Luck and Strange
di David Gilmour
Sony Music
Voto: 6,5
David Gilmour, storico chitarrista dei Pink Floyd, torna a produrre un album di inediti con Luck and Strange, a distanza di nove anni dal precedente Rattle That Lock, e qui di seguito potete trovare la nostra recensione, oltre a tutto quello che c’è da sapere sul disco.
L’album uscirà per Sony Music il 6 settembre, per effettuare il pre-save del formato digitale si può cliccare qui.
Per l’elenco dei numerosi formati fisici disponibili, e relativi link di acquisto, trovate un paragrafo dedicato poco più in basso.
Il team di lavoro di Luck and Strange
Luck And Strange è stato registrato tra Brighton e Londra in un periodo di cinque mesi, ed è stato prodotto da Gilmour e Charlie Andrew, che ha precedentemente lavorato con ALT-J e Marika Hackman.
L’album contiene otto brani inediti e una rivisitazione di Between Two Points dei Montgolfier Brothers, che vede alla voce e all’arpa Romany Gilmour, presente come corista in tutto l’album.
Nella title track è presente anche il tastierista dei Pink Floyd Richard Wright, registrato nel 2007 durante una Barn Jam a casa di David.
Oltre a Romany, l’album ha al suo interno anche il contributo di un altro dei figli di Gilmour, Gabriel. Inoltre, tra gli altri musicisti troviamo Guy Pratt e Tom Herbert al basso; Adam Betts, Steve Gadd e Steve DiStanislao alla batteria; Rob Gentry e Roger Eno alle tastiere. Gli arrangiamenti di archi e cori sono di Will Gardner.
I testi dei brani inediti sono stati scritti da Polly Samson, scrittrice e moglie del chitarrista, tranne quello di Scattered, il brano che chiude l’album, e che vede la partecipazione di Charlie, un altro dei figli di Gilmour.
La recensione di Luck and Strange, il nuovo album di David Gilmour
Mai come stavolta il tema dell’album è il perno intorno al quale ruota l’intero lavoro. Come spiega Polly Samson, «”Luck and Strange” affronta la vita focalizzandosi sull’invecchiamento, il tema della mortalità è una costante. Lavorare con Charlie Andrew è stato liberatorio: vuole sapere di cosa parlano le canzoni e vuole che tutti quelli che le suonano abbiano le idee chiare sui testi e che da essi dipenda il loro modo di suonare. L’ho amato particolarmente per questo motivo».
Lo schema dell’album è quello che ormai Gilmour ha impostato da tempo, sia con i Pink Floyd del post-Waters che nei suoi album da solista: introduzione affidata ad un brano completamente strumentale (in questo caso Black Cat), ed un altro un po’ più avanti durante l’ascolto. Si tratta di Vita Brevis e, come suggerisce il titolo, è quasi un frammento di nemmeno un minuto, in cui gli echi della slide guitar di Gilmour si fondono con il suono di un’arpa.
Tempo di bilanci
Subito dopo l’intro strumentale arriva la canzone che dà il titolo all’album, Luck and Strange. Un brano decisamente bluesy, nato da una jam session a casa Gilmour alla fine del tour di On an Island: «Ho questa chitarra Gretsch probabilmente da metà degli anni ’70, ha un suono molto particolare, non ho voluto venderla, è molto difficile da trovare. Nel gennaio 2007 c’è stata una jam session con i ragazzi, Rick Wright e Steve DiStanislao nel fienile della nostra fattoria e questa è stata la prima chitarra che ho preso in mano quel giorno».
Le parti di tastiere suonate da Wright in quella jam session (che è possibile ascoltare tra le bonus tracks, una barn jam di ben 14 minuti) sono state isolate e riutilizzate nella canzone, per fare da contrappunto alla chitarra di Gilmour, in un dialogo che continua, anche dopo la morte di Richard.
Forse non è un caso che la canzone parli dei tempi passati (“It was a fine time to be born” – “Era un bel momento per nascere”) e della carriera (“Six-string masters of an expanding universe / It was a high time to be sure” – “Maestri delle sei corde di un universo in espansione / Era certamente un momento magico”).
Ma, ripensandoci oggi, dopo decenni, quella golden age non resta che un pensiero oscuro nel buio (“let’s hope it’s not just luck and strange / A one-off peaceful golden age / That’s a dark thought in the dark” – “speriamo che non sia solo fortuna e stranezza / Un’irripetibile età dell’oro pacifica / Questo è un pensiero oscuro nel buio”) e non rimane che stringersi negli affetti che sono rimasti al giorno d’oggi, e qualche volta ascoltare ancora il richiamo di quella chitarra (“Time for this mortal man to love the child that holds my hand / And the woman who smiles when I embrace her / These eyes stay dry but my oh my guitar…” – “È tempo che quest’uomo mortale ami la bambina che mi tiene la mano / E la donna che sorride quando la abbraccio / Questi occhi restano asciutti ma oh, chitarra mia…”).
Il richiamo di Syd?
Oltre a rimandare a The Piper at the Gates Of Dawn, titolo del primo album pubblicato dai Pink Floyd, The Piper’s Call, primo singolo estratto dall’album, sembra richiamare un po’ le tematiche di Welcome to the Machine e di Have a Cigar, dedicate proprio al folletto che fondò i Floyd (“The promise of eternal youth / The spoils of fame, a carpe diem attitude” – “La promessa dell’eterna giovinezza / Il bottino della fama, un atteggiamento da carpe diem”).
E proprio qui troviamo forse il più watersiano dei versi scritti da Polly Samson per questo disco: “The road to hell is paved with gold they’ll tell you / All the things that you don’t need they’ll sell you” (“La strada per l’inferno è lastricata d’oro, ti diranno / E tutte le cose di cui non hai bisogno te le venderanno”).
Una scintilla tra due eternità
A single spark è forse il pezzo più pop dell’intero disco, se un brano di David Gilmour si può definire pop. Percussioni, tastiere, cori («La direzione di Will Gardner è molto strana e all’avanguardia. I coristi sembrano volutamente fuori tonalità ma in qualche modo calzano a pennello. È molto strano. Credo sia un vero genio.») e poco più, per sfociare nell’assolo più lungo del disco (oltre due minuti e mezzo), a cui fanno da sfondo archi e cori.
Forse il brano, tra tutti, che scorre via senza lasciare grosse emozioni.
L’unica cover del disco
Dopo Vita Brevis, di cui abbiamo già parlato, arriva Between Two Points, cover del brano dei The Montgolfier Brothers.
La voce è quella della figlia di Gilmour, Romany. Il perchè di questa scelta ce lo spiega lo stesso David: «Avevo “Between Two Points” nella mia playlist dalla sua uscita. Recentemente l’ho menzionata a una o due persone: pensavo che fosse stata un successo, ma nessuno la conosceva. Ho realizzato che Romany ha esattamente il tipo di vulnerabilità e giovinezza giusta per la canzone. In realtà, era a metà di un saggio e doveva prendere un treno quando le abbiamo chiesto di provarci: “Ok, la canto una volta sola, accendi il microfono”, e quello è il 90 percento del risultato finale della voce.»
La voce delicata di Romany si sposa perfettamente con la musica e le parole della canzone, e probabilmente la sua gioventù è il mezzo più giusto per trasmettere il messaggio della canzone (“Stopped hoping at an early age / Stopped guessing at an early age / Start accepting things from day one / And then things can’t go too wrong” – “Ho smesso di sperare in giovane età / Ho smesso di tirare ad indovinare in giovane età / Inizia ad accettare le cose dal primo giorno / E allora le cose non possono andare troppo male”), come contraltare al bilancio della vita di un uomo in età avanzata che troviamo nel resto dell’album.
Una spruzzata di rock
L’unico brano con un’attitudine tendente al rock è l’ultimo singolo rilasciato, ovvero Dark and Velvet Nights. Dopo oltre metà album, possiamo dire che è il primo brano che ci rimanda a sonorità simili a qualcosa di già fatto in passato da Gilmour, riportandoci alle atmosfere del precedente lavoro, Rattle That Lock.
La chitarra pennella durante la strofa, per poi sfociare nell’assolo finale, in una sorta di duetto con gli archi.
La nascita del brano è sicuramente particolare, come racconta lo stesso chitarrista: «La musica di “Dark and Velvet Nights” è nata un giorno all’improvviso. È stato così emozionante trovare questo ritmo. Polly mi aveva dato una bellissima poesia per il nostro anniversario di matrimonio, che era proprio sulla scrivania accanto a me, così l’ho presa e l’ho cantata sulla traccia, per sentire come suonasse con le parole. L’ho fatta ascoltare a Polly, e lei ha detto: “Bella, fantastica, dovrò lavorarci un po’ su.” Così ha aggiunto un paio di versi, ed ecco che è nata, quasi per caso».
Fotografie di giovani amanti in bianco e nero
C’è spazio anche per un brano che non avrebbe sfigurato su On an Island, dato che in qualche modo ne richiama le sonorità, soprattutto nelle strofe. Stiamo parlando di Sings, penultima traccia dell’album.
Anche qui, come nel resto del disco, è il tempo che passa il protagonista centrale e, da un lato anche la consapevolezza, e allo stesso tempo la paura, che il proprio tempo sta per finire (“Darling, turn back the clock / Give me time, make it stop” – “Tesoro, fai tornare indietro l’orologio / Dammi tempo, fallo fermare”).
Ma alla fine l’accettazione del fatto che siamo esseri mortali e di passaggio è necessaria per poter vivere il tempo che manca in serenità (“And behind the kitchen shelves, something’s lost there and out of sight / Young love’s photographs, growing old in black and white” – “E dietro gli scaffali della cucina, qualcosa è perso lì, fuori dalla vista / Fotografie di giovani amori, che invecchiano in bianco e nero”).
Un tema, questo, che sarà sublimato nell’ultima traccia del disco.
Due sono le curiosità che riguardano questa canzone. La prima: proprio in corrispondenza dei versi “Found a lifetime ago, down the Portobello Road” (“Trovato una vita fa, lungo Portobello Road”) il mellotron suona lo stesso tema di Strawberry Fields Forever dei Beatles, quasi a voler fare un richiamo ai tempi di quella Swingin’ London che ha visto protagonisti sia i 4 di Liverpool che i primi Pink Floyd.
La seconda è che si tratta dell’unico brano senza un assolo di chitarra: dopo un momento centrale dove ci troviamo di botto catapultati in riva ad una spiaggia, con una chitarra acustica che suona in lontananza, voci di bambini e suoni del mondo reale, è un assolo di tastiera a cui fa da sottofondo un giro di basso ipnotico a portarci verso la conclusione.
Il fluire dell’acqua come quello del tempo: un tema ricorrente
Scattered è probabilmente il brano più floydiano dell’album, anzi, forse l’unico dell’intero lavoro.
Il fatto che per chi scrive risulti anche il miglior pezzo forse è un caso, forse il fatto di suonare familiare ci porta in una comfort zone rassicurante, ma di certo traspare un’ispirazione diversa, di un altro livello rispetto agli altri episodi di questo disco.
Le citazioni che, volendo, si possono trovare sono innumerevoli: il battito del cuore all’inizio che rimanda a The Dark Side of the Moon, il ticchettio rapido delle dita sul pianoforte per quelle note acute che ricordano quelle di Echoes, una parte centrale avulsa dal resto e dal tono drammatico che richiama Poles Apart, l’assolo di chitarra acustica che sfocia in quello dell’elettrica come in High Hopes, e quel magnifico solo così in perfetto stile Comfortably Numb come epica, intenzione e andamento della ritmica del brano.
Siamo pronti a scommettere che sarà proprio questo il pezzo preferito dai nostalgici floydiani, ma va oggettivamente detto che probabilmente è il brano più ispirato del disco per scrittura, composizione e arrangiamento.
L’album, al netto delle bonus tracks, si chiude con le parole scritte da Charlie Gilmour, che hanno ispirato l’immagine di copertina: “I stand in a river, push against the stream / Time is a tide that disobeys and it disobeys me / It never ends” (“Sono in piedi in un fiume, spingo contro la corrente / Il tempo è una marea che disobbedisce e disobbedisce a me / Non finisce mai”).
Un fiume che non finisce mai, e che continua a scorrere: un richiamo a quell’endless river sia di High Hopes, da The Division Bell, che ovviamente, all’ultimo album dei Floyd, che da quel verso prende il titolo, ovvero proprio The Endless River.
Conclusione
No, non è «la musica migliore che ho scritto dai tempi di “The Dark Side of the Moon”», come dice entusiasticamente David Gilmour presentando l’album alla stampa. Possiamo certamente capire l’entusiamo del chitarrista: è l’ultima creatura nata, quella a cui nell’immediato tieni di più, e ovviamente va promossa.
Non aspettatevi delle canzoni Pink Floyd-style, d’altronde già con gli ultimi due lavori solisti (On an Island e Rattle That Lock) Gilmour aveva fatto intendere che quell’epoca era chiusa e che avrebbe prodotto solo musica che sentiva giusta per quel momento della sua vita, come ha ribadito anche nella presentazione di questo album: «Mi sono sentito in grado di scartare parte del passato a cui ero legato e di poter eliminare ogni regola per fare qualunque cosa avessi voglia di fare. È stata una grande gioia».
Luck and Strange è l’album di un signore di 78 anni che fa i conti col suo (grande) passato e con quello che gli resta del futuro, e ci presenta la sua visione della vita, oggi, tra luci e ombre, nostalgie ed incertezze, con l’ombra della morte che aleggia sullo sfondo.
La penna di Polly Samson scrive testi sublimi, ma sebbene il disco sia tutto sommato piacevole da ascoltare, e lasciarsi trasportare dalla voce e dai soli del chitarrista dei Pink Floyd sia sempre una sensazione magica, gli episodi memorabili di questo disco sono due-tre e non di più.
Rimane certamente un disco di ottima fattura e con una produzione accurata e di ottimo livello in un mare magnum di pressappochismo e lavori dozzinali, ma i brani che lo compongono non si elevano ad un livello superiore come, ad esempio, Hackney Diamonds dei Rolling Stones, per fare un paragone con dei coetanei di Gilmour che hanno pubblicato un disco da non molto.
Se proprio dovessimo dargli un voto non sarebbe più di un 6,5. Una nota di merito va certamente a Scattered, che un 8 pieno se lo merita tutto ed alza la media generale.
I concerti a Roma in anteprima mondiale
Sarà possibile ascoltare dal vivo per la prima volta in assoluto le canzoni di Luck and Strange in occasione dei sei concerti al Circo Massimo di Roma, a cavallo tra settembre ed ottobre.
La Capitale ospiterà l’evento anche grazie alla fondamentale collaborazione di Comune di Roma e Ministero della Cultura.
Gli spettacoli si svolgeranno il 27, 28 e 29 settembre e l’1, 2 e 3 ottobre e saranno anteprima mondiale e unici spettacoli nell’Europa continentale.
I biglietti sono ovviamente sold out, ma si può sperare in qualcuno che rimetta in vendita i suoi sulla piattaforma ufficiale di rivendita Fansale.
All’interno del Circo Massimo verrà allestita un’arena costruita appositamente per l’occasione con tutti posti a sedere: una struttura che offrirà agli spettatori la possibilità di godere del concerto nella massima comodità, circondati da uno scenario mozzafiato.
La band che accompagnerà David Gilmour dal vivo sarà formata da: Adam Betts alla batteria, Guy Pratt al basso, Greg Phillinganes e Rob Gentry alle tastiere, Ben Worsley alla chitarra, Louise Marshall, Hattie e Charley Webb ai cori.
Tantissimi formati per i collezionisti
Luck and Strange sarà disponibile in diversi formati, tra cd, lp, blu-ray audio e box deluxe.
I dettagli su tracklist, crediti e tracce bonus potete trovarli in fondo all’articolo.
I vinili
– classico nero
– bianco opaco con copertina alternativa (esclusiva Amazon)
– argento (esclusiva Feltrinelli e IBS)
– traslucido smeraldo (esclusiva Discoteca Laziale)
– traslucido blu mare (esclusiva Indie)
– trasparente orange crush (esclusiva Sony Music Store)
– trasparente vetro di bottiglia (esclusiva Sony Music Store)
Le versioni cd e Blu-Ray
– CD (album +2 tracce bonus; digipak e libretto con fotografie e design di Anton Corbijn)
– CD con copertina alternativa (esclusiva Amazon)
– Blu-Ray audio (album in Dolby Atmos e mix stereo ad alta risoluzione + 4 tracce bonus, digipak e libretto con fotografie e design di Anton Corbijn)
Le deluxe boxes
– vinile deluxe box (2 LP, blu-ray in Dolby Atmos e mix stereo ad alta risoluzione + 4 tracce bonus, libro fotografico di 68 pagine curate da Thames & Hudson con le foto esclusive di Polly Samson realizzate durante la registrazione dell’album)
– CD deluxe box (2 CD, blu-ray in Dolby Atmos e mix stereo ad alta risoluzione + 4 tracce bonus, libro fotografico di 72 pagine curate da Thames & Hudson con le foto esclusive di Polly Samson realizzate durante la registrazione dell’album)
La tracklist e la copertina di Luck and Strange di David Gilmour
1. Black Cat (Gilmour) – 01:32
2. Luck and Strange (Gilmour – Samson) – 06:56
3. The Piper’s Call (Gilmour – Samson) – 05:15
4. A Single Spark (Gilmour – Samson) – 06:04
5. Vita Brevis (Gilmour) – 00:46
6. Between Two Points (Tranmer – Quigley) (with Romany Gilmour) – 05:46
7. Dark and Velvet Nights (Gilmour – Samson) – 04:44
8. Sings (Gilmour – Samson) – 05:14
9. Scattered (David Gilmour – Samson / Charlie Gilmour / David Gilmour) – 7:33
Durata totale: 43:50
Bonus tracks versione CD
Yes, I Have Ghosts (Gilmour – Samson) – 3:50
Luck and Strange (Original Barn Jam) – 13:59
Bonus tracks versione Blu-Ray
Yes, I Have Ghosts
Luck and Strange (Original Barn Jam)
A Single Spark (orchestral)
Scattered (orchestral)
Bonus tracks versioni deluxe box
Yes, I Have Ghosts
Luck and Strange (Original Barn Jam)
A Single Spark (demo)
A Single Spark (orchestral)
Scattered (orchestral)
Anton Corbijn ha fotografato e disegnato l’immagine di copertina dell’album, che è stata ispirata da un testo scritto da Charlie Gilmour per la canzone finale dell’album, Scattered.

Grazie a Giò Alajmo per il prezioso contributo.





































