Venezia 81. Diva futura

Buffo santino su Riccardo Schicchi e il suo circo per un porno con un tocco in più

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Diva Futura
di Giulia Louise Steigerwalt

Ma Moana Pozzi era di destra? Verrebbe voglia di sorvolare. Ma se lo ripete con stupore Riccardo Schicchi  allora c’è la sorpresa. Diva Futura era l’agenzia di Riccardo Schicchi che per sdoganare il porno italiano lanciò Ilona Staller (Cicciolina, arrivata in Parlamento), Moana Pozzi (arrivata al mito, anche morendo a 33 anni), Eva Henger (moglie di Schicchi) e molte altre pornodive (termine inventato da Schicchi). Ma che l’operazione di sdoganamento fosse l’obiettivo ideale di un uomo in apparenza dipendente da un’idea di libertà, dai suoi sogni e dai suoi problemi con dolci e insulina (Schicchi era diabetico) che lo racconta nel film la segretaria Debora Attanasio (Barbara Ronchi, tenera e divertente) che finì nella gestione della porno impresa nazionale cercando un lavoro come giornalista o comunicatrice (è nelle sue memorie Non dite alla mamma che faccio la segretaria). I suoi duetti con lo Schicchi di Pietro Castellitto in alcuni momenti oltre che risate stupite strappano l’applauso: chissà se Schicchi era davvero così  uranico, imprenditoriale, idealista, creativo e zeppo di manie spesso buffe (animali soprattutto) o è Castellitto che gigioneggia con grazia: l’uomo, ci dicono,  si batteva per un porno “amorale ma non immorale” e non violento,  che in effetti durante il film si incarognisce con l’avvento di Internet e dei capitali. Sarà. Non aspettatevi luci rosse per gli occhi: è porno da immaginare, e a parole persino comico.

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