La voce delle cantanti jazz è come il mare. È morbida, si scioglie, si increspa, diventa minacciosa, poi come per magia ritorna a una calma solare, moltiplicandosi in timbriche infinite. Si ha quasi la sensazione tattile di un’ugola che si frammenta, si trasforma, in un continuum di suoni, con l’effetto di una grande versatilità. Ascoltarla è una panacea per tutti i mali, è un sogno che sembra non finire, è un volo sulle montagne russe dell’emozione e del sentimento. Ce lo ricordano ancor una volta le brave Ileana Mottola e Angela Covucci, deliziose vocalist italiane.
Ileana Mottola

Ileana Mottola
Cool Life (Alfa Music/Egea)
Voto: 8
Il partner di Ileana Mottola in questo cd è Joel Holmes, pianista varie volte nominato per il prestigioso premio Grammy, già al fianco di una cantante di livello come Nnena Freelon e con musicisti come Curtis Fuller, Roy Hargrove, Javon Jackson, Greg Osby, Terrace Blanchard e vari altri. Si tratta della sessione completa di registrazioni dell’EP che portava lo stesso titolo e la stessa copertina, uscito con quattro brani per Natale dello scorso anno. Con i due un’ottima sezione ritmica, formata dal contrabbassista Francesco Puglisi, cavata fluida e corposa, e il batterista Alessandro D’Anna, innamorato del jazz scandinavo.
La cantante salernitana è al suo quarto album, dopo l’eclettico debutto Fleeting Moments di dieci anni fa, All My Tomorrows del 2019 ed Eclectic Duet, in duo con il chitarrista napoletano Alessandro Castiglione, lavori cui vanno sommate le peregrinazioni in ambito pop e l’importante attività didattica. E la vede mostrare la ricchezza delle sue radici musicali profonde e variegate, che vanno dal grande songbook americano all’hard bop, al contemporary, alla musica di consumo più elegante e raffinata.
Voce ad ampio spettro e stile personale, Ileana Mottola è in grado di librarsi su complessi passaggi armonico-melodici, catturando l’attenzione in ciascuno dei diversi approcci e nel confronto con un pianista dagli orizzonti infiniti e dalla mutevolezza intrigante, che ha come riferimento espressivo McCoy Tyner. Le otto composizioni ci consegnano il fraseggio sinuoso ed elastico di Holmes (Night In Torino), la ricca espressività della voce (nello standard di Charlie Chaplin Smile e anche nelle liriche in italiano non accreditatele della finale Love Theme del film kubrikiano del 1960 Spartacus), l’incredibile ritmicità (lo scat in Primrose e l’iniziale Space Travel) e sempre un’immediata gradevolezza compositiva e un’eccellente comunicativa.
Angela Covucci

Angela Covucci
Inside Evans (Alfa Music/Egea)
Voto: 7/8
Per debuttare con un album dedicato al genio del pianoforte Bill Evans ci vuole un coraggio da far tremare i polsi, se poi l’album è anche un lavoro con una “revisione” cantata dei suoi capolavori l’operazione artistica “spezza le vene delle mani e mescola il sangue col sudore, se te rimane”, come direbbe Ivano Fossati. Per fare un confronto la famosa pianista e cantante brasiliana Eliane Elias – fra l’altro moglie dell’ultimo contrabbassista di Evans, Marc Johnson – ci ha provato con il suo diciottesimo (!) album Something For You e l’inglese Norma Winstone, una leggenda del jazz europeo, ha affrontato un nucleo importante del repertorio evansiano solo pochi anni fa, dopo oltre mezzo secolo di carriera.
Angela Covucci ha comunque al suo attivo una solerte attività jazzistica, animatrice importante della scena lucana e spesso al fianco di artisti in tournée. Ha saputo così affiancarsi a un quintetto di alto profilo, condotto dal “saggio” pianista Francesco D’Errico, che ha arrangiato e prodotto il disco con una sensibilità sottile e un approccio in punta di penna (anche nelle sintoniche appendici aggiunte a tre brani evansiani), lasciando alla musica il ruolo di protagonista. Eleganti e misurati anche gli altri musicisti, a cominciare dal sassofonista napoletano Giulio Martino, capace di sottolineare i momenti più intensi con un talento sottile alla maniera del miglior Jerry Bergonzi, e continuare con le punteggiature del violoncello di Vito Stano (in vari brani in duo con il piano ad accompagnare la voce) e il sostegno di una ritmica precisa e puntigliosa, con Marco de Tilla al contrabbasso e Marco Fazzari alla batteria.
Pur mixata un po’ troppo in avanti e con una pronuncia non sempre esattamente madrelingua, la voce scura e corposa sa proporci un’esperienza intensa, in cui poesia, divertimento e meraviglia si fondono in una sequela di piacevole rilassatezza. A cominciare dall’iniziale malinconica Remembering The Rain, passando per la vorticosa Five, per le liriche Beautiful Love (lo standard amatissimo dal pianista del New Jersey) e Laurie, per la più completa del lotto, la Nardis di Miles Davis, che Evans fece propria in una versione immortale del 1979, e chiudere con Once Upon A Summertime, evergreen del francese Michel Legrand, nomen omen, in duo piano/voce.







































