Venezia 81. Campo di battaglia

La Grande Guerra, i conflitti di coscienza, la Spagnola in un solo ospedale

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Campo di battaglia
di Gianni Amelio

Prima guerra mondiale e primo film italiano  in Concorso. Tra il disastro di Caporetto e la vittoria finale, due medici e un’infermiera quasi più medico di loro, si ritrovano in un ospedale che trabocca di feriti, molti dei quali sospetti. Autolesionisti per non tornare in trincea? Il capitano medico Gabriel Montesi trova che i codardi andrebbero fucilati, il tenente medico Alessandro Borghi aiuta i feriti (anche a rischio di peggioramenti radicali) a non tornare in guerra, la quasi dottoressa (ma in quanto donna condannata a fare l’infermiera) Federica Rosellini lo capisce, ma ritiene la guerra un dovere e… Poi la guerra finisce ma arriva l’influenza Spagnola, che farà più morti di tutti i conflitti nel mondo. E Borghi, che viene destinato a un lebbrosario/centro di ricerca, ricorda certi studi su una muffa che combatte le infezioni… Amelio prende una strada ardua: a una prima parte imperniata sulle differenze dialettali tra i soldati per dire che eravamo una nazione unita solo dalla divisa, segue una seconda parte sul  dilemma chiave della retorica: vivere ad ogni costo è brutto e morire per la Patria è bello? La terza parte fa ovviamente pensare a un virus recente. L’accostamento è ardito. Forse non fluido. Però importante.

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