Quello di Davide Borri è un nome che forse a molti amanti della musica potrebbe non risultare familiare, perchè tende a non far parte del mainstream. Parliamo però di un personaggio che nella musica rap ha sempre avuto un grande ruolo, sia come innovatore che come comunicatore. Sangue romano e una chiara influenza stilistica, con quel flow che fa muovere la testa a ritmo agli amanti di un genere che un po’ sta perdendo il suo “boom cha”.
È da poco uscito il suo nuovo singolo Barcollo, un pezzo con un’identità ben definita, molto ritmato e soprattutto, rispetto alle produzioni in voga nelle radio, davvero molto rappato.
Davide ha sempre creduto in questo tipo di comunicazione, ed ora fa breccia sui social con il suo “rap del lunedì”, dove tocca temi di stretta attualità su beat autoprodotti e li divulga sui suoi canali social con un grande seguito.
Oltre a questo, Borri sta portando avanti una vera e propria missione: grazie alla collaborazione di Diamante e di alcuni istituti scolastici, sta realizzando dei laboratori di hip hop, portando questa cultura nelle scuole, parlando della sua nascita, dell’importanza del linguaggio, fino ad arrivare alla vera e propria produzione di una canzone realizzata dai ragazzi.
Personaggi come lui nella musica, ma nella cultura in generale ce ne vorrebbero sempre di più. Abbiamo contattato Davide Borri per parlare della sua ultima produzione e dei progetti che porta avanti.
Il tuo singolo Barcollo, per chi come me è cresciuto anche musicalmente a Roma, ha molto dello stile della scuola romana.
Diciamo che io sono cresciuto con la scuola romana: ti cito rapper come i Colle der Fomento, Piotta, CorVeleno. Insomma, li considero un po’ come dei fratelli maggiori che musicalmente mi hanno cresciuto, quindi credo fosse anche normale che la mia identità si formasse su quel timbro.
Hai comunque avuto una bella evoluzione anche nello stile attraverso gli anni. A differenza della strada che ha preso la musica ora, quello che hai fatto tu è un percorso sempre più rappato.
La mia vena musicale è legata assolutamente al rap e al cantautorato, anche negli ascolti con cui sono cresciuto. Poi andando avanti nella musica è nata per me una forte esigenza di riprendermi un po’ quel tipo di emozioni che vivevo quando avevo 16 anni, e la necessità di dire le cose in maniera diretta. Questo, secondo me, puoi farlo solo con un rap schietto, semplice, puro.
Questo suono mi ha dato una propulsione anche nella vita, per poi arrivare a fare delle cose che non avrei mai immaginato, quindi mi è venuto un po’ naturale portare avanti questo discorso.
Una sorta di viaggio in controtendenza con il mercato musicale, non credi?
Proprio perché vedo che la tendenza è stare sempre dietro all’ultima moda, per me è anche un modo per essere libero.
Certo è che ogni generazione poi si sposa maggiormente con i suoni che rappresentano maggiormente quel tempo. Io magari da ragazzino me ne fregavo di sentire i Public Enemy, per me c’era il Wu-Tang Clan e quello mi bastava. Poi con il tempo tutto è cambiato, ho cominciato ad ascotare di tutto, anche il cantautorato italiano, che da ragazzino non avrei mai ascoltato.
In un momento in cui penso che tutti abbiamo bisogno di avere più umanità, bisogna ripartire dal dialogo. E quindi come posso dialogare con le persone che sono simili a me? Nella mia maniera, e così è stato.
Agganciamoci a una cosa molto importante, ovvero il “rap del lunedì”: sui tuoi profili social ogni lunedì rappi di qualche tematica di cronanca o sociale che è stata particolarmente di rilievo durante la settimana, come nasce questa idea?
Già nei brani che ho scritto quando ero più giovane ho sempre avuto un po’ l’esigenza di raccontare qualcosa che fosse legato all’attualità.
Poi, nel 2008, il caso volle che alcune persone mi sentirono e mi presero a lavorare per M20, una radio che era tutt’altro che legata al genere, ma dissi letteralemnte “io rappo su tutto”. La cosa si è sviluppata insieme a Provenzano DJ e Gaia Bolognesi, e l’idea era quella di commentare le notizie in rima, per cui nacque CNN da strada.
Funzionò talmente bene che andammo avanti per diversi anni, e fu particolarmente soddisfacente, perchè riuscii a fare breccia tra la gente che in realtà non ascoltava il rap.
Così ora tramite i social ho deciso di riproporre ogni lunedi questa cosa che adoravo fare. A parte un paio di beat, per il resto mi produco tutto da solo e devo dire che sto avendo una bellissima risposta, soprattutto dai giovani che mi inviano un sacco di idee e mi dimostrano un grandissimo affetto: questo mi dà una grandissima soddisfazione.
Tant’è che hai portato il rap nelle scuole. Una cosa fantastica e che speriamo prenda piede non sono a livello locale. Spiegaci anche questa inziativa come ha preso vita…
Dopo un’esperienza con il piccolo teatro di Milano, in cui ho trasformato in rap dei sonetti di Shakespeare per uno spettacolo realizzato dalle scuole, mi hanno cominciato a chiedere se potessi fare dei laboratori, così ci ho lavorato ed ho incominciato a fare questi approfondimenti per i ragazzi.
La cosa ha funzionato ed ha preso piede, così insieme a Diamante, un altro rapper romano attivissimo da tanti anni in questo tipo di sperimentazione, abbiamo deciso andare avanti con grande soddisfazione.
E spiegaci, cosa accade in questi laboratori?
La questione fondamentale è cercare di comunicare con un linguaggio che parlano anche loro, e cercare di fargli capire da dove e perchè nasce questo linguaggio.
Quindi spiegare cosa è l’hip-hop, in cosa consiste, far capire che c’è una cultura nata nel Bronx e che sono state fatte cose che hanno influenzato appunto a livello culturale gli ultimi 50 anni.
Da questo nasce una fase di confronto fondamentale tra i ragazzi, in cui ogni classe tira fuori un brano completo in tutta la sua struttura, con strofe e ritornelli.
Una bella soddisfazione anche per loro, che magari scoprono un talento che non sapevano di avere o trovano una forma comunicativa che li aiuta nella loro quotidianità.
È bello che qualcuno, anche in un momento in cui forse c’è un po’ di superficialità nel messaggio che lancia la musica, possa capire quanto potere possono avere le parole e quanto possano essere forti quando sono accompagnate alla melodia.





































