Innanzitutto il prezzo: un libro di 140 pagine e tre cd allegati per 20 euro sono un regalo. Poi il contenuto, proposto in maniera intelligente, chiara e illustrativa, sa far capire le facce differenti di una cultura e la sua permanenza nei suoni di oggi e di come quella permanenza riesca a illuminare e stimolare il nuovo. Veniamo però alla sostanza. Stiamo parlando di una delle recenti pubblicazioni della benemerita casa editrice e discografica Squi[libri] dal titolo Suoni e storie ai piedi dei monti Ernici.

I Trillanti

Il punto di partenza è una ricerca effettuata sul campo nel 1977 in un’ampia zona del Lazio meridionale, ai piedi dei monti Ernici, da Ivan Cavicchi e Liliana Bucciarelli per la allora Discoteca di Stato, che oggi è l’Istituto Centrale per i Beni Sonori e Audiovisivi ed è lo scrigno di tutti i canti tradizionali del nostro Paese, in italiano o in dialetto. Sono stornelli, ballatelle, mazurke, sono canzoni da ballo o d’amore, da cerca o di gioia, religiose o di crescita, da festa o di augurio. Tutte riprese con un registratore portatile di quel periodo nelle case di chi le conosceva, durante le feste con qualche cantore di giro, in situazioni spesso improvvisate e complicate.
Tredici di questi brani di puro folklore del nostro sud, spontaneo e “ruspante” quanto storico e di grande valore culturale, appartenenti alla raccolta AELM 145 dell’ICBSA, sono raccolti nel cd 3, con le voci maschili e/o femminili accompagnate solo e non sempre da un organetto suonato da musicisti differenti, che erano Emilio Sili, Alfonso Cristini o altri.
Il passaggio successivo è stato il nuovo lavoro di screening sul territorio effettuato tra il 2018 e il 2020 da un gruppo di giovani musicisti di Alatri, componenti del gruppo musicale I Trillanti. Con mezzi più moderni e a volte fidando sulle ricerche documentarie precedenti, hanno ricercato i sopravvissuti portatori di contenuti folklorici d’antan – alcuni sono gli stessi di 40 anni prima – sempre più difficili da reperire, ma che all’inizio trovarono in famiglia, facendosi cantare vecchi stornelli dai loro nonni. Il risultato di questo nuovo lavoro è riportato sul cd 1 nei primi 13 brani, che si rifanno direttamente ai precedenti, con ballate, stornelli, canti pasquali e natalizi, serenate, che rappresentano per i laziali, ma anche per tutti noi, quelle che il grande compositore Luciano Berio chiamava “radici espressive”.

I Trillanti, attivi dal 2013 e con tre album all’attivo, Stornelli a Pandemia Live, Vènto Aquilòne e Bonì Bonanno, arricchiscono così il loro repertorio legato fino allora alle tradizioni popolari della zona pianeggiante della Ciociaria, di cui la catena montuosa appenninica è parte. Da quel ricco patrimonio la band di Mattia Dell’Uomo e Simone Frezza elabora una propria rivisitazione contemporanea, che spesso interseca diverse espressioni, diversi modi musicali, diverse ritmicità e coralità, per arrivare a un risultato che suona contemporaneo e vivo, piacevole senza se e senza ma. Ne sono testimonianza i restanti sei brani del cd 1, che di fatto offrono una dimensione del lavoro che fanno i musicisti della nostra world music più “ortodossa”. Non proprio una riproposizione esatta che una volta si sarebbe detta di revival, ma con un’adesione profonda e personale insieme.
La grande sorpresa del lavoro è il cd 2, che contiene 12 brani di compositori del Conservatorio di Frosinone, proposte dal Quintetto Koch, composto dai fiatisti Matteo Spacagna (flauto), Massimo Ranieri (oboe), Antonello Timpani (clarinetto), Raffaele Ramunto (fagotto), Luigi Ginesti (corno) e diretto da Antonio D’Antò, che compone anche My Folksong – Oh pescator perché, ricca di pathos e di poesia. Queste tracce sono una diretta rielaborazione delle prime 12 tracce tradizionali del cd 1, effettuata con una totale libertà lasciata a ciascuno dei “manipolatori” attuali. Il riferimento intellettuale sono le Folk Songs di Berio del 1964, ciclo di canzoni che riarrangiava e rivisitava una serie di canti popolari italiani e anche francesi e armeni, americani e azeri.

Mattia Dell’Uomo durante le registrazioni del 2019/20

Queste composizioni contemporanee definiscono invece la musica world più aperta e internazionale, quella che non conosce barriere, che del portato tradizionale recepisce la linea del canto, come fa Giorgio Astrei in Strill’enta voce, l’espressività di uno strumento, come succede a Luca Salvadori con il flautino di canna a tre fori in Saltarello, l’emozione di una frase musicale, quella che ispira Sandro Di Stefano per A diciotto anni, le atmosfere sonore, come avviene a Lorenzo Sorgi con Macchiarola, che è un cantare gli stornelli in maniera un po’ più lenta, per poi sviluppare un discorso attuale e sensibile, aperto e lirico. Qui con i fiati dei cinque Koch, in altre situazioni con un supporto rock oppure elettronico oppure ancora funky o quant’altro.
Un’analisi approfondita di tutto questo ricco ed esemplificativo lavoro è esposta nel volume che accompagna i cd, curato dall’etnomusicologa Giuseppina Colicci, allieva del grande Diego Carpitella. Il libro raccoglie le esperienze de I Trillanti e le intenzioni dei compositori del cd 2, i testi e le traduzioni dei tantissimi brani e le partiture di alcuni, un ricco apparato iconografico e fotografico, preziose appendici e racconta il percorso del progetto, che, come dice il sottotitolo, è fatto di Radici espressive e nuove prospettive.

Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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