Venezia 81. El Jockey

Fantino argentino drogato come un cavallo fugge e scopre il suo vero io. Surreale.

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El Jockey
di Manuel Ortega.

Il fantino di Ortega (in Concorso), ce lo dicono in apertura, è un asso del galoppo all’ippodromo di Buenos Aires, uno che faceva fare milioni. Ma adesso è più drogato di un cavallo (prende la droga dei cavalli, la Ketamina) e sembra un personaggio da disegni animati psichedelici: in una gara va a schiantarsi, lui e cavallo, manco fosse su una formula uno. Corre in un ambientaccio di gangster idioti o monomaniaci, la versione Sud dello humour surgelato di Kaurismaki, ma c’è qualcosa di strano: la sua compagna e rivale è una fantina incinta, e il nostro eroe in fuga dall’ospedale (ma lo davano per morto o comatoso o peggio) si veste da donna (insomma, pelliccia, trucco , borsetta e bende da Frankenstein) e inanella una serie di avventure violente o demenziali che fan capire che lo scopo ultimo è scoprire la feemminilità che alberga in lui. È surreale o il regista è un furbacchione che strizza l’occhio alla moda?

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