Vermiglio
di Laura Delpero
Vermiglio (in Concorso) è un paese del Trentino in cui approdano due soldati scappati dalla Germania quasi alla fine della seconda guerra mondiale. Uno è di Vermiglio e rischiava di non farcela, l’altro è siciliano e l’ha portato praticamente a spalla. Il siciliano viene adottato e nascosto dai parenti del soldato salvato. Non tutti sono d’accordo, in fondo sarebbero disertori. Ma la guerra resta fuori. Lo sguardo della regista ci introduce nella famiglia del maestro della piccola comunità: poveri, rigorosi, la moglie sempre incinta e una nidiata di ragazzini e di ragazze: la maggiore attira l’attenzione del soldato siciliano che manda bigliettini d’amore disegnati perché è “analfabeto”. “Si dice analfabeta” corregge la più brava a scuola. “No, analfabeto perché è maschio” corregge a sua volta quella meno brava. Sono già tracciati i destini: la brava continuerà negli studi, la meno brava, divorata da rimorsi religiosi, si prepara a un destino da suora e serva. La più grande resta incinta e si sposa. Ma l’attende una sorpresa non facile a intuirsi. Il film è da vedere per la grazia secca con cui pennella i panorami, i caratteri, il dialetto, le tenerezze, le paure, i fantasmi e pure per l’ottima musica. Laura Delpero è al suo secondo lungometraggio ma ha una carriera ventennale di attenzione documentaria alle etnie, al territorio, alla scuola.





































