia. Questo ha fatto cambiare, o evolvere, il Pojana?

L’autonomia differenziata, però, come la raccolta dei rifiuti. E infatti ne parlo nello spettacolo.
Il Pojana di suo non si evolverebbe mai, però è costretto ad affontare una realtà sempre in flusso e sempre in movimento. Anche se poi alla fine si tratta di un movimento ciclico, quindi sono sempre le stesse robe.

Parlando seriamente, mentre selezionavo il materiale per lo spettacolo, mi sono accorto che alcuni monologhi che ho scritto all’inizio di questo percorso andrebbero benissimo anche adesso. Potrei rifarli tranquillamente uguali, anzi, uno lo rifaccio, proprio a significare che non è cambiato niente.
C’è un’illusione di movimento, quindi il Pojana fa bene a non evolversi, perchè non servirebbe.

Una situazione decisamente gattopardesca…

Esatto, ma senza nemmeno quel fascino, i valzer, eccetera…

…solo col capannone. Che, a sua volta, rimane immutato.

Il capannone è come le piramidi d’Egitto: resterà a memoria sempiterna della vocazione veneta, e non solo veneta, al lavoro, alla sofferenza, e alla mancanza di prospettive a lungo termine.

Quindi, dopo questa data speciale per Piazzola sul Brenta, tornerai a portare in giro Pojana e i suoi fratelli nella sua versione “classica”.

Per il momento sì, poi in futuro vedremo se le cose che abbiamo fatto qui possiamo un po’ rubarle e riproporle. Effettivamente il Pojana è stato molto richiesto in questi anni, l’abbiamo portato tanto in giro, e in questo modo almeno possiamo portare qualcosa di più fresco anche in posti dove siamo già stati.
Il problema vero, in realtà, non è che noi non vogliamo fare cambiamenti allo spettacolo, ma è la realtà che non cambia mai e ritorna sempre.

Tu però un cambiamento, direi anche abbastanza grande, l’hai fatto. Anche più di uno, se vogliamo. Sei andato all’aeronautico, poi ti sei laureato in lingue, e poi hai iniziato a fare teatro. Com’è successo tutto quanto?

Te la racconto molto in breve.
Quando sono uscito da scuola sono andato subito a fare l’allievo ufficiale di complemento: all’inizio contentissimo per essere stato preso, poi però mi sono reso conto che non volevo fare il militare. Fortuna volle che avessi in mano anche la convocazione alla scuola di volo dell’Alitalia di Alghero, che allora ancora arruolava i propri piloti.
Ho fatto comunque 15 mesi da ufficiale di complemento in contraerea, e poi, in teoria, al congedo mi si apriva questa strada per un futuro da pilota.
La settimana prima del congedo, all’ultimo giorno di servizio, il Gazzettino titola “Alitalia blocca le assunzioni”. Da lì comincia una storia in cui tutti mi rassicurano dicendomi “ma no, lei deve solo aspettare”, e così via.

Mentre aspetto mi iscrivo all’università, pensando “faccio lingue”, e già mi vedevo a fare gli annunci come pilota Alitalia: “el comandante Pennacchi ve da el bienvenido a Miami”.
Poi durante l’università ho fatto l’errore di cominciare a fare un corso di teatro, così, per divertirmi, come altri fanno corsi di danza o step.
Il problema è che mi ha fregato, perchè mi è piaciuto tantissimo da subito. La convocazione da Alitalia alla fine non è mai arrivata, quindi…

Meglio per noi, mi sento di dire…

Spero di sì. Vedo che molta gente si diverte, quindi penso che almeno faccio qualcosa di utile.
Perchè poi ci ripenso: avessi fatto il pilota sarebbe morta della gente, quindi meglio così.

Tu sei un uomo di lotta e di teatro, e di teatro di lotta… Come vivi il rapporto con la serialità della televisione?

Partiamo da questo assunto: nella mia non raffinata visione della recitazione, si tratta dello stesso sport, però praticato in maniera diversa.
Se il teatro è la boxe di strada, la serialità è la boxe olimpica. Va un po’ dosata la forza, l’intesità, quanto esageratamente fai certe cose, però alla fine è la stessa cosa.
Tu racconti, presti il tuo corpo, presti la tua esperienza, a raccontare una storia: che sia tu da solo su un palchetto di un centro culturale di provincia o assieme ad altre cento persone a raccontare una storia per Sky, il lavoro che stai facendo è lo stesso.
Devi solo renderti conto delle differenze di contesto e usarle, perchè se facessi le stesse cose che faccio sul palco di un teatro davanti a una telecamera o una cinepresa, non funzionerebbero.
Si tratta di dosare una cosa che però è sempre la stessa: quella specie di calore, di fiamma, che ti permette di indossare i panni di qualcun altro.

Ma hai ancora la passione per gli aerei?

Se la gente sapesse che ho ancora questa pornografia che ogni tanto mi fa andare a guardare gli F-35… Però gli aerei militari sono i più belli, hanno il fascino di quelle cose che ti fanno male.

I prossimi appuntamenti con Andrea Pennacchi

27 luglio – Bergamo, Lazzaretto
Pojana e i suoi fratelli

28 luglio – Saluzzo, Attraverso festival
Mio padre

dal 24 al 27 ottobre – Milano, Teatro Carcano
Una piccola odissea

8 novembre – Brescia, Gran Teatro Morato
Pojana e i suoi fratelli

15 e 16 novembre – Firenze, Teatro Puccini
Una piccola odissea

I biglietti sono disponibili su Ticketone e su Vivaticket.

Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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